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  • COMUNICATO STAMPA GRUPPO SCOUT SPARANISE 1

    PRESENTAZIONE
    DELLE ATTIVITA’ PER I 25 ANNI DEL GRUPPO

    Il
    gruppo scout di Sparanise in occasione dei suoi 25 anni di presenza
    sul territorio (anno sociale 1984-85 / 2009-10) intende organizzare
    una serie di attività e manifestazioni per onorare la
    ricorrenza e sottolineare l’impegno profuso in questi anni dalle
    tante persone che hanno condiviso parte di questo cammino sul
    territorio nel quale siamo inseriti.

    Si
    è pensato di suddividere le attività nel corso
    dell’anno secondo quelle che sono le peculiarità tipiche
    dello scautismo e secondo quelle che sono state le esperienze del
    nostro gruppo.

    Si
    è pensato anche ad aprire determinate manifestazioni alla
    popolazione tutta, proprio nel solco di quella presenza attiva sul
    territorio che ha caratterizzato da sempre il gruppo.

    In
    merito a quanto esposto via ivitiamo alla rappresentazione della
    commedia
    musicale in due atti, tratta dall’omonima opera di Michele
    Paulicelli “Forza
    Venite Gente”
    ,

    DOMENICA
    11 APRILE 2010
    alle
    ore
    18:30

    presso
    l’Auditorium Diocesano di Teano.

    locandina_A3 per replica_piccola

  • Proverbi: la saggezza di un popolo, in pillole!

    Proverbi: la saggezza di un popolo, in pillole!

    Il Placito Capuano, risalente al 960 d.C. viene comunemente considerato l’atto di nascita dell’ italiano volgare.

    Il giudice Arechisi deve decidere, in una controversia tra don Aligerno, abate del monastero di Montecassino e un privato, Rodelgrimo di Aquino (evidente l’origine longobarda dei nomi), sul possesso di alcune terre. L’abate sostiene che appartengono al monastero per diritto di usucapione (principio ancor oggi valido: chi possiede e utilizza senza contestazioni da alcuno, un certo bene, per trenta anni, ne diventa l’effettivo proprietario). Ecco come si presenta la parte scritta in volgare all’interno del testo in latino:

    «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti»

    “So che quelle terre, entro quei confini che qui si descrivono, trent’anni le ha tenute in possesso l’amministrazione patrimoniale di San Benedetto (l’abbazia di Montecassino)”


    * * * * * * * * * *

    QUANDO si visita un paese, una città, se ne percorrono alcune strade o ci si reca in alcuni quartieri a distanza di anni, anche chi vi è nato e vi ha trascorso parte della propria esistenza, spesso fatica a distinguere l’ubicazione di “quella strada”, di “quella casa” o di “quel locale”. Una sola cosa è e rimarrà sempre uguale nel proprio borgo natio: la lingua dialettale, la lingua del popolo, la lingua comune,
    quella che gli antichi chiamavano koinè dialectos e che agli albori della lingua italiana veniva più semplicemente indicata col nome di volgare (dal latino vulgus=popolo), che con il passare dei secoli si era notevolmente distaccato dal latino classico, parlato ormai da una ristretta cerchia di nobili, ecclesiastici e intellettuali: si badi bene al DIALETTO non si vuole certo dare una connotazione negativa, né d’altronde si potrebbe, anzi è bene conservare viva la memoria di quella che rappresenta pur
    sempre la radice della nostra lingua.

    In verità sarebbe ben più corretto parlare di vari dialetti, visto che è stato il concorso di più componenti linguistiche regionali ad aver dato origine al nostro caro ITALIANO, incantevole, aulico, raffinato, elegante, ma troppo spesso trattato male anche dagli “addetti ai lavori” che in nome di un’onnipresente esterofilia sottopongono la nostra lingua a molteplici ingiurie infarcendo il proprio eloquio di barbarismi vari. Per fortuna il dialetto è come le radici di un albero, rimanendo sottoterra è poco esposto agli oltraggi di tanti pseudo-acculturati che cercano quotidianamente di scalfire il suo prestigio: anche Dante Alighieri nel suo De vulgari eloquentia pone alla base dell’italico idioma la nobiltà e la forza descrittiva dei volgari municipali della penisola e illustra come «la lingua volgare è quella che, senza bisogno di alcuna regola, si apprende imitando la nutrice».

    Ecco, è proprio questo il senso di questa sezione del sito, così come di altre del sito stesso: conservare viva quella lingua appresa da bambini. Ovviamente col passare degli anni è oltremodo giusto e doveroso sostituirla poco a poco con l’italiano correntemente parlato in ogni parte del Paese e in molte parti del mondo, però è altrettanto giusto conoscere e conservare l’origine del nostro modo di parlare, e quale modo migliore per farlo se non abbinare il nostro caro dialetto ai PROVERBI che sono vere e proprie pillole di saggezza popolare? Giovanni Verga, scrittore siciliano vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo e considerato il massimo esponente del verismo, li teneva nella massima considerazione tanto che nel suo romanzo I Malavoglia il protagonista, Padron ‘Ntoni, li cita spesso e li usa quasi come una litania: secondo il vocabolario Treccani un proverbio è un «breve motto, di larga e antica tradizione, che esprime, in forma stringata e incisiva, un pensiero o, più spesso, una norma desunti all’esperienza»: conserviamole orgogliosamente queste antiche tradizioni, facciamoci
    forti delle passate esperienze.

    Ogni giorno (anzi ad ogni accesso) nel riquadro [Un proverbio a caso]* troverete un proverbio o un modo di dire nostrani: molti sono propri di questi luoghi avendo una connotazione prettamente territoriale, altri facendo parte del bagaglio culturale di una nazione intera ovviamente li ritroviamo anche in altre parti d’Italia. Accanto alla versione dialettale nuda e cruda vi si troverà la versione italianizzata, e per forza di cose, la traduzione non potrà essere sempre letterale; saranno anche accompagnati da qualche riga di commento, ma per molti di essi ogni annotazione sarà del tutto superflua.

    Buona lettura e ricordiamo sempre che

     

    “RI PRUERBI ANTICHI NUN FALLISCUNU”!

    * ci corre l’obbligo di ricordare che quest’articolo risale alla prima metà del 2010 e che nel corso degli anni abbiamo rinunciato alla funzionalità illustrata

    ——

     

     

  • Composizione Consiglio Provinciale

    Dopo le consultazione del 28/29 Aprile,
    il governo della Provicia di
    Caserta, risulta così composto:

    25 consiglieri alla maggioranza
    così distribuiti:

    9 consiglieri Pdl(Filippo Mazzarella, Nicola
    Garofalo, Gabriele Piatto, Giancarlo Della Cioppa, Stefano Giaquinto,
    Gian Paolo Dello Vicario, Francesco Zaccariello, Giovanni Schiappa,
    Antonio Magliulo),
    5 consiglieri Udc(Luigi Menditto, Emilio Nuzzo,
    Eugenio Di Santo, Giuseppe Rocco, Giovanni Robbio),
    2 consiglieri
    Udeur(Sebastiano Ferraro, Angelo Brancaccio),
    2 consiglieri Lista
    Zinzi(Angelo Piccolo, Giuseppe Mariniello),
    2 consiglieri Nuovo
    Psi(Pietro Riello, Nicola Marino),
    1 consiglieri Mpa(Nazzaro
    Pagano),
    1 consiglieri Liberal(Raffaele De Marco),
    1 consiglieri
    Adc(Giuseppe Fusco),
    1 consiglieri Vento di Centro(Salvatore
    Falco),
    1 consiglieri Noi Sud(Francesco Bortone).

  • Elezioni regionali ed amministrative del 28 – 29 marzo 2010

    Regione: CAMPANIA
    Provincia: CASERTA
    Collegio: CARINOLA
     
    Elettori     21.160     
    Sezioni scrutinate presidente                  10 su 27
    Sezioni scrutinate consiglio provinciale     10 su 27

    Dati provvisori ore 16.00
                                                                   Voti      
       %
    STELLATO GIUSEPPE                                2.873        53,71
    ZINZI DOMENICO                                    2.394        44,75

  • Atto di vandalismo

    Un ulteriore atto di vandalismo, si è comsumato in uno dei luoghi più cari
    alla popolazione casale, la cappella di Santa maria delle Grazie.

    Uno dei cancelli delle catacombe è stato praticamente divelto dalla colonna
    dove era fissato.

    vandal

  • Calendario Celebrazioni Pasqua 2010

    Di seguito, il calendario delle celebrazioni per la Pasqua 2010.

    Domenica delle Palme 28 marzo 2010
    Ore 7.45 Ritrovo presso asilo suore per la solenne benedizione delle
    palme
    Ore 8.00-11.30-18.00 SS.Messe

    Giovedi Santo 1 aprile 2010
    Ore 10.30 Messa Crismale Santuario SS. Casto e Secondino Sessa A.
    Ore 19.00 Messa in "Cena Domini"
    Ore 22.30 Adorazione Eucaristica comunitaria animata sai giovani

    Venerdi Santo 2 aprile 2010
    Ore 8.00 Ufficio delle letture
    Ore 10.00-12.00 Confessioni
    Ore 17.00-19.00 Confessioni
    Ore 19.00 Adorazione delle Croce
    Ore 21.00 Processione

    Sabato Santo 3 aprile 2010

    Ore 8.00 Ufficio delle letture

    Ore 09.30-12.00 Confessioni

    Ore 16.00-19.00 Confessioni
    Ore 22.30 Veglia Pasquale

    DOMENICA PASQUA DI RESURREZIONE 4 APRILE 2010
    Ore 8.00-11.30-18.00 SS.Messe

    Lunedi in ALBIS 5 APRILE 2010

    Ore 9.00 SS.Messe presso il Santuario
    Ore 18.00 SS.Messe in Parrocchia.

    Auguri.

  • Stabat Mater – I canti della Passione

    Stabat Mater – I canti della Passione.

    Martedi 30 Marzo 2010, ore 18:00, presso la Cattedrale di Carinola,
    si terrà un concerto di musica sacra, per soli coro ed orchestra.

    Direttore Antonio Barchetta.

  • La Canzone de Santu Suleviestu

    Santu suleviestu

    e nui cantammu priestu,
    oggi è calenne e rimani e gl’annu nuovu,
    oggi è la festa santa e la santa signuria,
    che Dio ce l’accresce sta bella cumpagnia.

    Susci e risusci e Dio ce l’accunusci
    ‘ccunuscicella bona sta casa gentilora,
    hoi gentilora che ‘mparavisu stai
    e libbera sta casa da pene e da uai

     

    Casa e casella e cumpare de palazzu,
    ‘ncoppa palazzu ce stea ‘na palummella

    hoi palummella che purtate ‘mpiettu

    garofanu e cannella, battesimu de Cristu
    prima nascette Cristu e po’ cantette ru gliagliu
    che Dio ce ru manna stu buonu capurannu.

    Hoi padrona de chesta casa,
    tu faccella na bona spasa
    d’auciati e mustacciuoli
    e nu pirettu de vinu buono.

    … d’auciati e susamiegli,
    e racce puri nu beccheriegliu.
    Buon innu! Buon annu! E buonu Capurannu!
    E comme ce semmu venuti auannu, da ‘cca e cient’at’anni.

     

  • La cantata dei MESI

    mesiQuesta “Cantata”* è sicuramente uno dei più completi esempi di dialetto casalese ANTICO che sia giunto fino ai giorni nostri. Probabilmente, anzi ci spingiamo a dire “sicuramente”, avrà subito nel corso dei secoli delle modifiche ma l’impianto fondamentale della “Cantata”, uno dei pilastri delle tradizioni locali legate al periodo carnascialesco, è sicuramente rimasto invariato. Un avviso: alcuni termini sono talmente antichi che sono totalmente caduti in disuso e se ne è persa quasi del tutto la memoria, pertanto ci scusiamo se a volte la trascrizione può risultare imperfetta ma temiamo che, ahinoi, sarebbe difficile far meglio.

    Capurannu (rivolto a Pulcinella)
    I’ su’ Capurannu e su’ capu degl’annu / capu degl’annu che stu iuornu aspetto. /
    A casa mia c’e r’ammitu tutti / chiunque vo’ favorì farò la ’nferta. /
    Tu Pulicinella, sarai il mio seguace / a cunta’ ‘stì durici misi della stagione: /
    si ‘stì durici mesi nun s’apportunu bbuonu / casticar li vogliu cu’ ‘stu miu bastone.

    Pulicinella (in risposta a Capurannu)
    Sì Capurannu miu, tu hai raggione, / ma nui vulimmu ‘nu pocu pazziane. /
    Pazziammu prima e roppu carnevale / tagliaria ru cuogliu a pàtitu carnale.

    Capurannu (nuovamente rivolto a Pulcinella)
    Tu Pulicinella, che malannu rici? / T’aggiu purtata intera la staggione. /
    Tu, ‘uarda Abbrile cu ri fiuri ‘n mani, / farò cantà ru mese de Iennaru.

    Iennaru
    I’ su’ Iennaru e su’ prim’entratura / nemmicu soncu de ri pecurari. /
    A ccaccia uocci cu’ ri putaturi / nisciunu iurnu li farò putare. /
    Castigà vogliu ri bestemmiaturi / e chi iastema il mese de Iennaru. /
    Issi cu la bestemmia e i’ cu’ l’usciu / ri vogliu mannà acqua vientu e frusciu.

    Febbraru
    I’ su’ Frebbariegliu curtu curtu / la ‘uerra vogliu fa vintottu iuorni. /
    Vogliu ‘fferrà stè donne cu sta frusta / girare ce le vogliu ‘ntuornu, ‘intuornu. /
    Vogliu preà ru mese d’Austu / che acqua ne facesse a nullo iuornu. /
    ‘sì a ru giardinu miu ce piglia secca / e io ci batterò cu’ la mia zeppa.

    Marzu
    I’ su’ Marzu cu’ la mia zappetta / a pane e puorru facciu ru riunu. /
    Ogni villanu chistu mese aspetta / pe’ ri iettà ri sacchi e pellecciuni. /
    Nun ve firate de la mia fermezza / i’ facciu ri mutivi de la luna. /
    Ora ve facciu ricchi e ora poveri / ora ve facciu ’nfusi e ora asciutti.

    Abbrile
    I’ song’Abbrile cu’ la l’apa sperza / fiurisco terra e arberi alla gnura. /
    Ogni uccelletto fa il suo versetto / fioriscono muntagne e cunvalluni. /
    Ru spezziale cu’ la sua ricetta / pe’ manià patacche e ducatuni. /
    I’ song’Abbrile e so’ bel giovinetto, / e a Maggiu dono questo ramaglietto.

    Maggiu
    I’ su’ Maggiu e so’ maggior di tutti / maggior di tutti so’ de st’auti misi. /
    D’oro e d’argientu ne guarnisco tutti, / puri ‘sti ciucci allegramente /
    Aggiu purtatu, chitarra e strumenti / pe’ fa sta’ a voi signuri allegramente. /
    I’ me ne partu cu’ le bbone spese / e ri fiuri lassu a chist’auti misi.

    Giugnu
    I’ su’ Giugnu cu’ la mia sarreccia / tannu ce mètu quannu sto ‘ncicercia /
    Si ‘mmani c’avesse chella Veccia / ri tagliaria ru cuogliu cu’ stà sarreccia. /
    Tengu nu pignatu cinu de bbona menesta / cu’ ‘nu cucciaru rentu sempe spellecciu. /
    Roppu mangiatu stà bbona menesta / me facciu ‘na bevuta a ‘sta varrèccia.

    Lugliu
    I’ su’ Lugliu cu’ ru carru ruttu / ru carru l’aggiu ruttu a la maesa. /
    Stu carru miu ru carrecu de tuttu / ce pozzu i’ cantennu a la carresa. /
    Tengu ‘na regna cena de buon frutto / trecientu tommule ne facciù ‘na mèta. /
    Ce vogliu scugnà mo ch’è tiempu asciuttu / ca si ce ciove ce perdu le spese. /

    Austu
    I’ song’Austu cu’ la malatìa, / ru miericu m’à urdenatu ‘sta sepposta. /
    Vatte ‘sta capu pe’ l’anfermeria / comme vattissi cu’ stu magliu apposta. /
    Ce l’aggiu spesa ‘na spezziaria / pe’ l’ubberienza de la facci vosta /
    E pe’ rispiettu mò de ron Peppinu / me mangiu ‘na iaglina ogni matina.

    Settembre
    I’ su’ Settembre cu’ la ficu moscia / e l’uva muscarella se fernisce. /
    Si cacche donna avesse la paposcia, / venisse a casa mia, ce la guarisco. /
    Si cacche vote ce su iutu a lisciu / pè manià percoche e mele lisce. /
    Ulesse rà na voce a sti caiuotuli / che le percoche mie su a quattu a rruotuli. /

    Uttombre
    I’ song’Uttombre cu’ ri begli frutti / ri frutti miei so’ ri cciù sulani. /
    De uva fresca ne saziu tutti, / ne saziu ru riccu e ru villanu. /
    De vinu ne vogliu fà trecientu utti / pe’ fà schiattà tedeschi e ‘taliiani. /
    Roppu ce caccerò il mio condotto / pe’  fà schiattà ri mierici e speziali. /
     
    Nuvembre
    I’ su’ Nuvembre e so’ semmenatore / semmenà ce la vogliu stà sementa. /
    M’abbisogna ‘nu faticatore / e n’atu che me mantene stà iummenta. /
    La vogliu semmenà de bbona stagione / pe’ fà sta’ vui signuri alleramente. /
    Nun la semmenu pe’ mme ma per gli uccelli / ma la semmenu pe’ stè nenne bbelle. /

    Dicembre
    I’ su’ Dicembre e so’ l’urdimu a tuttu / la sculatura so’ de st’auti mesi. /
    Me vogliu i’ affaccià pe’ cheste utti / si ce sta vinu pe’ chist’auti mesi. /
    Tengu ‘na respenza cena de bon frutto, / de chistu puorcu c’aggiu accis’auannu
    Tengu ‘na ‘otta de vinu ventriscu, / tengu ‘sta bella nenna a liettu friscu. /

    Ru mese annascusu
    I’ su’ ru mese che stev’annascusu / v’aggiu purtata la pianta de la rosa. /
    E a chesta rosa io le chiedo scusa / che quannu sarà fiorita me la sposo. /
    Mo che ce su venutu tuttu ‘nfusu, / a vui signuri chiedo cacche cosa. /
    Facciu ru trasi e iesci da ru pertusu / pe’ l’arracquà la pianta de la rosa.



    * Alcuni termini che a prima vista non fanno parte del dialetto di Casale di Carinola (“intera” invece di “sana” o “il” invece di “ru”) e che possono giustamente sembrare un adattamento o l’impropria italianizzazione di parole della lingua dialettale, sono in realtà VOLUTAMENTE inserite nel testo originale per mere ragioni di fonetica e per meglio coniugarsi all’accompagnamento musicale.

     


    Per espressioni e termini particolarmente “ostici”, rimandiamo al “Vocabolario del dialetto di Casale di Carinola – 2011” liberamente disponibile su questo stesso sito.