Scrutatori: sorteggio = trasparenza

Da anni sosteniamo una proposta molto semplice: gli scrutatori per elezioni e referendum dovrebbero essere scelti tramite sorteggio, con priorità per chi è disoccupato o ha un reddito basso, superando definitivamente ogni logica di indicazione politica che troppo spesso ricorda la lottizzazione e, nei casi peggiori, il voto di scambio. Un tema molto delicato quindi e che tocca tre questioni fondamentali: trasparenza, equità sociale e funzionamento pratico delle elezioni. Ogni volta che rilanciamo questa idea, però, ci viene rivolta un’obiezione ricorrente: “Non conviene nemmeno ai sorteggiati. Se poi rinunciano rischiano conseguenze serie”.

È davvero così? E soprattutto: questo rilievo è sufficiente per rinunciare a un sistema più equo e trasparente? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da un punto fermo: la normativa italiana già prevede il sorteggio come modalità ordinaria di scelta degli scrutatori, anche se in passato era possibile la nomina diretta da parte della commissione elettorale comunale. Oggi la regola generale è il sorteggio tra gli iscritti all’albo, ma i Comuni possono stabilire criteri di priorità.

Quando un cittadino viene nominato scrutatore, non riceve una semplice proposta, ma un incarico pubblico. La legge prevede che l’incarico sia obbligatorio, salvo gravi e comprovati motivi di impedimento, come problemi di salute o impedimenti lavorativi documentabili. Una rinuncia ingiustificata può teoricamente comportare la segnalazione all’autorità competente, una possibile sanzione, o la cancellazione dall’albo degli scrutatori.

Dunque l’obiezione ha un fondamento giuridico: non si tratta di un incarico facoltativo. Tuttavia, nella prassi concreta, quando la rinuncia è tempestiva e motivata, difficilmente si arriva a conseguenze gravi. Il vero problema nasce piuttosto quando la rinuncia arriva all’ultimo momento, creando difficoltà organizzative al Comune. Il nodo, quindi, non è il sorteggio in sé, ma la gestione delle nomine.

Si sostiene che sorteggiare tra disoccupati o cittadini con reddito basso possa aumentare il numero delle rinunce, ma la verità è che non esiste un automatismo di questo tipo. Chi ha un lavoro stabile spesso deve chiedere permessi, organizzare turni, affrontare difficoltà logistiche; chi è disoccupato, invece, può avere ovviamente maggiore disponibilità. Certo, esistono situazioni complesse: lavori saltuari, condizioni familiari delicate, imprevisti. Ma queste variabili riguardano qualunque categoria di cittadini.

Il punto è un altro: se la platea è organizzata male e non viene chiesta una disponibilità preventiva, il rischio di rinunce aumenta. Ma questo è un problema tecnico, non un limite del principio. Se davvero vogliamo un sistema più equo, la strada non è tornare alla discrezionalità, bensì migliorare il sorteggio.

Una proposta concreta potrebbe poggiare su quattro pilastri:

1. Sorteggio pubblico e trasparente – Con verbalizzazione pubblica e, se possibile, trasmissione in streaming. La fiducia dei cittadini passa anche da qui.

2. Priorità sociale, non automatismo – Quindi andrebbe prevista la precedenza per i disoccupati iscritti al centro per l’impiego, e cittadini con ISEE sotto una determinata soglia, il tutto sempre, però, attraverso un sorteggio finale tra gli aventi diritto.

3. Conferma preventiva obbligatoria – Prima della nomina definitiva, gli estratti dovrebbero confermare formalmente la propria disponibilità entro 24 o 48 ore: solo chi conferma viene nominato, questo ridurrebbe quasi a zero le rinunce successive.

4. Lista di riserva già sorteggiata – Nello stesso momento si potrebbe estrarre una graduatoria di riserva pronta a subentrare.

Con un sistema del genere, le criticità organizzative verrebbero drasticamente ridotte.

Il tema non è solo tecnico ma profondamente politico, nel senso più alto del termine. Quando la scelta degli scrutatori è percepita come frutto di indicazioni o appartenenze, si alimenta il sospetto di meccanismi clientelari. Anche quando tutto avviene nella piena legalità, la percezione conta.

Il sorteggio, invece, riduce il controllo politico, rafforza l’imparzialità e restituisce credibilità al processo elettorale. In una fase storica in cui la fiducia nelle istituzioni è fragile, ogni elemento di trasparenza diventa un investimento democratico.

In conclusione l’obiezione sulle possibili rinunce non è completamente infondata, ma viene spesso usata come argomento conservativo per evitare cambiamenti. Il problema non è il sorteggio con criterio sociale, bensì l’assenza di un’organizzazione adeguata. Se strutturato correttamente, il sorteggio può garantire trasparenza, equità e, al tempo stesso, rappresentare una piccola ma significativa forma di sostegno economico legale per chi si trova in difficoltà.

La democrazia non si difende con la discrezionalità, ma con regole chiare e uguali per tutti. Anche nella scelta degli scrutatori.

One thought on “Scrutatori: sorteggio = trasparenza

  1. Anonymous

    ma noi non siamo in una democrazia, siamo in una “DEMOCRAZIA MASCHERATA” di conseguenza …

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