La Repubblica Universale di Filadelfia: l’ultima utopia del Risorgimento

Quando si parla di Risorgimento italiano, il pensiero corre quasi sempre alle imprese di Garibaldi, alla proclamazione del Regno d’Italia o alla breccia di Porta Pia. Esiste però una pagina meno conosciuta, ma non per questo meno affascinante, che si consumò nel cuore della Calabria nel maggio del 1870: la nascita della Repubblica Universale di Filadelfia.

Fu un’esperienza brevissima, durata appena pochi giorni, ma ricca di significati politici e sociali. L’episodio è poco conosciuto perché ebbe una durata brevissima e un impatto militare limitato visto che non ebbe alcun rilievo strategico nel processo di unificazione italiana, non compare quasi mai nei manuali scolastici, mentre è stato oggetto di studi specialistici sulla storia del mazzinianesimo in Calabria e per molti storici rappresentò l’ultimo grande tentativo di dare concretezza agli ideali repubblicani e democratici ispirati da Giuseppe Mazzini, proprio nel momento in cui l’Italia unita si stava consolidando sotto la monarchia dei Savoia. Per amor di verità bisogna dire che le fonti principali sono di carattere locale e archivistico, non sono certo la memorialistica dei grandi protagonisti nazionali però l’insurrezione è ben documentata, ma alcuni particolari (ad esempio il numero esatto dei partecipanti, la presunta emissione di cartamoneta o altri dettagli simbolici) possono essere oggetto di discussione tra gli studiosi.

Il teatro degli avvenimenti fu Filadelfia, piccolo centro della provincia di Catanzaro, oggi in provincia di Vibo Valentia. Qui, negli anni successivi all’Unità d’Italia, si era diffuso un forte malcontento popolare. Molti contadini erano rimasti delusi dalle promesse mancate del nuovo Stato: le condizioni economiche non erano migliorate, la pressione fiscale era aumentata e la leva obbligatoria sottraeva braccia alle campagne. In questo clima trovarono terreno fertile le idee repubblicane e sociali che circolavano in tutta Europa.

Tra i protagonisti della vicenda emersero figure di primo piano come Giuseppe Giampà, direttore del giornale La Luce Calabra, il garibaldino Raffaele Piccoli e soprattutto Ricciotti Garibaldi, figlio dell’Eroe dei Due Mondi. Essi cercarono di organizzare un’insurrezione che avrebbe dovuto abbattere l’ordine monarchico per sostituirlo con una repubblica fondata sull’uguaglianza, sulla giustizia sociale e sulla fratellanza universale.

Il 7 maggio 1870 gli insorti proclamarono la Repubblica Universale di Filadelfia, issando la bandiera repubblicana e costituendo un governo provvisorio. L’obiettivo era ambizioso: non una semplice rivolta locale, ma l’avvio di un movimento capace di estendersi all’intero Mezzogiorno e, idealmente, di contribuire alla nascita di una federazione di popoli liberi, secondo la visione mazziniana della “repubblica universale”.

Ma il sogno durò poco. La partecipazione popolare fu inferiore alle aspettative e le truppe governative intervennero rapidamente. Gli insorti vennero sconfitti nei giorni successivi, soprattutto nell’area compresa tra Filadelfia, Curinga e Cortale. Ricciotti Garibaldi riuscì a sottrarsi alla cattura, mentre altri protagonisti della rivolta subirono processi, condanne ed esili.

La Repubblica Universale di Filadelfia rimase così una parentesi effimera, quasi dimenticata dalla storiografia nazionale. Eppure, proprio questa sua marginalità la rende straordinariamente interessante. Essa testimonia che il processo di unificazione italiana non fu vissuto ovunque allo stesso modo e che, accanto all’Italia monarchica che andava consolidandosi, sopravvivevano ideali alternativi: una società più egualitaria, una democrazia più partecipata e una visione della politica che superasse i confini nazionali.

Oggi, a oltre un secolo e mezzo di distanza, la Repubblica Universale di Filadelfia continua a rappresentare un simbolo di idealismo e di coraggio. Un esperimento politico fallito, certamente, ma anche la dimostrazione che la storia è fatta non solo dai vincitori, anche se costoro la scrivono, bensì anche da coloro che hanno avuto l’audacia di inseguire un’utopia.

E forse è proprio questo il lascito più prezioso di quella breve primavera del 1870: ricordarci che ogni grande cambiamento nasce prima di tutto da un’idea e dalla volontà di qualcuno di trasformarla in realtà.

* fonte: La Repubblica Universale di Filadelfia. Utopia, Rivoluzione e Riformismo nel progresso risorgimentale 1799-1870 – Vito Rondinelli

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