La lapide di S. Giuliano: memoria e dovere

La toponomastica e la monumentalistica pubblica non sono mai atti neutri. Esse parlano, educano, tramandano una visione della storia e, soprattutto, indicano chi una comunità decide di onorare. Per questo motivo, negli ultimi anni, in diverse parti d’Italia si è aperta una riflessione seria e coraggiosa sulla necessità di rivedere simboli e intitolazioni alla luce di una lettura storica più matura e meno ideologicamente condizionata.

Un esempio emblematico viene dalla Sicilia. A Rometta, piccolo centro dell’entroterra messinese, il 16 settembre 2018 l’Amministrazione comunale, di concerto con la Commissione per la Toponomastica e con l’autorizzazione della Prefettura, ha compiuto una scelta di grande valore civile e storico: eliminare per sempre una via dedicata a Nino Bixio, luogotenente di Giuseppe Garibaldi, e sostituirla con via “Vittime dell’eccidio di Bronte”. Una decisione che ha rappresentato un tardivo ma doveroso risarcimento morale nei confronti di una popolazione massacrata e di una verità storica a lungo rimossa. Perché Bixio, al di là della retorica risorgimentale, è oggi da molti storici considerato responsabile diretto di uno degli episodi più feroci dell’intera spedizione dei Mille.

Questo precedente dimostra che rileggere la storia non significa cancellarla, ma restituirle complessità, giustizia e verità.

Anche nel nostro territorio, a pochissima distanza da Casale di Carinola, anzi a poche centinaia di metri in linea d’aria, nel borgo di San Giuliano di Teano, esiste una lapide che ricorda un episodio storico ben preciso: il 26 ottobre 1860, quando le truppe garibaldine affrontarono e sconfissero, in una serie di scontri, le truppe regolari del re delle Due Sicilie Francesco II di Borbone, in ritirata da Napoli verso la fortezza di Gaeta, ultimo baluardo del Regno. Un episodio passato alla storia come battaglia di San Giuliano di Teano.

Il fatto storico è indiscutibile e meritevole di memoria, nessuno lo mette in dubbio. La lapide è stata giustamente apposta e deve essere conservata. Tuttavia, essa presenta un elemento che oggi non può più essere ignorato: il nome del generale Enrico Cialdini.

Cialdini è passato alla storia come “il boia di Pontelandolfo e Casalduni”, i due paesi del Beneventano dove, nell’agosto del 1861, con il pretesto della repressione del “brigantaggio”, venne perpetrato uno dei più orrendi episodi di violenza di massa dell’Italia postunitaria: un’azione punitiva che la storiografia più onesta non esita a definire pulizia etnica, assimilabile senza forzature alla strage delle Fosse Ardeatine del marzo 1944. Di fronte a questa realtà, la domanda s’impone con forza:

È opportuno che un personaggio simile venga ancora oggi celebrato su una lapide pubblica nel cuore della Campania?

Un uomo inviso a moltissimi nostri corregionali, il cui nome è ancora sinonimo di lutto e devastazione nel Beneventano, e che probabilmente dalla storia meriterebbe solo quella damnatio memoriae che una lettura parziale e ideologica del Risorgimento ha finora evitato. Non certo l’onore di essere accostato ai Mille, i quali a voler essere generosi forse ingenuamente pensavano di consegnare il Sud a un regno illuminato e non certo ai futuri tiranni sabaudi.

Per queste ragioni, ci rivolgiamo formalmente all’Amministrazione comunale di Teano e al suo sindaco, Giovanni Scoglio, affinché valuti la possibilità di sostituire l’attuale lapide marmorea di San Giuliano con un’altra che continui a ricordare il fatto storico della battaglia, conservi il riferimento alla balda brigata che si trova impresso nel marmo, ma elimini il nome di Enrico Cialdini.

Non si tratta di negare la storia, bensì di scegliere con consapevolezza chi merita di essere ricordato nello spazio pubblico. Lo dobbiamo, prima di tutto, ai nostri fratelli del Beneventano, che ancora oggi portano il peso di una memoria ferita. Se la Repubblica Italiana sembra aver dimenticato, noi del Sud non possiamo permettercelo. Lo impone la nostra storia, lo impone la nostra dignità, lo impone, soprattutto, la nostra coscienza.

Per concludere una considerazione amministrativa: sappiamo bene che per dar corso effettivo a tale proposta, per avviare l’iter burocratico, bisognerebbe protocollare tale intenzione: diciamo che la nostra non è una proposta ufficiale ma siccome siamo certi dell’appoggio di qualche storico locale, ci auguriamo che tale suggerimento possa essere recepito e ammantato di ufficialità, che cominci a camminare con le proprie gambe e riesca ad ottenere udienza dove si ha capacità decisionale.

2 thoughts on “La lapide di S. Giuliano: memoria e dovere

  1. POMPEO DE CHIARA

    Buonasera, sono il dr DE CHIARA POMPEO, presidente da circa 30 anni, dell’Associazione Culturale Borbonica di Terra di Lavoro. Da anni, attraverso dibattiti, mostre e conferenze, soprattutto negli Istituti scolastici in tutta la provincia di Caserta, cerchiamo di far riemergere un’ ulteriore Storia diversa da quella studiata sui testi scolastici. La Storia dei Vinti. Ed in tale contesto, esclusivamente Culturale, che appoggiamo la bella iniziativa da voi intrapresa. Siamo disponibili, in maniera del tutto gratuita, per Conferenze sullo stesso tema che chiariscono ulteriormente gli scenari di guerra fratricida durante l’occupazione manu militari dei Savoia nella nostra terra meridiana con stragi, deportazioni e Paesi interi rasi al suolo. In attesa di un vostro cortese riscontro,porgo distinti saluti.
    Info: 339-4230486

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    1. casaledicarinola.net

      Vi ringraziamo per il cortese supporto e ci auguriamo che qualcuno possa recepire la vostra gentile offerta

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