Casale di Carinola, 1969-2019: due epoche a confronto

Questa è la riproposizione di un sondaggio di 50 anni fa. Fu la redazione del periodico L’Arcobaleno – Mensile di varia cultura ad avere l’idea di lanciare queste domande ai propri lettori – sono sette proprio come allora.

Noi, confidando in una tangibile rispondenza da parte vostra, dopo aver analizzato le risposte pubblicheremo i risultati, quelli del 1969 e faremo un confronto.

Definirla una cosa seria forse sarebbe troppo, ma non è semplicemente un gioco: probabilmente l’aggettivo migliore è SEMISERIO!

 

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2 thoughts on “Casale di Carinola, 1969-2019: due epoche a confronto

  1. Anonymous

    TIEMPI BELLE ‘E ‘NA VOTA
    TIEMPI BELLI ADDR STATE!
    VUIE CI AVITE LASSATE, E
    PECC NUN TURNATE!

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  2. Anonymous

    – BEI TEMPI PASSATI –
    ” Non fanno più automobili come quelle di una volta”
    Il frigorifero della mamma è durato vent’anni, il mio è la terza volta che si guasta in due anni.
    Bei tempi, quando le foto si facevano per custodire un ricordo e non per prendere i like, quando i libri li scriveva solo chi sapeva scrivere, quando la dignità, il rispetto e l’educazione andavano ancora di moda.
    Bei tempi, niente cellulare, niente social, solo bici e spensieratezza vera, quando i matti scrivevano solo sui muri, quando le foto si tenevano nell’ultimo cassetto del comò e non sulle schede di memoria.
    Bei tempi, quando si poteva far colazione senza allestire un set fotografico.
    Bei tempi quelli in cui le decisioni importanti dipendevano da un ambarabaciccicoccò, quelli delle canzoni dedicate alla radio e il gelato costava 100 lire, quando invece di finire i giga finivano i gettoni.
    Bei tempi, quando in discoteca mettevano i lenti e trovavi la tipa da limonare, quando gli uomini corteggiavano le donne e non il contrario, quando per fare pace bastava darsi il mignolo.
    Bei tempi, quando quelli che volevano leggere erano più di quelli che volevano scrivere, quando per essere intellettuali bisognava aver studiato.
    Non c’è maggior dolore, che ricordarsi del tempo felice nella miseria.
    Bei tempi quando ancora potevamo dire “dove andremo a finire”, alla fine ci siamo arrivati.
    Babalena

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