Inno a S. Paolo

Nei giorni scorsi ci è stato chiesto di ripubblicare il popolare INNO A S. PAOLO: richiesta fatta con qualche giorno di ritardo ma in effetti nata dall’amara constatazione avuta nei giorni della Festa Paolina che i canti tradizionali stanno ormai scomparendo dalla memoria dei più giovani. Pertanto ci sentiamo con piacere coinvolti in quest’opera di recupero/mantenimento, doverosa per chi ha a cuore tutti gli aspetti delle nostre tradizioni.

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Si tratta di un inno popolare nel tono ma tutt’altro che ingenuo: proviamo a leggerlo in controluce con gli scritti di San Paolo, mettendo in evidenza i richiami biblici e teologici che emergono, anche se filtrati dalla devozione di un popolo. Già dall’incipit: «Su cantiamo al gran patrono l’inno sacro dell’amor / diamo a Lui il nostro dono di fortezza e di fervor» c’è un’eco chiarissima della spiritualità paolina della comunità. Paolo non parla mai di fede come fatto individuale:

«Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1Cor 12,13).

Il “noi” che canta, che offre fortezza e fervore, richiama le virtù che Paolo chiede alle Chiese: parresia (coraggio), perseveranza, zelo apostolico. Non è una devozione passiva: il popolo si offre.

Il ritornello poi ci dice come San Paolo sia la guida sulla “via”, «Tiello sempre incamminato / per la via sicura del ciel», il riferimento è potentissimo e molto paolino, Paolo è l’apostolo della “via”: prima della conversione perseguita «quelli che seguivano la Via» (At 9,2), dopo diventa colui che indica Cristo come cammino di salvezza. Nelle sue lettere insiste sull’idea di cammino morale e spirituale: «Comportatevi in modo degno della vocazione che avete ricevuto» (Ef 4,1), «Camminate secondo lo Spirito» (Gal 5,16). San Paolo, quindi, non è invocato come taumaturgo, ma come maestro di orientamento: uno che sa indicare la strada.

Definire S. Paolo «Martire e maestro» è: il cuore paolino dell’inno: «Tu gran martire e maestro / della legge del gran Re», è una sintesi perfetta della figura paolina. Paolo stesso parla della sua vita come offerta: «Io sto per essere versato in libagione» (2Tm 4,6), il martirio non è solo la morte, ma una vita consumata per il Vangelo, come racconta in 2Cor 11 (percosse, naufragi, prigionia). Paolo poi è il grande catecheta delle Chiese, colui che “genera” alla fede: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non molti padri» (1Cor 4,15), l’inno coglie questo doppio ruolo: testimone fino al sangue e guida delle anime. Il verso «Tutti porti al Salvatore / noi prostrati innanzi a Te», indica la centralità di Cristo,: San Paolo non oscura Gesù: qui c’è una cosa teologicamente molto sana: San Paolo non è mai fine a se stesso, ma rimanda a Cristo. È esattamente ciò che Paolo dice di sé:

«Noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (2Cor 4,5)

Il popolo si prostra davanti al santo, ma la meta resta il Salvatore. Questa è una devozione profondamente paolina, non idolatrica.

Fedeltà e legge del Signore: nei versi «A Gesù fosti fedele… anche noi sarem fedeli alla legge del Signor»,si sente il Paolo delle lettere pastorali, quello che insiste sulla pistis (fedeltà):

«Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2Tm 4,7)

Attenzione, però: quando l’inno parla di “legge”, non intende il legalismo bensì la legge dell’amore, quella che Paolo sintetizza così:

«La pienezza della legge è l’amore» (Rm 13,10)

Veniamo ora al tema chiave:«Rendi tutti imitatori della forte tua virtù», forse il verso più paolino di tutti. Paolo osa dire:

«Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1)

L’inno non chiede miracoli, ma imitazione morale: forza nella fede, quindi, coerenza e coraggio nella testimonianza: è una richiesta esigente, tipica di Paolo, che non promette una fede comoda.

In sintesi, l’Inno a San Paolo di Casale è profondamente coerente con gli scritti paolini, restituisce un Paolo apostolo, martire, maestro e guida, propone una fede dinamica, comunitaria e militante, e riflette, infine, una devozione che nasce dalla Scrittura più che dal folklore.

È il ritratto di un santo scomodo, forte, esigente, proprio come emerge dalle sue lettere.

* Oltre all’immagine pubblichiamo anche il PDF per poterlo stampare e conservare

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