Con Dante Luberto sta andando via una generazione di “Uomini di altri tempi”

E così ci ha lasciato anche Dante Luberto, solo pochi giorni dopo il fratello sacerdote Riccardo. Dante Luberto era il padre di quello (Riccardo come lo zio) che è stato l’amico più caro dei miei anni più belli e che hanno coinciso con l’esperienza lavorativa della mia vita di maggior riuscita (Futura per noi era come una figlia) e che abbiamo condotto insieme dal 2001 al 2008 fino a quando piccoli contrasti e mie scelte personali ci hanno portato ad interrompere quel rapporto proficuo e a frequentarci sempre di meno.

A Riccardo, che non ha mai smesso di fornirmi il suo aiuto nei miei frequenti momenti di difficoltà, va il mio pensiero più tenero in questo momento che per alcune casualità è difficilissimo per entrambi.

Credo sia superfluo magnificare le doti di acume, signorilità, garbo e gentilezza di Dante Luberto, sia perché rischierei di cadere nelle enfasi retoriche che abitualmente si usano in onore di chi da poco è passato a vita migliore, sia perché mentre scrivo, data la notorietà tra la gente di cui godeva il “Cancelliere”, già altri articoli contenenti le lodi da lui meritate in vita e i suoi tratti biografici più salienti (come la deportazione per esempio, memoria che se ne va e che poco è stata fissata nel modo adeguato) saranno già stati pubblicati.

Mi preme tuttavia marcare una riflessione, a cui invito chi legge. La dipartita di Dante Luberto rappresenta il fenomeno, amaro ma naturale, di una generazione che, per inevitabili motivi di età, sta scomparendo. Una generazione di donne e uomini dalla formazione umana estremamente diversa dalla nostra. Possedevano valori e principi enormemente più elevati dei nostri. “Uomini di altri tempi” si usa dire, espressione in questo caso assolutamente calzante.

La mia angoscia è che quella generazione non sarà mai più sostituita da un’altra all’altezza.

L’avvicendamento generazionale che si è andato delineando negli ultimi 30-40 anni sembra piuttosto palesarsi con un inesorabile decadimento, nonostante anche oggi esistano tante brave persone. Un declino che penso in molti possano riconoscere e che coinvolge tutti, anche coloro che rappresentano categorie fondamentali per il futuro.

Facciamo l’esempio più classico, quello della Politica, parola la cui lettera iniziale si sta sempre più rimpicciolendo fino a dover essere costretti a scriverla (o digitarla) necessariamente con carattere minuscolo. Mi permetto di fare una domanda a tutti: qualcuno sa riconoscere, tra i personaggi che oggi ricoprono incarichi importanti a livello nazionale, persone dal calibro simile a quello di un Alcide De Gasperi, di un Aldo Moro, di un Sandro Pertini o di un Enrico Berlinguer? E, a livello locale, qualcuno se la sente di assegnare a politici e amministratori di oggi il livello di Silvio Imparato, Ferdinando Maina o Gioacchino Loffredo?

Con Dante Luberto se ne sta andando purtroppo rapidamente una generazione che, tralasciando il dato numerico della popolazione del nostro comune che si sta sempre più spopolando, ho il sospetto che non sapremo sostituire. Ciascuno nella sua famiglia, indagando nei ricordi dei propri ascendenti (padri o nonni che siano), riconoscerà persone migliori di noi. Altra umanità, il cui lievito madre per generarla non sembra essere più a disposizione del Creatore.

Forse noi siamo più informati (“colti” mi sembra un termine inadeguato) grazie ai nuovi e potenti mezzi di comunicazione, ma la cultura ed il sapere veri di cui i coetanei di Dante Luberto erano depositari (quelli suoi che aveva studiato fino alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, ma anche quelli cosiddetti “del contadino”) rimangono assolutamente più approfonditi.

Cionondimeno rimangono superiori ai nostri la loro bontà d’animo e la loro intelligenza che non avevano bisogno delle performance dei social telematici ma proveniva da un vissuto spesso molto difficile.

Arrivederci “Cancelliere”. In questi giorni penserò a mia nonna e mio nonno che non ci sono più dal 1996. Ti promettiamo che, in tutti i modi e pur non avendo il vostro livello, di smentire quello che in queste righe ho previsto e far tesoro di quel mondo di insegnamenti che te e i tuoi coetanei ci hanno lasciato e di cui forse non ci siamo accorti.

A te, Riccardo, vorrei saperti sereno. Qualcosa nella nostra esistenza ci è in qualche modo riuscita e possiamo ancora cimentarci in qualcosa di buono. Da lassù qualcuno ci sta già osservando.

 

Emiliano Polia

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