Più ricchi di 2 anni fa, più poveri di 20 anni fa

Negli ultimi anni si parla sempre con più insistenza di una ripresa economica in Italia: i dati più recenti confermano che la ricchezza netta delle famiglie italiane è in aumento rispetto agli anni più difficili della pandemia e dell’inflazione. Tuttavia, se guardiamo con attenzione l’evoluzione degli ultimi due decenni, il quadro è molto più complesso di quanto i titoli possano suggerire.

Secondo l’ultimo rapporto congiunto Istat–Banca d’Italia, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto 11.732 miliardi di euro. Rispetto al 2023, si tratta di un aumento del 2,8% a prezzi correnti, e un valore nominale che torna ai livelli più elevati dall’inizio delle serie storiche disponibili nel 2005. Questo incremento recente è dovuto a due fattori principali: crescita degli asset non finanziari: soprattutto il valore delle abitazioni è aumentato per il terzo anno consecutivo., ed espansione degli asset finanziari: titoli, fondi comuni e riserve assicurative hanno beneficato dei mercati finanziari, contribuendo significativamente alla ricchezza complessiva.

Nonostante la ripresa nominale, l’aspetto più sorprendente emerge quando si guarda la ricchezza in termini reali, cioè corretta per l’inflazione. Qui la narrazione cambia: a fronte della crescita recente, il patrimonio netto delle famiglie è ancora inferiore rispetto a vent’anni fa, se si considerano i prezzi costanti. I dati ufficiali mostrano che, nonostante il valore nominale superiore, la ricchezza reale delle famiglie italiane è più bassa di oltre il 5% rispetto al 2021. e in confronto ai primi anni degli anni 2000 la perdita è ancora più marcata. Questo significa che l’aumento dei prezzi in Italia negli ultimi decenni (soprattutto in periodi di forte inflazione come nel 2022) ha eroso gran parte dei guadagni nominali: quello che in euro abbiamo in più oggi, in termini di potere d’acquisto reale vale di meno rispetto al passato.

Un altro elemento importante è il cambiamento nella composizione della ricchezza: componente finanziaria in crescita, negli ultimi anni le famiglie italiane hanno aumentato la quota di ricchezza rappresentata da asset finanziari come investimenti in azioni, fondi, titoli e riserve assicurative con una dinamica più vivace rispetto alla parte non finanziaria (come immobili e abitazioni). La quota di ricchezza finanziaria è aumentata più rapidamente dell’inflazione negli anni recenti, riflettendo una maggiore esposizione degli italiani ai mercati. Questo cambiamento non è trascurabile: da un lato indica una maggiore diversificazione dei risparmi e un’apertura verso strumenti di investimento più sofisticati; dall’altro espone le famiglie alle oscillazioni dei mercati finanziari e accentua le differenze tra chi può permettersi di investire e chi no.

Nel confronto con gli altri grandi paesi europei, l’Italia mantiene una posizione interessante ma non dominante. Uno studio dell’Associazione Bancaria Italiana evidenzia che le famiglie italiane detengono circa il 16% della ricchezza netta totale delle famiglie nell’area euro, con livelli di indebitamento tra i più bassi dell’eurozona.

Mentre i dati aggregati mostrano un trend di ripresa nominale, la percezione concreta delle famiglie può essere molto diversa: la capacità di mettere da parte risparmi è calata, con una quota crescente di famiglie che non riescono più a risparmiare o che devono attingere alle riserve per far fronte alle spese quotidiane. Il peso dell’inflazione sugli stipendi reali è stato un freno alla capacità di accumulare ricchezza vera negli ultimi anni.

In definitiva: , la ricchezza nominale delle famiglie italiane è aumentata negli ultimi anni e nel 2024 ha raggiunto il valore più elevato dal 2005.

, la componente finanziaria della ricchezza pesa sempre di più, segno di evoluzione nei comportamenti di investimento.

No, in termini reali e di potere d’acquisto la ricchezza è ancora inferiore rispetto a vent’anni fa, erosa da decenni di inflazione, salari stagnanti e debole crescita economica.

Questa dinamica mette in luce un paradosso italiano: ci stiamo “arricchendo” in cifre assolute, ma in realtà non stiamo diventando più ricchi nella vita di tutti i giorni. Il valore nominale sale, ma la capacità reale di consumare, risparmiare e investire in futuro rimane vincolata a fattori strutturali che richiedono politiche economiche efficaci e una crescita sostenuta.

Grafico 1 – Ricchezza reale delle famiglie italiane (indice 2005 = 100)

L’andamento della ricchezza corretta per l’inflazione: nel 2024 siamo ancora sotto il livello di vent’anni fa, nonostante il recupero recente. Il grafico mostra che, al netto dell’inflazione, la ricchezza delle famiglie italiane non ha mai realmente recuperato il livello del 2005. Il rimbalzo degli ultimi due anni resta insufficiente a colmare un divario che si è aperto lentamente ma in modo strutturale.

Grafico 2 – Crescita del peso della componente finanziaria (%)

L’aumento progressivo della quota di ricchezza finanziaria (azioni, fondi, titoli, assicurazioni). Il passaggio da un’Italia “tutta mattone” a un’Italia più esposta ai mercati. Nel tempo è cresciuto il peso della componente finanziaria della ricchezza. Un segnale di modernizzazione dei comportamenti di risparmio, ma anche di maggiore vulnerabilità alle crisi dei mercati e di un aumento delle disuguaglianze.

* Elaborazione grafica su dati aggregati Istat–Banca d’Italia. Valori indicizzati per finalità illustrative.

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