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  • Rottamazione cartelle: necessità e realismo

    Rottamazione cartelle: necessità e realismo

    Il Consiglio Comunale di Carinola, con la delibera n. 13 dell’11 aprile 2026, ha approvato il regolamento per la definizione agevolata delle entrate tributarie locali, recependo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026. In termini più semplici, si tratta della possibilità per i cittadini di regolarizzare i propri debiti con il Comune pagando solo l’importo originario, senza sanzioni né interessi.

    La decisione si inserisce in un contesto tutt’altro che ordinario: Carinola è infatti in stato di dissesto finanziario dal 2022, una condizione che impone all’amministrazione di recuperare quante più risorse possibili per far fronte ai debiti accumulati nel tempo. In questa situazione, i tributi non riscossi rappresentano una riserva importante, ma spesso solo sulla carta.

    Molti di questi crediti, infatti, sono datati, difficili da recuperare e legati a posizioni ormai compromesse. Insistere con le procedure ordinarie di riscossione significa spesso affrontare tempi lunghi, costi elevati e risultati incerti. È proprio da questa consapevolezza che nasce la scelta di aderire alla cosiddetta rottamazione: meglio incassare subito almeno il capitale, piuttosto che inseguire per anni somme che rischiano di non essere mai recuperate. La rinuncia a sanzioni e interessi è quindi una decisione pragmatica. Eliminando gli importi aggiuntivi, si rende più accessibile la possibilità di mettersi in regola e si favorisce un’adesione più ampia da parte dei contribuenti. O almeno si spera!

    Dal punto di vista dell’ente, l’obiettivo è chiaro: trasformare crediti incerti in liquidità immediata. Le somme recuperate saranno infatti fondamentali per alimentare la massa attiva gestita dall’Organo Straordinario di Liquidazione, chiamato a fronteggiare i debiti del Comune. Più risorse si riescono a incassare in tempi rapidi, maggiori saranno le possibilità di accelerare il percorso di risanamento e avvicinare il ritorno a una gestione finanziaria ordinaria.

    Non si tratta, ovviamente, di una soluzione definitiva ai problemi finanziari del Comune. Ma è un passo concreto, forse inevitabile, nella direzione di una gestione più realistica delle risorse.

  • SMS truffaldini sulla TARI

    SMS truffaldini sulla TARI

    Come purtroppo ben sappiamo negli ultimi mesi il fenomeno delle truffe digitali ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti, adattandosi rapidamente ai temi più sensibili per i cittadini. Dopo le campagne fraudolente che hanno colpito utenti fingendosi istituti bancari, enti pubblici, militari o servizi sanitari, ora i truffatori hanno trovato un nuovo terreno fertile: la tassa sui rifiuti, meglio conosciuta come TARI.

    Sta infatti circolando in tutta Italia una nuova truffa via SMS, costruita con un meccanismo tanto semplice quanto efficace. I cittadini ricevono un messaggio apparentemente ufficiale, nel quale si segnala un presunto mancato pagamento della TARI o un’irregolarità nella propria posizione. Il tono è spesso urgente e allarmistico: si invita a saldare immediatamente quanto dovuto per evitare sanzioni o addirittura azioni legali. All’interno del messaggio è quasi sempre presente un link che rimanda a un sito web, graficamente molto simile a quello di un ente comunale o di una piattaforma di pagamento ufficiale. Ed è proprio qui che si nasconde il vero pericolo. Una volta cliccato, l’utente viene indirizzato verso una pagina in cui gli viene chiesto di inserire dati personali e, soprattutto, informazioni sensibili come numeri di carta di credito o coordinate bancarie. In alcuni casi, viene richiesto anche il pagamento immediato di una somma di denaro.

    La truffa è stata segnalata nei giorni scorsi in Toscana, poi nel Lazio, adesso è stato il vicino comune di Maddaloni ad esserne colpito, e ora temiamo possa far breccia anche nel Carinolese. Si tratta di una classica operazione di phishing, cioè un tentativo di sottrarre dati personali fingendosi un soggetto affidabile. Il problema è che il riferimento alla TARI rende il messaggio particolarmente credibile: tutti i cittadini sanno di dover pagare questa tassa e spesso non ricordano con precisione scadenze e importi.

    La forza di questo raggiro sta nella sua capacità di sfruttare tre elementi fondamentali: l’urgenza, che spinge la vittima ad agire senza riflettere, l’apparente ufficialità, con nomi e loghi simili a quelli dei Comuni, la confusione, legata alla gestione spesso complessa dei tributi locali. Comincia a diventar sempre più difficile distinguere tra comunicazioni autentiche e fraudolenti.

    Per evitare di cadere in queste trappole è fondamentale adottare alcune semplici ma efficaci precauzioni:

    • Non cliccare mai su link sospetti ricevuti via SMS
    • Verificare sempre la fonte, contattando direttamente il proprio Comune
    • Non fornire dati personali o bancari attraverso link ricevuti via messaggio
    • Controllare eventuali comunicazioni ufficiali tramite i canali istituzionali

    È bene ricordare che gli enti pubblici, nella quasi totalità dei casi, non richiedono pagamenti tramite SMS né invitano a inserire dati sensibili attraverso link esterni. Come sempre la difesa più efficace resta sempre l’informazione: conoscere questi meccanismi è il primo passo per evitarli.

  • Caserta: Commissioni elettorali circondariali

    Caserta: Commissioni elettorali circondariali

    La Provincia di Caserta ha pubblicato un avviso pubblico, volto alla designazione dei componenti della Commissione Elettorale Circondariale e delle relative Sottocommissioni operanti sul territorio provinciale. Con questo avviso, il Presidente della Provincia invita i cittadini elettori a candidarsi per ricoprire il ruolo di componenti delle Commissioni elettorali.

    La richiesta nasce da una nota ufficiale della Prefettura di Caserta, che ha sollecitato l’Ente ad attivare la procedura per la designazione complessiva di ben 78 componenti, tra effettivi e supplenti, e si tratta di un passaggio fondamentale per il corretto funzionamento del sistema elettorale locale, disciplinato dal D.P.R. 20 marzo 1967, n. 223. Le Commissioni interessate comprendono: la Commissione Elettorale Circondariale di Caserta e dodici Sottocommissioni distribuite nei principali ambiti territoriali, tra cui Aversa, Capua, Carinola, Sessa Aurunca, Teano e altri centri strategici della provincia.

    La normativa stabilisce criteri ben precisi per poter partecipare. In particolare, i candidati devono essere elettori di uno dei Comuni del circondario, non far parte dell’amministrazione comunale, possedere almeno il titolo di studio della scuola media inferiore oppure aver maturato esperienza di almeno due anni in commissioni elettorali e non essere dipendenti dello Stato, della Provincia, dei Comuni o di enti pubblici assistenziali. Si tratta dunque di un incarico che mira a garantire indipendenza, competenza e imparzialità.

    L’attività svolta all’interno delle Commissioni elettorali è cruciale per la tutela della regolarità delle liste elettorali. Tra i principali compiti vi sono il controllo delle operazioni effettuate dalle commissioni comunali, la decisione sui ricorsi presentati dai cittadini e la verifica delle iscrizioni e cancellazioni dalle liste elettorali.

    Nonostante l’importanza del ruolo, l’incarico è a titolo gratuito, con il solo rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute.

    Gli interessati devono presentare la propria candidatura esclusivamente via PEC, allegando domanda compilata secondo il modello previsto, documento di identità in corso di validità e curriculum vitae. L’invio deve riportare nell’oggetto la dicitura: “CANDIDATURA CEC/SEC 2026”

    La scadenza fissata è l’8 maggio 2026. Tuttavia, l’avviso prevede una clausola importante: resterà valido anche oltre tale termine fino al raggiungimento del numero necessario di candidati.

  • Mistero alla Massaria de ri Cani

    Mistero alla Massaria de ri Cani

    Nella vasta distesa della campagna, dove il vento accarezza dolcemente le spighe dorate, si ergeva una masseria isolata, solitaria, affascinante. Questo luogo, chiamato La Masseria dei Cani, secondo i racconti degli anziani, era stato abitato da una famiglia numerosa e riservata, che viveva di allevamento e coltivazione, ma ciò che aveva reso quel luogo famoso era la presenza costante di numerosi cani, animali robusti e fedeli che sorvegliavano la proprietà giorno e notte, ululando spesso in modo inquietante, come se percepissero presenze invisibili.

    La casa, costruita in pietra calcarea, con le sue pareti spesse e il tetto di tegole rosse, raccontava storie di un passato ricco di vita. Le finestre, un tempo aperte e accoglienti per il ricordo di un ciò che era stata, accogliente dimora familiare e vivace rifugio di molti amici a quattro zampe, ora erano malinconicamente chiuse, i vetri opachi e coperti di polvere.

    Il giardino, una volta curato e fiorito, era divenuto un luogo selvaggio, come del resto selvaggi erano i dintorni, dove le erbacce si intrecciano tra i resti di piante ormai dimenticate. Tra questi rovi, si potevano scorgere i segni dell’allegria passata: un vecchio gioco di legno, un collare per cani arrugginito e una palla, ormai sgonfia. Gli abitanti della masseria erano noti per la loro passione per i cani. Accoglievano ogni anno cucciolate di razze diverse, regalando amore e cure a creature che, altrimenti, avrebbero vissuto una vita di solitudine. Ogni mattina, il suono dei loro guaiti riempiva l’aria, mentre i proprietari li portavano a correre nei campi verdi, sotto il sole splendente.

    Era un’immagine di pura felicità, un legame indissolubile tra uomo e animale.

    Col passare degli anni, però, la vita nella masseria cambiò. La famiglia che vi abitava iniziò a invecchiare, e i cani, uno dopo l’altro, morirono arrendendosi anch’essi all’inesorabile incedere del tempo. La masseria, un tempo vibrante, divenne silenziosa, e i vicini, vedendo l’abbandono, si allontanarono a loro volta, lasciando che il tempo facesse il suo corso.

    E così, la casa rimase deserta, avvolta da un velo di nostalgia e oggi rimaneva solo un rudere e un ricordo di ciò che fu.

    Un giorno, un giovane artista, attratto dalla bellezza della campagna, decise di esplorare la masseria. Portava con sé un taccuino e dei colori, pronto a catturare la magia di quel luogo. Mentre si avvicinava, notò i dettagli: le crepe nel muro, l’erba alta che danzava al vento, e, in un angolo, un armadio malandato. Tutto ciò mentre in lontananza udì il suono di un abbaiare felice, misto a latrati lamentosi: sorprendentemente, non erano solo echi del passato, ma un branco di cani randagi, che si aggirava nei pressi delle rovine cercando rifugio e cibo. Erano forse i discendenti dei primi cani?

    L’artista, colpito dalla scena, si sedette e iniziò a disegnare. I cani, con il loro spirito libero e indomito, sembravano incarnare l’essenza della masseria. Ogni colpo di pennello raccontava una storia di speranza e libertà, di un luogo dove l’amore per gli animali non era mai svanito del tutto. Con il passare delle ore, il sole cominciò a calare, tingendo il cielo di sfumature rosa e arancioni. I cani, stanchi ma felici, gli si accoccolarono attorno, quasi come se avessero riconosciuto in lui un nuovo compagno. Quella sera, nella masseria dei cani, la vita tornò a pulsare, anche se solo per un breve momento.

    Finito il suo lavoro, decise di non lasciare quel posto così presto, e rimase per diversi giorni vivendo tra i cani e scoprendo la storia di ogni angolo della masseria: il suo cuore si riempiva di gratitudine e meraviglia perché ogni giorno portava con sé un nuovo ricordo. La masseria, un tempo abbandonata, tornò a vivere attraverso le sue opere, che raccontavano non solo di un passato glorioso, ma anche di un presente ricco di speranza.

    Durante le brevi pause dal lavoro, sorseggiando il caffè che preparava col fornellino da campeggio, pose gli occhi sull’unico oggetto d’arredamento che gli ricordava che un tempo quella casa era stata vissuta: un armadio male in arnese che aveva un’anta semiaperta. Si avvicinò e incuriosito da un mucchietto di fogli ingialliti che s’intravedevano all’interno cominciò a leggerli. Si trattava di un diario, non era rilegato ma la risma di fogli erano tenuti insieme da una cordicella. Iniziava con la data di un anno:

    1958

    «Sul finire della Primavera il brigadiere Carlo Rinaldi ricevette un incarico insolito, poiché alcuni contadini del posto avevano riferito di strane luci notturne e di latrati insistenti provenienti da quella casa abbandonata da qualche anno; nessuno, tuttavia, aveva avuto il coraggio di avvicinarsi abbastanza da verificare, e il timore si era trasformato rapidamente in leggenda.

    La strada sterrata che a quel luogo ameno conduceva si snodava lenta e sinuosa tra campi aperti e luminosi, dove il vento accarezzava le spighe e sollevava leggere nuvole di polvere, e chiunque vi si avventurasse aveva la sensazione di attraversare un luogo fuori dal tempo, sospeso tra memoria e oblio. La masseria, isolata su un lieve colle, appariva ancora solida nella sua struttura, ma mostrava evidenti segni di abbandono, infissi divelti, muri scrostati e un portone semiaperto che oscillava lentamente a un semplice alitare del vento; attorno all’edificio, l’erba era alta e selvaggia, e il silenzio sembrava troppo denso per essere naturale.

    Il brigadiere arrivò nel tardo pomeriggio, quando la luce iniziava a farsi obliqua e le ombre si allungavano tra gli alberi e sul terreno; parcheggiò la sua automobile, scese lentamente e osservò l’edificio con attenzione, mentre un senso indefinito di inquietudine gli serrava lo stomaco. Non riusciva a capire il perché, ma forse era proprio l’ignoto che lo agitava.

    Entrò nella masseria con passo deciso, spingendo il portone che emise un cigolio lungo e lamentoso, e accese una torcia per illuminare l’interno; l’aria era pesante, impregnata di odore di muffa e polvere, e ogni passo sollevava particelle di pulviscolo che danzavano nella luce tremolante.

    Le stanze apparivano come cristallizzate nel tempo, con mobili rovesciati, stoviglie abbandonate e oggetti personali lasciati al loro posto, come se gli abitanti fossero fuggiti improvvisamente senza voltarsi indietro; quella sensazione di abbandono repentino colpì profondamente il brigadiere, che iniziò a muoversi con maggiore cautela.

    Nel corridoio principale notò qualcosa che lo fece arrestare di colpo: sul pavimento si distinguevano chiaramente delle impronte, non umane ma canine, fresche, come se fossero state lasciate poche ore prima; eppure, non vi era alcun segno di presenza reale, né odore, né rumore.

    Un suono improvviso provenne dal piano superiore, un rumore secco, simile a passi leggeri e rapidi, seguito da un respiro affannoso che si spense nel silenzio; il brigadiere sollevò lo sguardo verso la scala, esitò per un istante e poi iniziò a salire lentamente.

    Al piano superiore, il corridoio era lungo e oscuro, e le porte chiuse sembravano custodire segreti dimenticati; quando ne aprì una, trovò una stanza vuota con una catena fissata al muro e una vecchia ciotola arrugginita, segni evidenti della presenza di animali confinati.

    All’improvviso, un latrato riecheggiò alle sue spalle, seguito da altri, sempre più numerosi, fino a formare un coro inquietante che sembrava provenire da ogni direzione; il brigadiere si voltò di scatto, ma non vide nulla, eppure percepiva chiaramente di non essere solo.

    Avanzò verso l’ultima stanza in fondo al corridoio, spinto da una forza che non riusciva a spiegare, e quando aprì la porta rimase immobile, paralizzato dalla scena che gli si presentava davanti: decine di sagome canine, indistinte ma visibili, lo osservavano in silenzio, con occhi che riflettevano la luce della torcia.

    Quelle presenze non erano vive nel senso comune, e tuttavia occupavano lo spazio con una realtà inquietante, come se appartenessero a un’altra dimensione; alcuni animali ringhiavano sommessamente, mentre altri restavano immobili, come guardiani silenziosi.

    Una voce, improvvisa e fredda, si levò alle sue spalle: «Questa casa non è mai stata abbandonata!».

    Il brigadiere si voltò lentamente e vide una figura umana, pallida e immobile, che lo fissava con uno sguardo privo di espressione; l’uomo tentò di parlare, ma la voce gli si spezzò, e ogni tentativo di razionalizzare ciò che stava accadendo si dissolse.

    «I cani custodiscono ciò che gli uomini hanno dimenticato», continuò la figura, avanzando di un passo, mentre le ombre sembravano muoversi all’unisono.

    Il brigadiere indietreggiò, sopraffatto da un terrore che non aveva mai provato, e cercò di raggiungere l’uscita, ma il corridoio sembrava allungarsi, deformarsi, come se la casa stessa volesse trattenerlo.

    All’esterno, il sole era ormai tramontato, e la campagna era sprofondata nel buio più totale.

    Il giorno seguente, alcuni contadini trovarono l’automobile del brigadiere parcheggiata davanti alla masseria, con la portiera aperta e nessuna traccia del suo proprietario; all’interno dell’edificio, non vi era alcun segno di lotta, né di fuga.

    Solo polvere. E impronte, molte impronte di cani»

    * * * * *

    L’artista dopo aver letto quel racconto tutto d’un fiato sentì un brivido corrergli lungo la schiena ma, allo stesso modo del brigadiere Rinaldi del diario, non riuscì a capire il perché. In ogni caso decise di andarsene e di rientrare a casa, portò con sé non solo i suoi quadri, ma anche quel mucchietto di fogli ingialliti che costituivano il diario e con esso l’amore per un luogo che, nonostante il passare del tempo, continuava a ispirare.

    La Masseria dei Cani, con la sua bellezza e la sua storia, e adesso anche rimase nel suo cuore, un faro di luce in un mondo spesso buio.

  • La domenica andando alla messa

    La domenica andando alla messa

    Fermo ad ammirare l’ennesimo incredibile spreco di denaro pubblico senza alcun utilità pubblica. Fare per fare, spendere per spendere, è un leitmotiv che d’almeno trent’anni caratterizza gran parte “l’opera” e la lungimiranza di quasi tutte le amministrazioni comunali succetudesi fino a oggi.

    Non un progetto serio o una visione organica, ma “fare e spendere” a prescindere…!

    La quintessenza del “fare per fare e spendere per spendere” è il “mostro” di Nocelleto cosiddetto Palazzetto dello Sport (!), ancora in via di completamento , dopo trent’ anni dalla posa della prima pietra. Praticamente i ragazzi di ieri che ne avrebbero dovuto godere sono i nonni di oggi.

    E non crediate che il campo di calcetto “monta e smonta” in piazza parcheggio Nocelleto non sia frutto di un acume ingegneristico di grande scuola.

    Mentre alla piccola frazione di Santacroce, laddove si poteva immaginare di costruire un qualcosa che potesse essere punto d’ incontro per i nostri amici di quella nobile frazione, tipo circolo sociale, un approfondito studio di politici e tecnici ha partorito la brillante idea di fare un parchetto per i bambini, già prigioniero di erba alta e abbandonato al suo destino , laddove bambini ve ne sono davvero pochini , e addirittura due campetti di bocce , in prossimità di essere inghiottiti dai cespugli di erba e rovi, laddove non ci sono né bocciatori e ne bocce.

    E vai con la prossima invenzione ” del fare per fare e spendere per spendere…”

    Da Carinola , Comune delle ” meraviglie ” è tanto ma non tutto… Buona domenica!

    Lorenzo Razzino

  • Vinitaly 2026: Campania, Caserta, Carinola

    Vinitaly 2026: Campania, Caserta, Carinola

    L’edizione 2026 di Vinitaly 2026 conferma ancora una volta il ruolo centrale della Campania nel panorama vitivinicolo italiano. La presenza regionale si distingue per numeri importanti e per una rappresentanza territoriale ampia, che coinvolge tutte le province e valorizza le eccellenze locali. La partecipazione campana si articola su 177 aziende ammesse, (anche se probabilmente saranno un po’ di meno quelle effettivamente presenti) selezionate attraverso procedure pubbliche nell’ambito delle politiche di internazionalizzazione della Regione Campania.

    Si tratta di un sistema produttivo composito, che unisce realtà storiche e nuove imprese, tutte impegnate nella promozione dei vitigni autoctoni e nella conquista dei mercati internazionali.

    All’interno di questo quadro, la provincia di Caserta si presenta con una presenza significativa:

    • 19 aziende ammesse
    • 1 azienda ammessa con riserva

    Un dato che testimonia la crescita costante del comparto vitivinicolo casertano, sempre più protagonista grazie alla valorizzazione di produzioni identitarie come il Falerno del Massico, il Pallagrello e il Casavecchia. Di seguito l’elenco delle aziende della provincia di Caserta presenti a Vinitaly 2026:

    1. Pagano Angelo
    2. Sviluppo Iniziative Agroalimentari – Società Agricola a r.l.
    3. Vinica Società Agricola s.r.l.
    4. Agrinova D & D s.r.l. – Società Agricola
    5. Azienda Agricola Bianchini-Rossetti di Rossetti Antonio
    6. Azienda Agricola Porto di Mola di Antimo Esposito
    7. Azienda Agricola Vigne Chigi
    8. Azienda Agricola Viticoltori Migliozzi di Migliozzi Giovanni
    9. Fattoria Alois F.T.A. Azienda Agricola s.r.l.
    10. Il Verro s.r.l. – Società Agricola
    11. La Masseria di Sessa – Società Agricola s.r.l.
    12. Menale Carlo
    13. Scirocco Marialuisa
    14. Società Agricola Annù s.r.l.
    15. Società Agricola Poderi Bosco – Società Agricola a r.l.
    16. Società Agricola Sclavia s.r.l.
    17. Terre di Tora di Antonia D’Amore
    18. Tenute Bianchino s.a.s. di Bianchino Concetta – Società Agricola
    19. Villa Sorbo di Sorbo Salvatore

    Azienda ammessa con riserva

    • Tenuta Fontana – Società Agricola Semplice

    La presenza casertana al Vinitaly non è soltanto numerica, ma rappresenta un segnale chiaro di maturazione del territorio. Negli ultimi anni, infatti, le aziende locali hanno investito in qualità, innovazione e promozione, recuperando vitigni storici e costruendo un’identità forte e riconoscibile. Dal Massico all’Alto Casertano, si sta consolidando un modello produttivo capace di competere sui mercati globali senza perdere il legame con la tradizione.

    Il Vinitaly 2026 si conferma dunque una vetrina strategica per la Campania e per la provincia di Caserta. I numeri parlano chiaro, ma ancora di più parlano i territori e le imprese che li rappresentano. Ed è proprio da queste aziende che passa una parte importante del futuro del vino campano.

    * Elenco tratto dal Decreto Dirigenziale 118 del 13/3/2026 della Regione Campania

  • Carinola: approvato schema per loculi

    Carinola: approvato schema per loculi

    Con la determinazione n. 117 del 9 aprile 2026, il Comune di Carinola compie un passo amministrativo importante nella gestione dei servizi cimiteriali, approvando lo schema tipo di atto di concessione per loculi ed “ossarini” presso il cimitero comunale della frazione di Nocelleto. Si tratta di un provvedimento tecnico, ma con ricadute concrete per i cittadini, perché disciplina in modo chiaro e uniforme l’assegnazione e l’utilizzo degli spazi cimiteriali.

    L’atto si inserisce in un percorso amministrativo avviato già nel 2019, quando la Giunta Comunale approvò il progetto definitivo ed esecutivo per la realizzazione di nuovi loculi e ossari nei cimiteri comunali, tra cui quello di Nocelleto. Negli anni successivi, l’intervento ha attraversato diverse fasi:

    • la gestione della gara d’appalto;
    • la risoluzione di un precedente contratto;
    • la nuova aggiudicazione dei lavori;
    • fino alla firma del contratto nel giugno 2023.

    I lavori risultano oggi completati e collaudati nel giugno 2025, rendendo quindi disponibili le nuove strutture cimiteriali. Parallelamente, l’Amministrazione ha già predisposto una graduatoria degli aventi diritto, basata sui contratti preliminari stipulati in precedenza.

    Il Comune ha ritenuto necessario approvare uno schema tipo di concessione per garantire uniformità nelle procedure, trasparenza amministrativa, correttezza nei rapporti tra ente e cittadini. Lo schema predisposto dall’Ufficio Tecnico è stato ritenuto conforme sia alla normativa nazionale sia al regolamento comunale di polizia mortuaria.

    La determina stabilisce alcuni punti fondamentali, come la durata, le concessioni avranno validità di 99 anni dalla sottoscrizione, la natura del diritto, si tratta di un diritto d’uso su bene demaniale, non cedibile né commerciabile, e i costi: il corrispettivo sarà determinato in base alle tariffe comunali, variabili secondo tipologia e posizione del loculo o ossario. Inoltre, ogni concessione sarà formalizzata attraverso un atto sottoscritto dal Responsabile del Settore Lavori Pubblici e dal concessionario, previa verifica del pagamento.

    Dal punto di vista amministrativo, la determina non comporta impegni di spesa, ma rappresenta un atto propedeutico indispensabile per procedere concretamente alle concessioni. Si tratta, quindi, di un passaggio tecnico ma fondamentale: senza uno schema approvato, infatti, non sarebbe possibile assegnare formalmente i loculi già realizzati.

    Questa determina rappresenta il passaggio conclusivo di un iter lungo diversi anni e consente finalmente di rendere operative le nuove disponibilità cimiteriali a Nocelleto.

  • Armando Traglia nel consiglio regionale ICOM

    Armando Traglia nel consiglio regionale ICOM

    Il nostro compaesano Armando Traglia è stato eletto consigliere regionale di ICOM, dopo essere stato candidato istituzionale della Reggia di Caserta. Un incarico che non ha solo un valore personale, ma rappresenta un ponte tra il nostro territorio e una delle più importanti organizzazioni internazionali nel campo della cultura e dei musei. Una notizia che merita attenzione e, perché no, una gioia che porta con sé la consapevolezza di un arduo compito.

    Per comprendere la portata di questa elezione, è necessario chiarire cosa sia ICOM. L’International Council of Museums è l’istituzione mondiale che definisce gli standard museali, ovvero stabilisce cosa è un museo, quali devono essere le sue funzioni, i suoi principi etici e i criteri di gestione e valorizzazione. Non si tratta dunque di un organismo simbolico, ma di un punto di riferimento globale che orienta politiche culturali, pratiche professionali e modelli organizzativi. In questo contesto, i coordinamenti regionali rivestono un ruolo strategico, e infatti ogni regione dispone di un proprio direttivo, composto da consiglieri che operano sul territorio con una funzione di raccordo tra musei, professionisti e istituzioni.

    L’attività dei direttivi regionali si traduce in un’azione capillare e continua. Da un lato, facilitano il dialogo con le istituzioni pubbliche e private, contribuendo a orientare le politiche culturali locali, e dall’altro lavorano per la valorizzazione del patrimonio, sostenendo iniziative che rendano i musei sempre più accessibili, innovativi e radicati nel territorio. Tutto ciò senza trascurare il compito di vigilanza sul rispetto del codice etico e degli standard museali, elemento fondamentale per garantire qualità e credibilità alle istituzioni culturali.

    Un misto insomma tra lavoro, concretezza e collaborazione tra diverse realtà museali che fanno rete, condividono competenze e sviluppano progetti.

    In questo quadro aver voce nel consiglio regionale ICOM assume quindi un significato preciso perché è un’opportunità per rafforzare il legame tra il nostro territorio e le reti culturali di livello nazionale e internazionale: da un lato, portare all’interno di ICOM la sensibilità e le esigenze del contesto locale; dall’altro, trasferire sul territorio esperienze, modelli e buone pratiche maturate in un ambito più ampio.

    L’ICOM è un valore aggiunto per la cultura italiana, un elemento fondamentale che non può essere sottovalutato in un momento storico in cui la cultura è chiamata a rinnovarsi e a dialogare con sfide sempre più complesse come la digitalizzazione, la sostenibilità, l’inclusione e l’accessibilità, ed è proprio per questo che l’elezione di Armando Traglia assume importanza, se a tutto ciò si aggiunge poi l’indubbio valore derivante dalla candidatura della Reggia di Caserta, ci si rende conto che non è soltanto una notizia di cui prendere semplicemente atto o da registrare distrattamente.

    È importante capire che il futuro dei musei, e della cultura in generale, passa sempre più attraverso la capacità di fare rete, di dialogare e di rappresentare, con competenza e passione, le identità locali in un orizzonte globale.

  • Don Peppino, il parroco della nostra gioventù

    Don Peppino, il parroco della nostra gioventù

    Sono trascorsi ormai trent’anni dalla morte di don Peppino, avvenuta il 9 aprile 1996, eppure il suo ricordo resta vivo, quasi tangibile, nella memoria collettiva di Casale di Carinola. Il suo nome, don Giuseppe Gicando Struffi, continua a risuonare come quello di una guida spirituale autentica, capace di incarnare, in uno dei periodi più difficili della storia italiana, il senso più profondo della missione sacerdotale.

    Nato il 12 febbraio 1915 a Corigliano di Sessa Aurunca, don Peppino giunse a Casale in anni drammatici. Fu nominato economo spirituale il 20 gennaio 1942 e, poco più di un anno dopo, il 4 aprile 1943, divenne parroco, incarico che avrebbe mantenuto fino alla morte. La prima parte del suo ministero si svolse dunque tra le ombre della Seconda Guerra Mondiale e le difficoltà dell’immediato dopoguerra, contesti nei quali seppe distinguersi non solo come uomo di fede, ma anche come punto di riferimento umano e sociale.

    Don Peppino fu il parroco della gente, soprattutto degli ultimi. Non ci fu persona che, rivolgendosi a lui, non ricevesse aiuto o conforto. La sua azione pastorale non si limitò alla dimensione spirituale, ma si estese con concretezza ai bisogni quotidiani della popolazione, segnata dalla povertà e dalla disoccupazione. In un’Italia stremata, dove persino il pasto quotidiano rappresentava una conquista, egli comprese che la carità non poteva essere solo parola, ma doveva tradursi in azione.

    È in questo contesto che nacque una delle iniziative più significative del suo operato: quello che può essere definito un vero e proprio “cantiere della fede per disoccupati”. Negli anni Cinquanta, infatti, don Peppino promosse e organizzò i lavori di restauro della cappella di Santa Maria a Pisciariello, un luogo sacro da tempo abbandonato, ma profondamente radicato nella tradizione religiosa locale. Questo progetto non fu soltanto un intervento edilizio, ma rappresentò una risposta concreta alla fame di lavoro che affliggeva la comunità: i disoccupati del paese furono impiegati come manovalanza, trovando così un sostegno economico e, al contempo, contribuendo alla rinascita di un simbolo identitario.

    Fino al 1951, il santuario versava in condizioni di degrado, nonostante fosse legato all’antichissimo culto di Maria Santissima delle Grazie. Le celebrazioni si limitavano a pochi momenti dell’anno, come il Martedì in Albis e la festa del 2 luglio. Era evidente la necessità di un intervento deciso, capace di restituire dignità a quel luogo carico di storia e devozione. Don Peppino seppe cogliere questa esigenza, trasformandola in opportunità.

    Durante i lavori di restauro, avvenne un ritrovamento destinato a segnare profondamente la devozione locale. In maniera quasi casuale, come spesso accade per le scoperte più importanti, emersero antiche pitture murali e, soprattutto, un blocco di pietra tufacea recante l’immagine della Madonna, dipinta con tratti bizantineggianti. Si trattava proprio di quella sacra effigie di cui si tramandava memoria, legata all’apparizione mariana ad Antonietta Fava, la giovane del luogo a cui la Vergine si sarebbe rivolta con l’esortazione «Bagna e torci!». Quel ritrovamento rappresentò, per molti, la conferma tangibile della storicità di un culto fino ad allora affidato soprattutto alla tradizione orale. La devozione verso Maria Santissima delle Grazie ne uscì rafforzata, trovando nuovo slancio proprio grazie all’intuizione e alla determinazione di don Peppino. Non a caso, fu ancora lui a promuovere la raccolta di oro tra i fedeli per realizzare una corona destinata alla Madonna, riconosciuta simbolicamente come Regina di Casale di Carinola. Questo percorso culminò nella solenne incoronazione del 7 agosto 1960, evento che segnò una tappa fondamentale nella storia religiosa della comunità e durante il quale esclamò:

    «Rispondetemi o diletti Casalesi: È forse un sogno? No! È una realtà, una dolcissima realtà. Gaudeamus».

    L’opera di don Giuseppe Gicando Struffi non può essere ridotta alla sola dimensione ecclesiastica. Egli fu, a tutti gli effetti, un costruttore di comunità: seppe unire fede e lavoro, tradizione e riscatto sociale, spiritualità e dignità umana. La sua figura resta quella di un parroco che non si limitò a guidare i suoi fedeli, ma camminò accanto a loro, condividendone le difficoltà e contribuendo concretamente al loro miglioramento.

    A trent’anni dalla sua scomparsa, il ricordo di don Peppino continua a vivere non solo nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto, ma anche nelle opere che ha lasciato, luoghi restaurati, devozioni rinnovate, e soprattutto un insegnamento concreto: non separare mai la fede dalla solidarietà.

  • PUC Carinola: si torna al vecchio piano

    PUC Carinola: si torna al vecchio piano

    Con la determinazione n. 108 del 3 aprile 2026, il Comune di Carinola interviene sulla sorte del Piano Urbanistico Comunale (PUC) adottato nel 2019 e mai approvato definitivamente. L’atto, firmato dal responsabile del settore tecnico, prende formalmente atto di un effetto già maturato per legge: la decadenza delle misure di salvaguardia previste dalla normativa regionale.

    Per comprendere il senso del provvedimento è necessario chiarire un punto fondamentale: cosa si intende per “adozione” di un PUC. Il Piano Urbanistico Comunale è lo strumento principale con cui un Comune disciplina l’uso del territorio, stabilendo dove si può costruire, con quali limiti, e quali aree devono essere tutelate o destinate a servizi pubblici. L’adozione rappresenta una fase preliminare del procedimento urbanistico: in questa fase il piano viene elaborato e approvato dalla Giunta o dal Consiglio comunale ma il documento non è ancora definitivo, si apre poi la fase delle osservazioni da parte di cittadini, enti e portatori di interesse, in ultimo il piano deve poi essere approvato in via definitiva per entrare in vigore. In altre parole, un PUC adottato è un piano in itinere, non ancora efficace, ma già rilevante ai fini amministrativi.

    Proprio per evitare che, durante questo periodo intermedio, si realizzino interventi edilizi in contrasto con il nuovo disegno urbanistico, la legge prevede le cosiddette misure di salvaguardia. Nel caso di Carinola, tali misure trovano fondamento nell’art. 10 della Legge Regionale Campania n. 16 del 22 dicembre 2004. Esse comportano, in sostanza la sospensione o il blocco degli interventi edilizi incompatibili con il PUC adottato, una funzione cautelare, a tutela della pianificazione futura e una durata limitata nel tempo.

    Come chiarito anche nell’atto comunale, queste misure hanno carattere eccezionale e non possono protrarsi indefinitamente, pena la violazione dei principi di certezza del diritto e di tutela dell’affidamento dei cittadini.

    Il cuore della determinazione pubblicata è proprio questo: le misure di salvaguardia sono decadute automaticamente per decorso del termine massimo previsto dalla legge. Il PUC di Carinola era stato adottato nel 2019, ma a oggi non risulta approvato né entrato in vigore. Di conseguenza sono trascorsi ampiamente i termini di efficacia delle misure cautelari, la loro cessazione è avvenuta ex lege, cioè automaticamente, senza bisogno di un nuovo atto costitutivo e pertanto il Comune si limita a prenderne atto con una funzione dichiarativa. Questo passaggio è importante perché evita interpretazioni arbitrarie o applicazioni illegittime di vincoli ormai scaduti.

    L’aspetto più rilevante per cittadini e tecnici riguarda gli effetti immediati sull’attività edilizia. La determinazione stabilisce infatti che i procedimenti edilizi pendenti e quelli presentati dopo la pubblicazione dell’atto dovranno essere istruiti sulla base della disciplina urbanistica vigente prima dell’adozione del PUC: in pratica, si torna al precedente strumento urbanistico, salvo eventuali nuove norme sopravvenute.

    Si tratta di una scelta obbligata sotto il profilo giuridico, ma che evidenzia un problema politico-amministrativo: il territorio resta privo di una pianificazione aggiornata, nonostante siano passati anni dall’adozione del nuovo piano. Viene inoltre segnalato l’avvio della revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Caserta, elemento che potrebbe incidere sulle future scelte urbanistiche del Comune. Al di là degli aspetti tecnici, la determinazione fotografa una realtà precisa: il PUC di Carinola è fermo da anni e non ha completato il suo iter. La conseguenza è duplice, perché da un lato vengono meno i vincoli cautelari del piano adottato, e dall’altro, il territorio continua a essere regolato da strumenti urbanistici ormai datati.

    In questo scenario, la decadenza delle misure di salvaguardia non è solo un fatto tecnico, ma il segnale evidente di un ritardo nella programmazione urbanistica che rischia di incidere sullo sviluppo ordinato del territorio.