La carenza di personale medico ad Agnone, in particolare presso l’ospedale “Francesco Caracciolo” e nei servizi di pronto intervento, è diventata una delle emergenze sociali e sanitarie più critiche. Questa situazione, comune a molte aree interne italiane, mette a dura prova l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria e spinge istituzioni, medici e cittadini a cercare soluzioni concrete.
Negli ultimi anni l’ospedale di Agnone ha faticato a garantire la copertura dei turni medici, e quando medici hanno lasciato i servizi per pensionamenti o scadenze contrattuali, sono rimasti vuoti posti chiave. A fine 2025, ad esempio, per sostituire medici in scadenza sono arrivate solo quattro candidature, di cui tre da medici già in pensione, evidenziando la difficoltà reale di attrarre professionisti più giovani. La carenza tocca anche servizi essenziali come il 118, dove spesso è stato impossibile assicurare la presenza di un medico sul mezzo di emergenza, costringendo a soluzioni “tampone” per garantire comunque un servizio minimo alle notti e ai giorni critici.
Una delle prime risposte della Asrem (Azienda Sanitaria Regionale del Molise) è stata quella di ampliare le forme contrattuali per reclutare personale. A inizio 2025, grazie a un avviso aperto anche a medici pensionati e con incarichi libero-professionali, sono stati assunti sei nuovi medici per rafforzare l’ospedale di Agnone in varie discipline. Questa strategia ha consentito di riempire vuoti di organico in tempi rapidi, pur restando una soluzione di breve-medio periodo, data la maggiore disponibilità di professionisti prossimi alla pensione.
Una novità importante di inizio 2026 arriva dal Comune di Agnone: una delibera municipale approvata proprio per rendere più attrattiva la città per i medici che vogliono trasferirsi. In concreto, il Comune offre 4.000 € all’anno per ciascun medico trasferito per contribuire al canone d’affitto, contributi per bollette (acqua, luce, gas) fino al 50 %, accesso gratuito alle strutture sportive e culturali, inclusi abbonamenti al teatro, parcheggi gratis e possibili altri benefit di integrazione. Queste misure cercano di compensare l’isolamento geografico e il costo della vita nelle aree interne, elementi spesso citati dai medici come deterrenti all’insediamento.
Sempre nel 2025, la Regione Molise ha annunciato un’intesa con Cuba per l’arrivo di medici provenienti dall’isola caraibica, destinati a prestare servizio nei pronto soccorso e nelle aree interne della regione. Questa scelta è vista come una soluzione ponte: pur non risolvendo il problema strutturale della carenza di personale sanitario italiano nei territori interni, aiuta a mantenere operativi i servizi di emergenza e a dare un sollievo immediato ai reparti in difficoltà. La risposta alla crisi non è solo sanitaria: sindaci, comunità locali e amministrazioni stanno facendo pressione a livello regionale e nazionale per mantenere l’ospedale di Agnone pienamente operativo, contro i rischi di declassamento a presidio di comunità o di riduzione di servizi. Le iniziative includono azioni legali e mobilitazioni pubbliche contro i tagli ai servizi sanitari, conferenze dei sindaci per elaborare risposte condivise e infine dialogo con istituzioni regionali per ottenere risorse e poteri decisionali più incisivi.
La carenza di medici ad Agnone è il sintomo di un problema più ampio che riguarda molte aree interne italiane: spopolamento, difficoltà di reclutare professionisti qualificati e la necessità di nuove forme di cooperazione tra sanità pubblica, territorio e istituzioni locali. Le soluzioni messe in campo, dai contratti flessibili agli incentivi economici e culturali, non sono perfette, ma rappresentano tentativi concreti di costruire un modello sostenibile per preservare l’accesso alla salute in luoghi periferici.