L’avvio della presidenza di Roberto Fico alla guida della Regione Campania assomiglia sempre più a una partita a scacchi, dove ogni mossa pesa sugli equilibri futuri del “campo largo”. La formazione della nuova Giunta regionale, che il presidente intende chiudere entro Natale, è diventata il banco di prova di una leadership chiamata a tenere insieme istanze politiche, pesi territoriali e una forte domanda di discontinuità.
In questi giorni si susseguono incontri bilaterali con i partiti della coalizione, ma il vero nodo non riguarda soltanto i nomi degli assessori. In gioco c’è il rapporto di forza tra il Partito democratico vicino alla segreteria nazionale di Elly Schlein e l’eredità politico-amministrativa lasciata da Vincenzo De Luca, ancora fortemente radicata nei territori campani.
Le prime indiscrezioni riguardano lo staff più stretto del governatore. Per il ruolo di capo di gabinetto circola con insistenza il nome di Giuseppe Busia, attuale presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, in scadenza di mandato. Tra i collaboratori di primo piano potrebbe trovare spazio anche Ciro Borriello, capogruppo del M5S al Comune di Napoli. Scelte che delineano un perimetro di fiducia in cui si intrecciano profili istituzionali e rappresentanza politica grillina.
È però sugli assessorati e sulla vicepresidenza che si concentra il vero braccio di ferro. Al Pd dovrebbero andare tre caselle, con Mario Casillo, ex capogruppo dem in Consiglio regionale, in posizione avanzata per la carica di vicepresidente. Restano forti anche le ipotesi di un assessorato per il sindaco di Portici, Enzo Cuomo, e di una terza nomina femminile, potenzialmente riconducibile all’area deluchiana.
Proprio qui si innesta la partita più delicata. Vincenzo De Luca spinge per la presenza in Giunta di suoi fedelissimi, a partire da Fulvio Bonavitacola, storico vice, figura però osteggiata sia dal M5S sia dall’area vicina a Schlein. Secondo indiscrezioni, la segretaria del Pd avrebbe già aperto un confronto diretto con l’ex governatore, valutando il nome di Marco Sarracino come possibile alternativa per la vicepresidenza.
Nelle ultime ore è emerso con forza anche il nome di Andrea Prete, presidente nazionale di Unioncamere, indicato come possibile “carta deluchiana” per un ruolo di primo piano, forse proprio la vicepresidenza. Una candidatura che avrebbe anche riflessi in alcune dinamiche territoriali, come i rapporti con la Camera di Commercio di Napoli.
Dal mondo imprenditoriale campano, tuttavia, arriva una richiesta chiara e trasversale: meno giochi di potere e più concretezza. Le priorità indicate sono credito, formazione, semplificazione burocratica e bandi realmente accessibili. Nessuna esplicita preferenza, dunque, ma l’esigenza di un interlocutore credibile e operativo.
Sul fronte della continuità amministrativa, Ettore Cinque, assessore uscente al Bilancio, potrebbe essere l’unico riconfermato, simbolo di una transizione che non rinnega del tutto l’esperienza precedente. Per il Movimento 5 Stelle restano in campo i nomi della deputata Gilda Sportiello, di Carmela Auriemma e del deputato casertano Agostino Santillo. Avs potrebbe puntare su Fiorella Zabatta, Casa Riformista su Angelica Saggese o Stanislao Lanzotti, mentre per i socialisti si fa il nome di Enzo Maraio.
Non mancano ipotesi laterali, come il possibile “dirottamento” di figure dal Comune di Napoli verso ruoli regionali, tra cui Edoardo Cosenza ai Trasporti o Teresa Armato.
A complicare ulteriormente il quadro è la linea scelta da Fico: niente assessori provenienti dal Consiglio regionale, né eletti né non eletti. Una decisione che punta a rafforzare il profilo tecnico-politico della Giunta, ma che ha già provocato malumori, in particolare da parte di Clemente Mastella, intenzionato a spingere per la nomina del figlio Pellegrino.
Il Presidente, che inizialmente manterrà per sé la delega alla Sanità, sembra voler costruire una squadra attenta all’equilibrio di genere, alla qualità delle competenze e a una forte impronta etica.
La composizione della Giunta Fico non sarà solo un atto amministrativo, ma un messaggio politico chiaro: capire se la Campania imboccherà davvero una fase nuova o se prevarrà una continuità mediata con il passato. Tra richieste di rinnovamento, pesi interni alla coalizione e aspettative del mondo produttivo, la vera sfida per Fico sarà trasformare questo equilibrio fragile in una guida stabile e credibile per la Regione.