Discarica abusiva a Marcianise

Ancora una discarica abusiva, ancora un pezzo di territorio trasformato in pattumiera a cielo aperto. La notizia di ieri, 3 marzo 2026, racconta dell’intervento dei Carabinieri che hanno individuato e sequestrato un’area campestre, dove era stata realizzata una vera e propria discarica illegale. L’operazione, condotta dai militari della Stazione locale con il supporto del Nucleo Forestale di Marcianise, rientra nei servizi mirati alla tutela dell’ambiente e alla prevenzione dello sversamento illecito di rifiuti. Un’attività che, purtroppo, continua a rivelarsi necessaria in un territorio che troppo spesso viene violentato dall’inciviltà e dall’illegalità oltre che dalla stupidaggine.

Nel sito sono stati rinvenuti circa 300 metri cubi di materiali di ogni genere: materassi, plastiche, mobili in legno, scarti edili e guaine bituminose. Non si tratta di un episodio marginale o di pochi sacchi abbandonati furtivamente nella notte, ma di un accumulo sistematico e prolungato nel tempo. Trecento metri cubi significano camionate di rifiuti scaricate senza alcuna precauzione, senza rispetto per la legge e senza alcuna considerazione per l’ambiente e per la salute dei cittadini. L’area è stata posta sotto sequestro penale e affidata in custodia al responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale, mentre sono in corso accertamenti per individuare il proprietario del terreno e i responsabili dello sversamento. L’Autorità Giudiziaria è stata informata per le valutazioni di competenza: chi inquina paga.

La triste verità è che le discariche abusive non sono solo un problema ambientale, ma rappresentano una ferita morale e civile. Ogni materasso abbandonato, ogni lastra di eternit scaricata in un campo, ogni mobile gettato lungo una strada di campagna è indice di una cultura dello scarto che non riguarda soltanto i rifiuti, ma anche il senso di appartenenza a una comunità. È giusto riconoscere il lavoro delle forze dell’ordine che, con controlli mirati e costanti, cercano di arginare un fenomeno che si ripresenta ciclicamente. Tuttavia, la repressione da sola non basta. Serve un salto culturale, servono controlli più stringenti lungo tutta la filiera dello smaltimento, servono sanzioni esemplari e, soprattutto, serve la collaborazione dei cittadini onesti che non possono continuare a subire in silenzio.

Il territorio non è terra di nessuno, è patrimonio collettivo: l’ambiente non si difende a parole, si difende con i fatti, con i controlli e con la responsabilità individuale e collettiva.

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