Secondo quanto riferisce l’edizione odierna de la Repubblica, la Corte dei Conti della Campania ha acceso i riflettori sulla gestione del servizio idrico regionale, con particolare attenzione alla situazione finanziaria dell’Itl, la società che fino a pochi mesi fa gestiva il servizio nel distretto di Caserta. A finire sotto esame è soprattutto il bilancio della società al 31 dicembre 2024, che presenta una perdita di 255.403.674 euro. Una situazione che, come evidenziato dal magistrato istruttore della Corte dei Conti Domenico Cerqua, si inserisce in un quadro più ampio di criticità nella gestione del sistema idrico campano.
La magistratura contabile ha chiesto alla Regione una consistente mole di documenti, chiarimenti e informazioni. Le richieste sono state indirizzate al presidente della Regione Roberto Fico, all’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro e al presidente dell’Ente idrico campano Luca Mascolo. Tra gli aspetti sui quali la Corte dei Conti vuole fare chiarezza c’è anche la determinazione delle tariffe idriche, questione particolarmente delicata perché riguarda direttamente milioni di utenti e il rapporto tra costi di gestione e somme richieste ai cittadini.
L’attuale organizzazione del servizio idrico campano prevede un ambito territoriale unico, affidato alla governance dell’Ente idrico campano (EIC) e articolato in sette distretti, per ciascuno dei quali dovrebbe operare un unico gestore. Nel frattempo, la società si trova da circa un anno davanti al tribunale fallimentare e il suo ultimo bilancio disponibile restituisce una situazione finanziaria estremamente pesante.
La Corte dei Conti pone però l’attenzione anche su un problema che va oltre la vicenda dell’Itl: come vengono determinate e distribuite le tariffe all’interno del sistema idrico regionale. Tra i chiarimenti richiesti figura infatti l’esistenza di un meccanismo di «perequazione tariffaria» tra i diversi distretti, capace di tutelare gli utenti finali, insieme a strumenti in grado di evitare che l’intero peso dei costi di gestione venga trasferito sulle bollette. Un tema tutt’altro che secondario, soprattutto in una regione caratterizzata da profonde differenze economiche e finanziarie tra territori e Comuni.
La relazione del magistrato contabile richiama inoltre la situazione dei Comuni campani che presentano condizioni di squilibrio finanziario. In diversi casi, secondo quanto emerge dalla relazione, sarebbe stata riscontrata una violazione pressoché costante delle norme che impongono la copertura delle spese relative al servizio idrico. Una situazione che può contribuire a creare condizioni finanziarie difficilmente recuperabili e, nei casi più gravi, arrivare a rendere inevitabile il dissesto dell’ente.
C’è poi un altro elemento destinato ad avere conseguenze concrete per i cittadini. Alcuni Comuni stanno valutando l’aggiornamento delle tariffe, è il nodo centrale che emerge dall’intervento della Corte dei Conti: un servizio essenziale come quello dell’acqua deve essere economicamente sostenibile, ma la sostenibilità non può essere ottenuta semplicemente scaricando sui cittadini l’intero costo delle inefficienze e degli squilibri accumulati nel sistema.
La vicenda dell’Itl rappresenta dunque soltanto una parte di una questione molto più ampia. Da una parte ci sono i conti della società e un passivo superiore ai 255 milioni di euro; dall’altra ci sono l’organizzazione del servizio, le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti, la situazione finanziaria dei Comuni e, soprattutto, il livello delle tariffe che finiscono sulle bollette degli utenti. Le richieste della Corte dei Conti alla Regione potrebbero contribuire a fare maggiore chiarezza proprio su questi aspetti. Per il distretto casertano si tratta di una verifica particolarmente importante: prima di decidere chi dovrà gestire l’acqua nei prossimi anni occorre capire anche quanto è costato il sistema finora, chi dovrà farsi carico delle perdite accumulate e soprattutto quanto di questo costo finirà, direttamente o indirettamente, sulle spalle dei cittadini.