Savoia Vs Borbone: fu liberazione?

È da qualche anno ormai che si vocifera, si dice a mezza bocca. Una volta erano solo i “famigerati” Neoborbonici, che poi si è dimostrato che tanto famigerati non sono, ad affermarlo con sicurezza, a dire cioè che la romantica Spedizione dei Mille fu in realtà solo una… conquista, che l’Unità d’Italia fu in realtà solo una guerra di espansione culminata con l’annessione di uno Stato ricco (il Regno delle Due Sicilie) per salvare le finanze di chi (il savoiardo Regno di Sardegna) era praticamente con le pezze al c… ehm, non navigava certo in buone acque. NON SAREBBE ORA DI CONSEGNARE QUESTA VERITÀ ALLA STORIA, NON SAREBBE ORA DI SCRIVERLA SUI LIBRI DI SCUOLA?

No perché adesso le riscritture storiche di quella baggianata secondo cui il Meridione era povero e arretrato, e che il ruolo delle potenze europee, in primis l’Inghilterra, sia stato solo marginale, cominciano esser molte e autorevoli. Mesi fa fu il re d’Inghilterra Carlo III in visita in Italia, a dichiarare di fronte al Parlamento che la sua Nazione era orgogliosa del ruolo che aveva avuto nel favorire l’Unità d’Italia con l’appoggio delle due navi inglesi a copertura di Garibaldi (presenza che alcuni storici avevano sempre definito casuale, prima della clamorosa smentita reale).

In aggiunta agli interventi sporadici e occasionali ad opera di tanti personaggi famosi, storici di professione e non, vi è stata la dichiarazione dell’ex-ministro delle Finanze Giulio Tremonti, non certo un meridionalista incallito, che in un’intervista ha dichiarato che l’Unione Europea vuol far fare all’Italia la stessa fine che il Piemonte fece fare al non-povero Regno delle Due Sicilie. Di cos’altro si ha bisogno?

Si dice spesso con rammarico che la scuola prepara giovani ignoranti, ma perché si continua ad insegnar loro falsità, fatti smentiti dalla storia e a cui crede solo qualche politico per il proprio tornaconto elettorale?

Si abbia finalmente il coraggio di ammettere che i contadini che presero le armi per difendere la propria terra dall’invasore straniero, quelli che la storiografia ufficiale chiama sprezzantemente Briganti, furono soltanto quelli che ebbero il merito di rendersi conto per primi di questo stato di cose, e che in verità il fenomeno del Brigantaggio è assimilabile in toto alla benemerita resistenza contro il nazi-fascismo.

Si abbia coraggio! Lo si dica, si smetta una volta per tutte con la narrazione del Meridione arretrato e povero, si cambino i libri di testo per inserire qualche verità sostanziale e non solo qualche cretinata marginale buona solo a far arricchire l’editore o il rappresentante di turno!

7 thoughts on “Savoia Vs Borbone: fu liberazione?

  1. Anonymous

    I Borbone avevano conservato il loro regno integro; i piemontesi, (pieni di debiti) che avevano invaso un regno senza dichiarazione di guerra, trovarono oro e denaro, saccheggiarono tutto quello che c’era da saccheggiare, massacrarono intere popolazioni, misero a ferro e fuoco il Sud.
    Francesco II, partendo da Gaeta il 14 febbraio 1861, disse al comandante Vincenzo Criscuolo: ” VINCENZINO, I NAPOLETANI NON HANNO VOLUTO GIUDICARMI A RAGION VEDUTA; IO PERO’ HO COSCIENZA DI AVERE FATTO SEMPRE IL MIO DOVERE, IL NORD NON LASCERA’ A MERIDIONALI NEPPURE GLI OCCHI PER PIANGERE”. Mai parole furono così vere!.
    Gli eroi del Risorgimento “Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Camillo Benso, Conte di Cavour” ‘nà vranca e fetienti”

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  2. Anonymous

    GARIBALDI, fino al 1848 la sua vita è poco chiara, perchè avvolta nella leggenda, da giovane scrive lo storico Massimo Viglione, nel suo “L’identità ferita” (Ares), dopo aver partecipato al tentativo mazziniano di invasione del Regno di Sardegna, Garibaldi si mise dapprima a fare il pirata al seguito del Bey di Tunisi e poi fu costretto a fuggire in Sudamerica per non finire impiccato.
    Quindi si coinvolse prima nel furto di cavalli in Perù (dove gli vennero tagliati i padiglioni delle orecchie, ecco perchè portava sempre capelli lunghi), poi praticò la pirateria per il commercio degli schiavi asiatici.
    Insomma un negriero, avventuriero, personaggio da romanzo … sino all’impresa dei mille, che ne fece, appunto, un mito inarrivabile.
    Scriveva di lui Proudhon “Gran cuore, ma niente cervello”, mentre Costantino Nigra lamentava “Questo Garibaldi è buono solo a distruggere”.
    Persino uno dei suoi collaboratori più stretti, Francesco Crispi, sosteneva “La piccolezza della sua mente è una sventura. Grande, omerico sul campo di battaglia, si eclissa nei giorni di pace” …

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  3. Imper

    VITTORIO EMANUELE II DI SAVOIA
    era un uomo piuttosto rozza e impulsivo, amava la caccia, le donne (soprattutto quelle ammogliate), i cavalli e la vita semplice dei montanari assai più delle cerimonie di corte.
    Figlio di un macellaio di Firenze, quando il vero erede subì ustioni mortali a Poggio Imperiale nel settembre 1822.
    A Napoli, Vittorio Emanuele II sarebbe stato chiamato “figlie ‘e zoccola”.
    Secondo il rapporto del caporale Minutti, vivacizzato da un suo personalissimo della lingua e della punteggiatura e indirizzato “All’Illustrissimo Signor Commissario del Quartiere Santo Spirito”, si svolsero in questo modo: ” La sera del sedici stante verso le undici e mezzo, la Baglia di Sua Altezza Imperiale e Reale il Principe di Carignano, essendo nel suo appartamento, e volendo con il lume ammazzare le zanzare gli prese fuoco lo zanzariere, ed il vestito che aveva ancora addosso, volendo salvare il Bambino che era in letto accese ancora il medesimo alle grida della medesima accorse delle Cameriste, e altre persone di servizio, e spensero il fuoco, essendo rimasto nel letto mezzo materasso, e la Baglia si dice che stia in pericolo ti vita, stante di essersi bruciata sotto. Che è quanto”.
    A Firenze, e non solo a Firenze, all’indomani di questo episodio si comincia subito a fantasticare.
    A molti appare miracoloso (troppo miracoloso) che il bambino, che pur si è trovato nella culla in fiamme (tanto che non ne è rimasto che “mezza materassa”), pochi giorni dopo l’incidente sia sano e vispo come prima, mentre la nutrice, che si è trovata solamente “accanto” alla culla, pochi giorni dopo muoia a causa delle bruciature.
    Chi vi legge la mano del destino, che della Provvidenza, chi, invece sussurra che il bambino morto tra le fiamme è stato sostituito a tamburo battente con un altro della stessa età.
    Non lo si dice solo in quei giorni, ma si continuerà a dirlo per tempo ancora, quando, miracolato, crescendo, dimostrerà diversità sempre più appariscenti con il padre, con il fratello, e con gli antenati in blocco.
    Fisiche, di stile, di comportamento, di gusti, di tutto… lo stesso Massimo D’Azeglio sosterrà sempre che era un “figlio di un macellaio di Porta Romana a Firenze” e ne specificherà persino il nome “certo Tanaca”…

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  4. Anonymous

    Ancora oggi esiste una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, che nessuno più mette in dubbio.
    C’è fra il Nord e il Sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura, e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudine, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale.
    L’idea che il Meridione debba staccarsi dal Settentrione non è un’ipotesi di attualità, ma rientra nel contesto della “Questione Meridionale”, ovvero il divario storico-economico tra il Nord e Sud Italia che persiste fin dall’Unità d’Italia (17.03.1861).
    Il divario tra MEZZOGIORNO e NORD è una piaga secolare che ha funestato il nostro Paese dall’Unità d’Italia, passando per il fascismo, fino ai nostri giorni.
    Decine di governi, prima e dopo la nascita della Repubblica, hanno scritto nei loro programmi ricette per superare quel vuoto spinto che ci fa parlare di due Italie, ma nessuno è riuscito ( o non ha voluto) mettere in campo strategie economiche e politiche per alleggerire il dualismo italiano; nessuno è riuscito (o non ha voluto) sanare questa piaga, magari valorizzando risorse, cultura e investimenti al Sud.
    L’indipendenza potrebbe permettere al Sud di adottare politiche economiche e sociali più adatte alle proprie esigenze, potenzialmente riducendo le disuguaglianze con il Nord.
    VIVA IL MERIDIONE

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  5. Anonymous

    Belli tutti questi commenti a cura dell’Intelligenza Artificiale… ma tu, tu personalmente, cosa ne pensi della proposta fatta nell’articolo? Cosa ne pensi della riscrittura dei libri di storia?
    Rispondi tu però non farlo fare all’IA

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  6. Anonymous

    I PARTIGIANI DEL SUD FURONO CHIAMATI “BRIGANTI”
    ..I contadini , la classe più diffusa e presente nel Sud, costituita da figure miste di coloni, mezzadri, enfiteuti e anche braccianti che vivevano lavorando sulle terre dei latifondisti, subirono direttamente l’attacco dei Piemontesi conquistatori.
    Persero tutto, subirono angherie di ogni genere, perciò molti di essi si ribellarono in armi, diventando partigiani delle masse popolari meridionali sottomesse.
    Come scriveva lo storico Lorenzo Del Boca “il Sud, inferocito e ribelle, fu piegato da 40 battaglioni di bersaglieri che consideravano quelle provincie come terre di conquista …”
    I cosiddetti “BRIGANTI” furono le punte più avanzate di un movimento popolare di ribellione contro gli invasori piemontesi, che sentiva quegli uomini in armi come i propri figli migliori.
    Come ha scritto per primo Antonio Gramsci, “lo stato italiano è stato una dittatura feroce che, dopo l’unità nazionale per molti anni ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di BRIGANTI”.
    I nuovi padroni dell’Italia organizzarono una vera e propria guerra contro la rivolta dei contadini, la vinsero massacrando un’intera classe sociale e poi l’hanno raccontata e la raccontano secondo i propri interessi, criminalizzando e diffamando i nemici di classe sconfitti……..

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  7. Anonymous

    Allora riscriviamo pure altri periodi storici e parliamo pure degli atti di delinquenza e criminalità pura fatti dai partigiani durante la seconda guerra mondiale ( Norma Cossetto, Maria Laura Bellini)

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