Milano-Cortina ‘26: l’altra faccia dei Giochi

A poche ore dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, l’Italia si prepara a mostrare al mondo il volto scintillante dello sport, dell’efficienza organizzativa e della modernità infrastrutturale. Ma dietro le luci delle cerimonie e la retorica dell’orgoglio nazionale, resta una domanda tutt’altro che marginale: quanto stanno davvero costando questi Giochi ai cittadini italiani?

Quando il progetto fu presentato, si parlò di Olimpiadi “sobrie”, sostenibili, a basso impatto economico e ambientale, capaci di valorizzare strutture esistenti e limitare l’uso di denaro pubblico. A distanza di anni, però, il quadro appare molto diverso. I costi complessivi sono cresciuti in modo significativo, diverse opere hanno visto raddoppiare, e in alcuni casi più che raddoppiare, i preventivi iniziali, e il peso dei finanziamenti pubblici grava ormai su tutta la collettività nazionale, non solo sui territori direttamente coinvolti.

Inizialmente si parlava di un budget di circa €1,3 mld per l’organizzazione sportiva dei Giochi, ma il numero reale è salito ben oltre: la parte di spesa totale, includendo infrastrutture collegate, è stimata intorno ai €5,7-5,9 mld, con circa 63% di fondi pubblici (Governo + Regioni). Solo il 13% di questi fondi riguarda opere direttamente legate alle competizioni, questo significa che la maggior parte dei soldi spesi non riguarda le gare olimpiche, ma infrastrutture e opere accessorie destinate a rimanere (circa €3,5 mld di spesa pubblica per strade, trasporti e impiantistica varia). Traduzione semplice: per ogni €1 speso per sport, ne sono spesi circa €6,6 per “opere di sviluppo” che non servivano solo ai Giochi, per le quali il Governo ha stanziato grosse cifre (oltre €300 mln tramite decreti per opere strategiche). In Lombardia, solo le spese extra (strade di accesso, svincoli tangenziali etc.) hanno raggiunto almeno €157 mln, coperti dai fondi pubblici.

Come abbiamo visto quindi gran parte della spesa non riguarda nemmeno l’organizzazione sportiva in senso stretto, ma infrastrutture, viabilità, impianti e opere accessorie presentate come “futura eredità” dei Giochi. Un concetto elastico, che finisce per includere interventi già previsti o utili soprattutto a interessi locali e immobiliari, mentre la trasparenza complessiva dei conti resta frammentata e poco leggibile.

Organizzazioni civiche e gruppi come Open Olympics 2026 denunciano che i dati sui costi non sono aggregati in un unico quadro ufficiale chiaro, e che molte spese rimangono poco spiegate. Alcuni parlamentari e gruppi anti-mafia hanno criticato l’uso di fondi istituiti per altri scopi, come i 43 mln dal Fondo di solidarietà per vittime di mafia e usura, finiti a finanziare parti dei Giochi. Ci sono stati casi di indagine per irregolarità negli appalti e presunte tangenti legate alla Fondazione organizzativa dei Giochi. Ergo: non è solo questione di costi più alti ma c’è anche polemica su come questi costi vengono gestiti e documentati.

Colpisce, inoltre, il diverso trattamento mediatico e politico riservato a queste criticità. Se dinamiche simili, costi fuori controllo, deroghe, appalti accelerati, si fossero verificate nel Mezzogiorno, difficilmente sarebbero mancate accuse di malaffare, infiltrazioni criminali e sprechi sistemici. Al Nord, invece, tutto sembra scorrere sotto traccia, tra giustificazioni tecniche e un sostanziale silenzio nazionale. Gli argomenti sui costi e sulle spese ci sono eccome, ma tre fattori li rendono meno virali rispetto al Sud/mafie/sprechi:

  • il dibattito è piuttosto tecnico (budget, infrastrutture, opere accessorie), non solo scandali immediati;
  • i numeri sono distribuiti tra Governo, Regioni ed Enti Locali, non concentrati in una sola amministrazione;
  • la narrativa sportiva internazionale tende a enfatizzare il prestigio dell’evento più dei dettagli di spesa.

I numeri esistono, le critiche pure, solo che spesso vengono diluite tra opere accessorie, opere strategiche e retorica del prestigio. Il tempo, come sempre, dirà se certe spese erano davvero investimenti o semplicemente costi scaricati su tutti. Le Olimpiadi possono essere un’opportunità, ma solo se affrontate con onestà e rigore. Ignorare il dibattito sui costi, sugli sprechi e sull’uso del denaro pubblico significa rinunciare a una valutazione seria di ciò che resta, una volta spente le luci dei Giochi.

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