Casale, 1977. C’è chi guarda a quegli anni con il filtro scuro della cronaca, etichettandoli solo come Anni di Piombo. Ma per chi li ha vissuti nel cuore pulsante della nostra terra, quegli anni non suscitano rimpianti rimpianti o timori, ma chiedono, come se fossero una persona, di essere raccontati. Erano tempi vibranti, mossi da un’energia diversa, forse più sana, sicuramente più umana. Erano gli anni in cui la musica non era solo un suono, ma un richiamo a cui non si poteva restare indifferenti.
In questo scenario, quasi come un incantesimo che si sprigiona da un garage privato, nasce un nome che ancora oggi, a chi ha qualche primavera in più sulle spalle, fa battere il cuore: Flower Top.
Eredi diretti de I figli di Cupido, i Flower Top non erano solo una band, erano un frammento di giovinezza casalese che decideva di sfidare il silenzio, anche se a tratti questo silenzio era stato già rotto da esperienze indimenticabili come Il Circolo Culturale l’Arcobaleno e la libera emittente radiofonica Radio Casale. Torniamo però ai Flower Top, il nucleo originale del complesso, termine un po’ vintage forse ma adatto a quei tempi, era un mosaico di talenti e passioni: Giuseppe La Vecchia dettava il ritmo alla batteria, Roberto La Vecchia sosteneva l’armonia al basso, mentre la voce inconfondibile di Luigi “Giggino” Anfora portava le melodie verso il cielo. A completare l’opera, Giovanni Traglia, chitarrista ritmico ma anche sapiente tecnico del suono e coreografo, ed Enzo Compagnone, l’anima letteraria del gruppo, colui che con i suoi testi dava voce ai sentimenti di una generazione, pur attingendo ai grandi successi del tempo.
Con il passare dei mesi, la famiglia si allargò, accogliendo nuove energie: Salvatore Conforti, il talento falcianese di Ugo Zannini (oggi stimato archeologo), i teanesi Mario ed Enzo Ferrara, e il ricordo sempre vivo del compianto Giuliano De Robbio, il poliziotto di San Marco che alla divisa sapeva alternare la magia delle note.
Il debutto fu una folgore. Era il maggio del 1978, durante la Festa di San Pasquale. Da quel momento, le piazze di Sessa Aurunca, Teano, Scauri, Casi, Gusti e San Marco impararono a conoscere la loro grinta, sempre sotto la guida sicura del presentatore ufficiale, Mattia Verrengia.
Ma c’era un dettaglio che rendeva le loro esibizioni leggendarie, un tocco di poesia ruspante e indimenticabile: il loro palco era un “gigante semovente”. Non c’erano riflettori fissi o strutture faraoniche; la musica viaggiava sul cassone del camioncino di Giuseppe Fiorillo o sull’OM50 di Mattia. Quel mezzo, che di giorno faticava trasportando cassette di frutta, la sera si trasformava magicamente nel tempio del rock locale, portando la band e i suoi strumenti tra la gente.
Perché un nome così suggestivo? Flower Top. Evoca cime innevate, fiori rari, sogni d’alta quota. Ma la realtà è ancora più bella perché radicata nella nostra terra: il nome fu “rubato” da Mattia a una varietà di pesche che proprio allora dominava i mercati ortofrutticoli campani. Un omaggio alle radici, alla natura e alla dolcezza di quella stagione della vita.
Tutte queste notizie si debbono alla cortesia e alla disponibilità dei succitati amici che, strappati ai loro impegni quotidiani, sono stati da noi contattati: adesso, però, lasciamo spazio ad un nostro ricordo personale.
Non era solo svago. I Flower Top avevano un cuore che batteva all’unisono con le ferite dell’Italia. Resta scolpito nella memoria il veglione di Capodanno del 1981. Mentre per noi ragazzi era una notte di luci e balli, per loro era una missione: raccogliere fondi per i fratelli colpiti dal devastante terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980. Un gesto nobile, un’armonia di solidarietà che superava il suono degli amplificatori.
Tutto ciò che è intenso brucia in fretta. Il cammino, iniziato tra i fiori di pesco nel ’78, trovò il suo epilogo nel Capodanno del 1983. Non ci furono liti o rotture drammatiche, ma solo il fluire inesorabile del tempo. «Per colpa della vita che cambia», come ha detto uno di loro. Le strade si separarono, le responsabilità presero il posto delle prove in via Vignai, e il silenzio tornò nel garage di Giggino.
È stato un sogno breve, è vero. Ma quanto è stato intenso? E quanto è dolce, oggi, chiudere gli occhi e sentire ancora quell’eco che arriva dal cassone di un vecchio OM50, ricordandoci che certi sogni meritano, sopra ogni cosa, di essere stati vissuti.
Abbiamo ripubblicato questa storia nella speranza di viverne altri di sogni visto che Casale ha un altro gruppo, gli Old Friends Vintage Band e cioè Franco Mancini, Sergio D’Angelo, Sergio Maina, Albino e Manuel Migliozzi, il giovane ultimo acquisto in ordine di tempo ma che già da qualche anno ha dato prova del suo estro, che sono mossi dalla stessa passione e cioè la musica, con un condimento fondamentale, l’amicizia. È dal 2014 che questo sodalizio va avanti anche se, come i Flower Top, è sempre più difficile conciliare impegni lavorativi e familiari con un hobby nato da bambini e diventato adulta con loro.
One thought on “Flower Top: sogno breve ma intenso”
E chi non ricorda le feste paesane,rallegrate da giovani e non uniti dalla stessa passione,vivacizzare la vita di CASALE