I piccoli disagi di un paese che muore

Per motivi di lavoro vivo lontano dal mio bel paese. Non troppo lontano, per fortuna, e questo mi permette di tornare a Casale abbastanza spesso. Eppure, ogni volta che rientro, mi sembra di trovare qualcosa in meno. Una piccola comodità sparita, un servizio che non c’è più, un’abitudine che lentamente si perde.

È una sensazione difficile da spiegare a chi non vive questa esperienza. Perché il problema non è il singolo disagio, ma la somma di tante piccole rinunce che, una dopo l’altra, finiscono per cambiare il volto di una comunità.

L’altro giorno stavo riordinando casa e mi sono trovato nella necessità di buttare alcuni abiti e qualche paio di scarpe. “Poco male”, mi sono detto. “C’è il raccoglitore degli abiti usati”. Una comodità semplice, comunissima, tanto che la davo per scontata, che permette di disfarsi di ciò che non serve più in maniera corretta e magari anche solidale.

E invece ho scoperto che quel raccoglitore non c’è più.

Oltre allo spopolamento galoppante, dunque, c’è anche la solita moria di servizi e comodità. Ho chiesto spiegazioni e mi è stato detto che la rimozione è stata quasi una scelta obbligata. Qualcuno, convinto probabilmente di essere più furbo degli altri, aveva pensato bene di trasformare quel contenitore in un normale bidone dell’immondizia, riempiendolo di ogni genere di schifezza e infischiandosene delle più elementari regole della raccolta differenziata.

Una delle poche comodità rimaste è stata così sacrificata.

Mi hanno spiegato che non c’erano molte alternative e, francamente, non faccio fatica a crederci. Se un servizio viene sistematicamente abusato, mantenerlo diventa difficile. Ma questo non mi impedisce di pormi una domanda: possibile che non ci si renda conto del danno che si provoca? Per colpa di pochi incivili, un paese intero viene privato di una comodità: si castigano tanti per l’idiozia di pochi.

Questo è forse l’aspetto più amaro della vicenda: la sensazione di impotenza di chi rispetta le regole e si vede togliere un servizio a causa del comportamento irresponsabile altrui.

Qualcuno mi ha detto: “Ma tanto puoi portare tutto a Cascano, lì funziona”. Certo, a patto che si tratti soltanto di abiti e scarpe. E poi permettetemi una riflessione: non è questo il punto. La verità è che un paese vive anche grazie ai piccoli servizi, alle comodità quotidiane, a quelle cose che sembrano insignificanti finché non vengono meno. Ogni volta che se ne perde una, si spegne un piccolo pezzo di comunità. E chi vive lontano, tornando, lo percepisce forse ancora di più.

Peccato davvero: Casale muore lentamente e sempre più spesso è colpa nostra.

6 thoughts on “I piccoli disagi di un paese che muore

  1. Anonymous

    Purtroppo succede quando in un paese si vive più di apparenza che di sostanza cominciando dalla politica

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    1. Anonymous

      Politica? Ma sì dai culliamoci nell’illusione che ancora una volta sia colpa della politica!

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  2. Anonymous

    La “POLITICA” è l’insieme delle REGOLE, delle decisioni e delle azioni con cui un gruppo di persone gestisce la propria comunità.
    IN PAROLE SEMPLICI:
    stabilisce come vivere insieme, come risolvere i problemi e come distribuire le risorse etc.
    questa è la POLITICA !!!

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    1. Anonymous

      Mo l’insieme delle regole che stabiliscono come vivere insieme si chiama politica… veramente io sapevo che questa era semplice EDUCAZIONE CIVICA, ma evidentemente sono troppo vecchio per l’intelligenza e l’istruzione di oggi

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  3. Anonymous

    Da decenni nelle scuole non si insegna più educazione civica rimane solo il buon senso delle persone

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