Ma quanto fa bene Beppe Grillo al Movimento 5 Stelle?

Alla luce del clamoroso stop imposto in molti Comuni italiani a quella che sembrava essere l’ineluttabile e, per molti versi, necessaria ascesa del Movimento 5 Stelle, non sarebbe il caso per il partito-non-partito di ripensare al ruolo di Beppe Grillo e imparare a fare a meno del proprio padre-padrone? In tutte o quasi le grandi città al voto nella giornata di ieri il M5S non solo non raggiunge il ballottaggio, ma di frequente si attesta su percentuali modeste.

Clamoroso il caso di Genova, la città del comico prestato alla Politica: nel capoluogo ligure a fronte della libera scelta nelle “Primarie on-line” di Marika Cassimatis, accusata dallo stesso Grillo di essere vicina a un gruppo di Consiglieri Comunali e Regionali del Movimento molto critici con la dirigenza locale del partito, per una decisione d’imperio dello stesso Grillo è stato candidato Luca Pirondini vincitore di una seconda consultazione on-line, questa volta aperta a tutti gli iscritti del Movimento e non solo a quelli locali, al grido dell’ormai famoso di «Fidatevi di me!», la frase preferita di ogni dittatore che si rispetti. Ma non solo: oltre alla Lista Marika Cassimatis Sindaco, anche un terzo candidato di estrazione grillina era in lizza nell’ex-Repubblica Marinara: Paolo Putti, un consigliere comunale eletto nel 2012 con il Movimento 5 Stelle, ma in seguito uscito dal partito presentava la lista civica “Chiamami Genova”. Risultato: Pirondini 18%, Marika Cassimatis 1% e Paolo Putti ancora meno, in pratica, per usare le parole della stessa Marika Cassimatis, «Un suicidio perfetto!»

Non finisce qui: altro caso emblematico è quello di Parma dove Federico Pizzarotti, in rotta di collisione con Beppe Grillo ormai da anni, fino alle continue sconfessioni e alla definitiva e volontaria (!) uscita dal Movimento di Grillo, andrà al ballottaggio, al contrario del candidato ufficiale M5S, che adesso nonostante le dichiarazioni di indifferenza è caldamente detestato perché si sa che lo scismatico o il renitente è sempre più “odiato” dell’infedele.

Insomma, queste dimostrazioni di scarsa democrazia interna piacciono sempre meno al popolo italiano, e infatti, guarda caso, risorgono a sorpresa il caro vecchio centrosinistra unito, nonostante le ultime scissioni, e il centrodestra, Lega più Fratelli d’Italia più quella Forza Italia che in realtà una deriva padronale l’ha sempre avuta, proprio quei partiti che il Movimento 5 Stelle voleva affossare e alla cui “morte politica” si sta dedicando alacremente negli ultimi anni.

Nonostante tutto però Beppe Grillo non solo, risultati alla mano, riesce con sempre maggior difficoltà ad essere più credibile dei suoi antagonisti di sempre, i vecchi partiti cioè, ma con le ultime dichiarazioni in puro politichese da Prima Repubblica, anzi peggio visto che forse quelli erano addirittura migliori, «Beati monoculi in terra caecorum», dimostra di aver appreso il peggio dei peggiori difetti della classe politica che ci ha governato negli ultimi 60-70 anni e più. Tanto è vero che non parla certo da sconfitto Beppe Grillo: «Il M5S è stata la forza politica più presente a questa tornata elettorale. Rispetto al 2012 abbiamo triplicato i ballottaggi. Illudetevi che sia così per dormire sonni più tranquilli: i risultati sono indice di una crescita lenta, ma inesorabile».

Non è un caso se leggiamo che «Il Movimento di Grillo e di Casaleggio perde perché giudicato troppo diverso, troppo inaffidabile e disperso nelle sue guerriglie interne, e perché ritenuto troppo uguale, non più distinguibile da quei partiti che volevano spazzare via, con le tattiche, le apparizioni in tv, il politichese».

È venuto il momento di liberarasi di Grillo e Casaleggio: il Movimento ci metterà qualche anno in più ad affermarsi avendo meno soldi da spendere? Forse, ma almeno sarà più credibile e realmente diverso dagli altri.

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