Secondo l’ultima edizione del World Press Freedom Index stilato da Reporters Sans Frontières (RSF), l’Italia nel 2025 si colloca al 49° posto su 180 paesi analizzati, un declino di tre posizioni rispetto al 2024. Questo risultato rappresenta il peggior piazzamento per il nostro Paese tra le principali democrazie dell’Europa Occidentale.
La libertà di stampa è uno dei pilastri fondamentali di una democrazia sana. È il mezzo attraverso cui i cittadini ottengono informazioni, verificano il potere e partecipano consapevolmente alla vita politica. Il ranking di RSF tiene conto di vari indicatori, politici, economici, legislativi e sociali, che insieme misurano quanto i giornalisti e i mezzi di informazione possono lavorare in modo libero e indipendente. Per l’Italia è emerso un quadro critico: il punteggio complessivo è sceso da 69,8 a 68,01 su 100, riflettendo un deterioramento in diversi ambiti.
Secondo RSF, tra i principali fattori che contribuiscono a questa situazione ci sono: minacce e intimidazioni da parte delle organizzazioni mafiose, soprattutto nel Sud Italia. Pressioni economiche, con media fragili che lottano per la sostenibilità e rischiano di perdere indipendenza editoriale. Influenze politiche che cercano di limitare l’accesso all’informazione giudiziaria attraverso strumenti come la cosiddetta “legge bavaglio” e l’uso di querele strategiche. Attacchi verbali e fisici ai giornalisti durante manifestazioni e coperture delicate.
Il posizionamento italiano va inquadrato in un contesto più ampio: la libertà di stampa nel mondo è in calo. RSF segnala che sempre più paesi stanno affrontando restrizioni, censure e difficoltà economiche che mettono a rischio la pluralità dell’informazione. Tuttavia, l’Europa rimane nel complesso la regione più sicura per la pratica giornalistica. Ma il fatto che l’Italia fatichi a mantenersi competitiva rispetto ad altri Stati europei, come Francia, Germania o paesi nordici, è motivo di seria riflessione.
Una stampa libera non è solo una questione di reportage o di diritti professionali: è la garanzia che una società possa conoscere la verità, che le istituzioni siano tenute a rispondere delle loro azioni e che i cittadini abbiano gli strumenti per decidere in autonomia. Quando la libertà di stampa è compromessa, vengono messe in discussione anche trasparenza, controllo del potere e partecipazione democratica.
Il 49° posto nel mondo non è solo una classifica: è un segnale che qualcosa nella relazione tra politica, economia e informazione in Italia non funziona come dovrebbe. È un invito alla società civile, alle istituzioni e agli operatori dell’informazione a ripensare strategie, protezioni legali e modelli di indipendenza editoriale per difendere un bene comune irrinunciabile.
