Certo che il calendario di San Paolo Apostolo distribuito in questi giorni dalla Commissione Festa è una sorta di momento aggregante per la comunità casalese, è un po’ come “la coperta di Linus” che ci accompagna dovunque e a lungo. Ma il calendario è un po’ diverso dal solito: non dedica foto e immagini al nostro paese come negli ultimi anni, ma presenta un ciclo iconografico che segue le tappe fondamentali della sua vita, dalla conversione sulla via di Damasco ai viaggi missionari, fino al martirio a Roma, e lo fa presentando il grande ciclo di affreschi e mosaici della Basilica di San Paolo Fuori le Mura, il tempio sacro che sorge lungo la via Ostiense a Roma.
Esso non va inteso soltanto come una scansione liturgica delle sue ricorrenze, ma come un percorso narrativo che accompagna il fedele lungo l’anno, intrecciando tempo sacro e storia della salvezza. Le immagini narrano: la conversione di Saulo, la sua predicazione ai Pagani (quando ormai si chiama Paolo), l’incontro con le prime comunità cristiane, il processo e il martirio.
Le opere d’arte della Basilica di San Paolo Fuori le Mura rappresentano uno degli esempi più chiari di quella che gli storici dell’arte chiamano Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri. Ogni episodio diventa una pagina visiva, immediatamente comprensibile anche per chi non aveva accesso alla parola scritta. In un’epoca in cui l’analfabetismo era diffuso, le immagini erano il calendario, il catechismo e il racconto evangelico allo stesso tempo. Un linguaggio universale, quello dell’arte, che la Chiesa ha utilizzato fin dal Medioevo per evangelizzare, educare e tramandare la memoria, in modo che anche chi non sapeva leggere poteva conoscere la storia dell’Apostolo, interiorizzarne il messaggio e sentirsi parte di una comunità più ampia.
Questa funzione educativa dell’arte sacra non è un’eccezione, ma una costante nella storia della Chiesa. Dal Medioevo in poi, cattedrali, abbazie e basiliche sono state costruite come grandi racconti visivi: vetrate, affreschi, sculture e mosaici parlavano al popolo più di qualsiasi predica. L’arte non è ornamento, ma strumento di comunicazione, capace di superare barriere linguistiche, culturali e sociali. È la stessa logica che ha permesso al cristianesimo di diffondersi in territori e popoli diversi, adattando il messaggio senza tradirne il contenuto. È la logica che muoveva S. Paolo.
Non è un caso che proprio Paolo, l’Apostolo delle Genti, sia al centro di questo straordinario racconto figurativo. Lui che ha parlato a Greci e Romani, a dotti e analfabeti, continua a parlare attraverso le immagini. Il suo messaggio, universale, radicale, spesso scomodo, trova nell’arte un mezzo potente per attraversare i secoli.
Oggi, in un’epoca dominata dalle immagini digitali, il ciclo di San Paolo fuori le mura ci ricorda che la comunicazione visiva è sempre stata centrale nella trasmissione della fede. È una strada che la Chiesa percorre da secoli e che continua a indicare come essenziale per il futuro, cambiano i mezzi, ma resta la necessità di raccontare storie capaci di parlare a tutti.
È questo anche l’ultimo calendario di don Luciano Marotta, già ex-parroco di Casale: egli con le sue parole evidenzia quel sentimento di nostalgia per una comunità che lo ha abbracciato da giovane presbitero e coccolato per quasi vent’anni, ascoltiamolo: «[…] la vivrò diversamente, ma sono certo che quei giorni saranno caratterizzati da ricordi indelebili, che custodirò sempre nel cuore. Colgo questa occasione per far giungere a tutti i casalesi, vicini e lontani, il mio ringraziamento al termine del mio mandato come vostro pastore». Ovviamente non potevano mancare i suoi auguri per il nuovo anno a tutti e al nuovo pastore don Manuel Rinaldi e una loro bella foto insieme sancisce un ideale, e sostanziale, passaggio di consegne.