Cento anni fa, in un’Italia che stava cambiando volto tra modernità e tradizione, nasceva uno degli alimenti più semplici e al tempo stesso più iconici della nostra cultura gastronomica: il tramezzino. Un cibo umile, veloce, apparentemente banale, che nel corso di un secolo è riuscito a raccontare abitudini, linguaggi, stili di vita e persino trasformazioni sociali del Paese.
Il tramezzino vede la luce nel 1926 a Torino, all’interno del celebre Caffè Mulassano di Piazza Castello, locale elegante e frequentato da intellettuali, borghesi e artisti. L’idea era quella di proporre un’alternativa “italiana” al sandwich anglosassone, che cominciava a diffondersi anche nelle nostre città. Fu così che Gabriele D’Annunzio, sempre attento alla purezza della lingua e alla forza evocativa delle parole, coniò il termine “tramezzino”: qualcosa che sta “tra” due fette di pane, ma che suona più armonioso e nazionale rispetto al termine straniero.
All’inizio il tramezzino era semplice ed essenziale: pane bianco morbido, privato della crosta, e ripieni leggeri come burro, acciughe, prosciutto o formaggio. Un cibo raffinato, pensato per i caffè storici e per una clientela urbana che cercava uno spuntino veloce senza rinunciare all’eleganza. Con il passare del tempo, però, il tramezzino ha saputo reinventarsi, adattandosi ai gusti e alle esigenze di un’Italia sempre più dinamica.
Dal dopoguerra in poi, il tramezzino diventa protagonista dei bar, delle stazioni, delle spiagge e degli uffici. Simbolo della pausa pranzo rapida, del viaggio in treno, della gita fuori porta. Nascono ripieni sempre più vari: tonno e maionese, uova, pollo, verdure, salumi, fino alle versioni regionali che raccontano i prodotti del territorio. In Veneto, ad esempio, il tramezzino si trasforma in una vera istituzione, spesso più ricco e abbondante rispetto alla versione originale torinese.
A cento anni dalla sua nascita, il tramezzino resta un piccolo capolavoro di semplicità. Non è solo cibo: è memoria collettiva, è linguaggio, è quotidianità. È il segno di come l’Italia sappia prendere un’idea straniera e trasformarla in qualcosa di profondamente suo, aggiungendo gusto, creatività e identità.
Celebrarne il centenario significa ricordare che anche le cose più semplici, se attraversano il tempo e la vita delle persone, diventano storia. E il tramezzino, da un secolo, continua silenziosamente a raccontarla, morso dopo morso.