Il riso al latte dell’Ascensione

L’Ascensione, che si celebra il quarantesimo giorno dopo il sabato della Pasqua, ricorda il distacco definitivo di Gesù Cristo dalla vita terrena per ricongiungersi al Padre nei cieli; essa inoltre coincide con il fulcro del risveglio e del rinnovamento della natura, giacché la primavera, al culmine della sua fioritura, inizia a mutare i fiori in frutti. In questo giorno, tanto nel nostro paese quanto in molte aree del Centro-Sud, era uso preparare il “riso con il latte”, dolce semplice e delizioso, a base di ingredienti poveri: riso, latte e cannella, ancora oggi preparato da chi si sente legato a questa tradizione.

In effetti, in passato questa festa era caratterizzata da alcune credenze e superstizioni molto diffuse nelle comunità agricole e pastorali, legate al latte prodotto e raccolto nel giorno dell’Ascensione: si credeva, infatti, che un tempo in questo giorno il latte fosse donato dagli allevatori, per scongiurare il cattivo augurio legato a una leggenda secondo cui un pastore, nel giorno dell’Ascensione, avendo rifiutato di donare del latte ad una povera donna, nel momento in cui cercò di lavorarlo si accorse che esso non coagulava: da allora, come gesto propiziatorio per assicurare una regolare produzione per tutto l’anno, il latte prodotto nel giorno dell’Ascensione non doveva essere più lavorato, né coagulato, né fermentato, ma interamente donato ai bisognosi, dato che la lavorazione sarebbe stata ritenuta di malaugurio per l’intero anno. Il latte diventava, così, l’alimento rituale dell’Ascensione, linfa vitale per lo sviluppo e la salute dei bambini, simbolo di genuinità e purezza, ovvero di crescita spirituale, ed era assunto come ingrediente fondamentale di vari piatti tipici, come il riso, cotto nel bianco liquido in luogo dell’acqua.

Questo uso, dunque, dimostra come nel mondo rurale l’Ascensione fosse ritenuta un giorno di particolare grazia e di ricongiungimento tra la Terra ed il Cielo, da accompagnarsi alla solidarietà verso i bisognosi: era un giorno in cui mirare verso l’alto, ma al contempo anche verso il basso, aiutando il prossimo.

Adele

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