1° Maggio o 6 Agosto: una memoria comoda?

Ogni anno celebriamo la festa dei lavoratori il 1° maggio, una data che affonda le sue radici nei fatti di Haymarket affair, avvenuti a Chicago nel 1886. È lì che una protesta per le otto ore lavorative si trasformò in tragedia, con morti, repressione e un processo discusso che trasformò quegli eventi in un simbolo internazionale della lotta operaia. Da allora, per decisione di un congresso socialista riunito a Parigi nel 1889, il primo maggio è diventato il giorno della memoria e della rivendicazione.

Ma c’è una domanda che raramente viene posta, e che forse merita di essere sollevata senza troppi giri di parole: perché il 1° maggio e non il 6 agosto?

Il 6 agosto 1863, a pochi chilometri da Napoli, negli stabilimenti di Pietrarsa tra Napoli e Portici, stabilimento fondato da Ferdinando II di Borboneo dove venivano prodotte le prime locomotive del neonato Regno d’Italia, si consumava l’Eccidio di Pietrarsa. Anche lì c’erano operai in protesta, anche lì c’erano rivendicazioni legate al lavoro, alla dignità e al salario. Piombo fu la risposta, piombo da parte di chi aveva colonizzato il Sud e pretendeva di amministrarlo come, appunto, una colonia: bersaglieri contro lavoratori, morti e feriti, repressione dura nel cuore del neonato Stato unitario.

La differenza, però, è evidente. Chicago è diventata simbolo globale. Pietrarsa è rimasta, per lungo tempo, una pagina marginale, quasi scomoda, volutamente dimenticata della storia italiana. E allora il dubbio sorge spontaneo: siamo di fronte all’ennesima “americanata”, oppure a qualcosa di più complesso?

Liquidare tutto come una semplice imitazione degli Stati Uniti sarebbe superficiale. Il Primo Maggio nasce sì da un episodio americano, ma si afferma in Europa per scelta politica e culturale dei movimenti operai dell’epoca, che cercavano un simbolo condiviso, capace di unire le lotte dei lavoratori oltre i confini nazionali. In effetti non fu un’imposizione americana o un atto di piaggeria italiana, ma una costruzione internazionale.

Eppure resta un dato: mentre si celebrava Chicago, l’Italia dimenticava, o metteva in secondo piano, le proprie ferite interne. Pietrarsa racconta una storia nostrana, meno esportabile perché forse scomoda. Racconta di un Paese appena unificato (?) che si scontra con le proprie contraddizioni sociali, contraddizioni con cui non ha fatto mai veramente i conti, un Sud prima industriale che però ora arretrava e lavoratori che pagano il prezzo più alto.

Il punto, quindi, non è sostituire il Primo Maggio con il 6 agosto. Sarebbe una provocazione sterile. Il punto è chiedersi perché una memoria diventa universale e un’altra resta locale, perché alcune tragedie diventano simbolo e altre no.

Forse la risposta sta nella capacità di trasformare un evento in racconto collettivo. Chicago è diventata mito fondativo del lavoro moderno. Pietrarsa, invece, è rimasta una verità scomoda, meno celebrata perché legata alle responsabilità dello Stato italiano stesso. E allora bisognerebbe avere il coraggio di fare un’operazione diversa: affiancare le memorie, non contrapporle. Ricordare il Primo Maggio, sì, ma senza dimenticare il 6 agosto. Perché la storia del lavoro non è fatta di un solo luogo simbolico, ma di tante storie, anche italiane, che meritano di essere riportate alla luce.

One thought on “1° Maggio o 6 Agosto: una memoria comoda?

  1. Anonymous

    bello questo post, bello evidenziare storie del passato in un blog con prevalente respiro locale.
    Ma come facciamo a tacere sulla storia recente?
    Penso all’aggressione israeliana in acque internazionali alla global sumud flottilla, al genocidio di Gaza, ai campi di concentramento in Albania, al campo di concentramento che il governo vuole costruire a Castelvolturno?
    Siamo testimoni di questi fatti e non possiamo non dedicare qualche pagina per commentare l’arretramento culturale in cui è sprofondata l’Italia.

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