Castel Volturno dice no al CPR: quasi tutti contro il “modello detentivo”

Ieri in una sala gremita, interventi accorati e una mobilitazione che coinvolge ormai associazioni, sindacati, cittadini e realtà provenienti da diverse regioni del Mezzogiorno. È questo il quadro emerso dall’assemblea svoltasi presso il Centro Comunitario “San Daniele Comboni”, dove si è consolidato il fronte contrario alla realizzazione di un CPR, il Centro di Permanenza per il Rimpatrio, a Castel Volturno.

All’incontro hanno preso parte non soltanto attivisti e volontari impegnati da anni sul territorio, ma anche rappresentanti sindacali della FLAI-CGIL, esponenti politici del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra, oltre ad associazioni locali e rappresentanti del mondo agricolo e degli allevatori. Un’alleanza trasversale nata con l’obiettivo dichiarato di impedire la costruzione della struttura non solo nel comune casertano, ma in tutta la Campania (a dire il vero è proprio l’idea di un CPR come lager di stato che non va giù). Nel corso del dibattito è stata ribadita, infatti, una netta posizione contro quello che i partecipanti hanno definito un sistema di “detenzione amministrativa”, giudicato inefficace e lesivo della dignità umana. Secondo i promotori della mobilitazione, la strada da percorrere sarebbe invece quella della regolarizzazione, dell’inclusione sociale e del recupero dei territori segnati dal degrado e dall’emarginazione.

Uno dei temi centrali dell’assemblea ha riguardato la tutela ambientale dell’area individuata per il possibile insediamento del CPR. Si tratta della zona umida denominata “La Piana”, terreno demaniale per il quale l’associazione Elsa ETS e ASOIM stanno promuovendo l’istituzione di una Zona di Protezione Ambientale. Durante l’incontro sono state raccolte numerose adesioni al manifesto a sostegno dell’iniziativa.

Nel corso della discussione è tornato anche il ricordo del tentativo fallito del 2011 di realizzare un centro analogo presso l’ex Caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, esperienza che provocò proteste, ricorsi e forti tensioni istituzionali. Oggi il movimento contrario al CPR punta a costruire una mobilitazione articolata: campagne informative rivolte ai cittadini e ai migranti, iniziative pubbliche, pressione sulle istituzioni e una rete nazionale capace di contestare il modello di gestione dell’immigrazione basato sulla detenzione.

Tra le richieste avanzate durante l’assemblea c’è anche quella rivolta al Comune di Castel Volturno affinché assuma una posizione ufficiale e convochi al più presto un Consiglio Comunale aperto sul tema.

Le prossime iniziative confluiranno nell’incontro pubblico previsto per il 30 maggio alle ore 10 presso il Centro Fernandes, promosso dal vescovo Pietro Lagnese. Un appuntamento che gli organizzatori considerano decisivo per rafforzare il fronte contrario alla nascita del CPR.

Dal territorio arriva dunque un messaggio preciso: la sicurezza, sostengono i promotori della protesta, non si costruisce attraverso nuove strutture di segregazione, ma combattendo povertà, sfruttamento e invisibilità sociale. Castel Volturno, ancora una volta, diventa così il centro di una battaglia che intreccia diritti civili, immigrazione, ambiente e dignità umana.

One thought on “Castel Volturno dice no al CPR: quasi tutti contro il “modello detentivo”

  1. Anonymous

    #NONcisonosoldi per lanciare lo #sviluppoturistico di #Castelvolturno ma #cisonoisoldi, e tanti, per costruire un #campodiconcentramento a #Castelvolturno
    E chi è il primo #player delle #costruzioni in Italia?
    Il #dubbio viene spontaneo, soprattutto ricordando l’insegnamento di Falcone “#segui i #soldi e troverai la mafia”.
    Nei grandi affari la mafia opera e prospera.
    In un’area a elevato rischio #criminalitàorganizzata, come è Castelvolturno, il dubbio è quasi certezza.
    Ma questo governo Meloni si può permettere a meno di un anno e mezzo dalla scadenza del suo mandato di impegnare grandi risorse di capitali pubblici in opere così smaccatamente ideologiche e controverse come è nei fatti la realizzazione di un CPR a Castelvolturno, nella terra dei casalesi?
    Già l’infausta avventura del CPR albanese è costata da sola all’Italia l’impossibilità di centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio e di poter usufruire dei connessi benefici.
    Risparmiando quel miliardo di euro l’Italia ce l’avrebbe fatta.
    Invece il governo ha scelto di finanziare la costruzione di un centro di detenzione all’estero, in Albania, con costi stellari e dubbia agibilità normativa.
    Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

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