La cacofonia anti-Coronavirus

L’iniziativa del sindaco di Sparanise Salvatore Martiello che con la sua Ordinanza ha disposto l’apertura di tutte le attività, compreso quelle alimentari e le farmacie, a giorni alterni, cosa che chiaramente determinerà assembramenti dovuti a una presenza maggiore di gente costretta a rifornirsi in metà del tempo finora disponibile, non può che lasciarci totalmente esterrefatti. Il perché è presto detto: quest’ordinanza va nella direzione contraria a tutte le azioni messe in campo dal Governo nazionale e da quello regionale, tese ad evitare, o almeno ridurre al minimo, ogni raggruppamento di persone, possibile veicolo di contagio.

A volte si ha l’impressione che si faccia del tutto per apparire, per distinguersi dalla massa, come se in questo periodo storico tutto fosse subalterno alla voglia di … auto-promuoversi, di far vedere di esserci, di esistere! Ma il caso del Sindaco di Sparanise, un giovane che spesso in passato si è scontrato col vecchio potere costituito refrattario a cedere un po’ di posizioni conquistate negli anni e che quindi non può che incontrare la nostra simpatia, non è purtroppo l’unico.

Alla cacofonia di Decreti governativi che proibiscono qualcosa, di Ordinanze regionali che cercano di spingersi oltre, addirittura regioni come la Calabria che chiudono i propri confini come se si trattasse di un Regno a parte (il DPCM vieta già di uscire dai Comuni di residenza se non con motivazioni serie e là si chiudono i confini… non ci sono parole!), adesso si uniscono anche alcuni Comuni con iniziative proprie che valgono solo all’interno del proprio territorio. Non parliamo di Comuni lontani, ma spesso a noi vicinissimi: Sparanise, appunto, Teano col sindaco Dino D’Andrea, e Roccamonfina con Carlo Montefusco.

Poi ci si lamenta che il cittadino è indisciplinato, che cerca ogni scusa per stare fuori… lungi da noi il giustificazionismo verso comportamenti che spesso sfiorano il crimine, specie quando si mette consapevolmente a rischio la salute pubblica, ma se le istituzioni si comportano così, accavallandosi nella comunicazione, come si può pretendere la collaborazione dell’italiano medio il cui livello di responsabilità è fermo alle grida manzoniane del XVII secolo quando editti e comunicazioni venivano affidati a strilloni di regime che “gridavano” le decisioni dei potenti, all’epoca erano Spagnoli, cui il popolino doveva attenersi senza possibilità di obiezione?

Da qui ad affidarsi all’autocertificazione il passo è breve. Onestamente però è giusto affidare la salute pubblica ad un’auto-dichiarazione? Primo, perché l’Italia ha brutti trascorsi con le autocertificazioni, non dimentichiamo ciò che è successo un paio d’anni fa con i famigerati NO-VAX quando si invitava apertamente alla furbizia e all’imbroglio per scavalcare facilmente certe regole, ma in seconda analisi perché a quanto pare se l’autocertificazione sottoscritta davanti a un agente di polizia dopo un controllo sugli spostamenti non è veritiera, la probabilità di un’azione penale del giudice sembra oggi tutta da dimostrare.

È l’Italia bellezza! È il Paese in cui ciascuno si erge a Padreterno contro le decisioni altrui! Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera, l’altro giorno facendo un parallelismo con la Cina comunista riguardo appunto alla molteplicità di Decreti, Ordinanze e provvedimenti vari, chiosava dicendo: “Arginare un’epidemia in una democrazia è difficile, appunto perché si è in un regime democratico… ma qui in Italia si esagera!”.

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