La Cappella di Santa Lucia

Situata a meno di 1 km dal centro di Casale, e a circa 500 m dalle ultime abitazioni, la cappella di Santa Lucia si trova in direzione sud sulla strada che porta a Croce di Casale. Eretta su un fondo privato, originariamente appartenente alla famiglia Trabucco ed attualmente possedimento della famiglia Verrengia, questa Cappella la possiamo definire “gentilizia” e “votiva” visto che la famiglia che ne ordinò la costruzione lo fece per adempiere un voto fatto alla Santa in occasione di una disgrazia occorsa a un rampollo di quel nucleo familiare, quando costui, vittima di un incidente provocato da un cavallo, rischiò di perdere la vista. Trasportato a Napoli con i mezzi di fortuna dell’epoca (si era ai primi dell’800), dopo appropriate cure i dottori riuscirono a salvarlo e ad evitare che restasse menomato.

Custodite dai discendenti si conservano anche alcune reliquie o presunte tali (si parla addirittura di alcune ossa della Santa) venute non si sa come in possesso della famiglia Trabucco. Queste reliquie sono conservate in una mattonella che si incastra perfettamente nell’altare della Cappella.

Il culto di santa Lucia è molto antico, come testimonia la presenza del suo nome nel canone della messa fin dai tempi di Gregorio Magno (papa dal 590 al 604). In tutta la Cristianità è ricordata il 13 dicembre, giorno della morte, ed infatti, secondo una tradizione risalente solo ad un paio di secoli addietro, nella comunità di Casale di Carinola c’è l’usanza di recarsi in quel giorno alla Cappella a Lei dedicata per partecipare alla Messa in suo suffragio.

QUALCHE NOTIZIA BIOGRAFICA SULLA SANTA CUI QUESTA CAPPELLA È DEDICATA – Nata a Siracusa nel 283 circa, fu martirizzata sotto Diocleziano poco più di vent’anni dopo nel 304 circa; Lucia era una ricca fanciulla di illustre famiglia siracusana già promessa sposa a un pagano. Avendo fatto voto di castità dopo aver pregato sulla tomba di sant’Agata a Catania per ottenere la guarigione della madre, rifiutò il matrimonio. Denunciata come cristiana (ancora non era permesso esserlo) dal fidanzato al prefetto Pascasio, fu sottoposta ad atroci tormenti e infine uccisa con una spada o con un pugnale.

Le sue reliquie, conservate dapprima a Siracusa, sarebbero state portate, secondo una tradizione, a Corfinio, in provincia di L’Aquila, e quindi a Metz, in Francia. Secondo altri, invece, da Siracusa furono portate a Costantinopoli e da lì a Venezia. È invocata come protettrice della vista, forse per via del suo nome (Lucia, da luce), oppure per una leggenda secondo cui si sarebbe strappata gli occhi e li avrebbe inviati a Pascasio (ma molte fonti rilevano l’infondatezza di questa diceria).

 

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