I Misteri e la bellezza del Barocco

La processione del Venerdì Santo a Sessa Aurunca non è soltanto il culmine della Settimana Santa nell’Alto Casertano, ma costituisce uno dei monumenti immateriali più preziosi dell’intera tradizione religiosa del Mezzogiorno d’Italia. Questo rito, che trasforma l’antica città aurunca in una Gerusalemme vivente, è il risultato di secoli di stratificazioni culturali, dove il rigore della fede si mescola alla teatralità del Barocco e alla devozione popolare più viscerale.

Le radici di questa celebrazione affondano nel tardo Medioevo, periodo in cui iniziarono a formarsi le prime aggregazioni laiche di fedeli, ma la struttura attuale della processione si consolidò definitivamente tra il XVI e il XVII secolo. Fu durante la dominazione spagnola che il rito assunse i connotati di “dramma sacro” itinerante; i Viceré spagnoli importarono infatti nel Regno di Napoli il gusto per le procesiones di Siviglia e Valladolid, caratterizzate da grandi gruppi scultorei e da un forte impatto emotivo volto a istruire il popolo analfabeta attraverso le immagini.

Le Confraternite sessane, nate spesso all’ombra degli ordini mendicanti come i Francescani e i Domenicani, divennero le custodi di questa tradizione. Ogni sodalizio assunse il compito di curare, manutenere e portare in spalla un momento specifico della Passione, creando una competizione virtuosa che ha permesso la conservazione di capolavori d’arte sacra fino ai giorni nostri.

L’elemento centrale della processione è costituito dai Sette Misteri, gruppi scultorei di straordinaria fattura che hanno subito un’evoluzione stilistica nel corso dei secoli. Come giustamente ipotizzato, il numero dei gruppi scultorei è fondamentale per la narrazione del Calvario e la tradizione sessana ne conta effettivamente sette (il numero sette ha un valore simbolico universale nella religione cristiana, i sette dolori di Maria, i sette sacramenti, i sette giorni della creazione). Originariamente, molte di queste statue erano realizzate in materiali “poveri” come la cartapesta o il legno leggero per facilitarne il trasporto, ma con il passare del tempo sono state arricchite e talvolta sostituite da opere di scultori di scuola napoletana. Ciascuno dei sette gruppi narra una stazione della sofferenza di Cristo:

Gesù all’Orto: La solitudine e l’accettazione del calice amaro (apre la processione).

La Flagellazione: Il realismo dei corpi e la crudezza dei colpi ricevuti.

L’Ecce Homo: La dignità regale nel massimo dell’umiliazione.

La Caduta: Il peso della croce che schiaccia l’umanità di Dio.

La Crocifissione: Il momento culminante del sacrificio sul Golgota.

La Deposizione: Il corpo esanime che torna tra le braccia della terra.

Il Cristo Morto: Adagiato su una lettiga dorata e velato da finissimi ricami, rappresenta il silenzio assoluto della morte.

Segue infine la statua dell’Addolorata, una figura di donna vestita di nero che chiude il corteo, simbolo del dolore materno universale che attraversa i secoli.

L’evoluzione della processione non riguarda solo le statue, ma anche la tecnica del trasporto e l’accompagnamento sonoro. Un particolare fondamentale è la “cunnulella”, ovvero l’andatura oscillante, lenta e cadenzato impressa dai portatori alle pesanti basi delle statue, che simula il dondolio di una culla, quasi a voler cullare il dolore di Cristo e della Vergine durante il faticoso cammino verso il sepolcro. Questo movimento non è casuale, ma serve a conferire un senso di vita e dinamismo alle figure lignee, rendendo la loro avanzata simile a una danza funebre lenta e solenne.

Mentre le statue oscillano, l’aria viene squarciata dal canto del Miserere. Si tratta di una salmodia polifonica tramandata oralmente, eseguita da gruppi di tre cantori (tenore, baritono e basso) che, con voci aspre e potenti, intonano i versi del Salmo 50: il “Miserere” che senti risuonare tra i vicoli è rigorosamente il Salmo di Davide, ma spesso viene confuso con Le Lamentazioni di Geremia, che a Sessa vengono solitamente recitate o cantate in momenti liturgici specifici all’interno delle chiese. La particolarità sessana risiede nell’emissione vocale “a gargante”, una tecnica arcaica che produce suoni gutturali e vibranti, capaci di creare un tappeto sonoro di angoscia e speranza che risuona tra le mura romane della città.

Oggi la processione attraversa il centro storico partendo dalla Cattedrale e toccando le piazze principali, come Piazza Castello e Piazza Duomo. L’evoluzione moderna ha visto una partecipazione sempre più consapevole delle nuove generazioni, le quali vedono nel Venerdì Santo non solo un atto religioso, ma il momento identitario più forte dell’anno. Le strade vengono illuminate solo dalle torce dei fedeli e dai lampioni che precedono le statue, creando un gioco di luci e ombre che esalta le espressioni di dolore scolpite sui volti dei Misteri.

In questo rito, Sessa Aurunca ferma il tempo; la storia non è più un ricordo del passato, ma un eterno presente che si rinnova ogni anno con la stessa intensità barocca di quattro secoli fa.

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