Ogni Primavera torna puntuale una fotografia che, più di tante analisi teoriche, racconta lo stato reale del Paese. I dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2024, presentate quindi nel 2025, non sono soltanto numeri, ma uno specchio fedele delle disuguaglianze economiche italiane, viste dal basso, Comune per Comune.
Il criterio utilizzato è semplice ma significativo: l’imponibile Irpef complessivo di ciascun Comune viene diviso per il numero dei contribuenti, restituendo così il reddito medio pro capite. Un indicatore che non misura la ricchezza assoluta, ma consente comunque di comprendere il livello medio di reddito dichiarato e, soprattutto, di confrontare territori molto diversi tra loro.
In questo quadro si inserisce anche Carinola, che registra un imponibile medio pro capite pari a 17.631,19 euro. Un dato che, preso isolatamente, dice poco, ma che acquista senso se collocato all’interno del contesto nazionale: siamo ben lontani dai vertici della classifica e, più in generale, al di sotto di quelle aree che trainano economicamente il Paese.
A guidare la graduatoria dei comuni più “ricchi” d’Italia è Maccastorna, un piccolo centro della provincia di Lodi con appena 76 contribuenti, ma con un reddito medio dichiarato che supera i 70mila euro annui. Un primato che, più che raccontare una reale concentrazione diffusa di ricchezza, evidenzia quanto il dato possa essere influenzato dalla dimensione demografica: bastano pochi contribuenti con redditi elevati per alterare sensibilmente la media. Non a caso, tra i primi venti comuni in classifica, solo Milano, Segrate e Arese, e superano i 10mila contribuenti. Quando si passa alle grandi città, il quadro diventa più rappresentativo: Milano si conferma in testa, seguita da e Bologna e Parma, mentre Roma si colloca al sesto posto.
La distribuzione geografica dei redditi, tuttavia, è il dato che colpisce di più. Le aree più abbienti si concentrano nettamente nel Nord Italia, in particolare attorno ai grandi poli urbani e lungo direttrici economiche consolidate come la Via Emilia. Anche il Trentino-Alto Adige si distingue per livelli di reddito elevati, confermando la sua presenza costante nelle classifiche sulla qualità della vita.
Al contrario, nel Mezzogiorno la presenza di Comuni con redditi medi più bassi è decisamente più frequente. La mappa che emerge da questi dati è quella, ormai nota ma sempre più evidente, di un’Italia divisa in due: da un lato un Settentrione dinamico e con maggiore capacità reddituale, dall’altro un Meridione che continua a inseguire, frenato da condizioni strutturali che vanno ben oltre la semplice dimensione fiscale, con buona pace degli urlanti manifesti governativi che raccontano in maniera ossessiva dell’attenzione che questo Esecutivo riserva al Sud.
Il dato di Carinola, dunque, non è un’eccezione, ma si inserisce in una tendenza più ampia che riguarda gran parte del Sud. E proprio qui sta il punto centrale della riflessione: queste classifiche non devono essere lette come semplici graduatorie, ma come indicatori di un divario territoriale che, a distanza di decenni, resta uno dei nodi irrisolti del Paese.
Perché dietro ogni numero non ci sono soltanto dichiarazioni dei redditi, ma opportunità, servizi, infrastrutture e, in definitiva, qualità della vita, ed è su questi elementi che si gioca davvero la partita per ridurre una distanza che, anno dopo anno, continua a riproporsi con sorprendente regolarità.