Luigi Vanvitelli, un grande casertano “sfrattato” di casa

La Giunta comunale di Caserta ha preso atto che l’abitazione in cui visse e morì Luigi Vanvitelli, è ubicata nel fabbricato contiguo alla chiesa di Sant’Elena nella Santella, oggi via Alessio Simmaco Mazzocchi, cercando così di porre rimedio a un vero e proprio falso storico. Il Comune, pungolato da una petizione promossa da privati cittadini, intende così cancellare una bugia consolidata negli anni, forse anche a causa di una lapide apposta sulla presunta casa dell’illustre casertano sin dal primo centenario della morte.

Luigi Vanvitelli in un olio su tela di Giacinto Diano alla Reggia di Caserta (1765)

Il “ritrovamento” della vera casa di Luigi Vanvitelli ci offre l’opportunità di tratteggiare a grandi linee la figura dell’architetto della Reggia di Caserta. Nato a Napoli il 12 maggio 1700 e morto a Caserta l’1 marzo del 1773, Luigi Vanvitelli è stato uno dei più grandi interpreti del rococò. Figlio del pittore olandese Gaspar Van Wittel (1653-1736), sin dalla più tenera età dimostrò una straordinaria attitudine per le arti figurative e un grande gusto per la cultura classica.

Durante la propria adolescenza a Roma, il giovane Luigi fu notato dall’architettosiciliano Filippo Juvarra, uno dei migliori esponenti del Barocco, che, resosi conto della sua grande predisposizione a disegnare grandiose strutture architettoniche, lo invogliò ad intraprendere questa strada: questa fu la svolta. Il futuro architetto incominciò il proprio apprendistato, pur continuando ad aiutare il padre nei lavori di pittura che gli venivano commissionati dai nobili romani.

La collaborazione con il genitore influenzò molto quello che sarebbe stato lo stile di Luigi: i grandi spazi di luce e l’imponenza delle strutture che, difatti, diventavano parte integrante del paesaggio, divennero poi caratteristici della sua architettura. Nel 1728 si occupò, su commissione del papa Clemente XI, del restauro del palazzo Albani ad Urbino, mentre nel 1731 realizzò l’acquedotto del Vermicino.

Ammesso all’Accademia di San Luca nel 1733, Vanvitelli si dilettò anche nella composizione di sonetti in stile arcadico, pur non raggiungendo grandi risultati.

Ad Ancona Vanvitelli realizzò l’ampliamento del porto della città, all’epoca importante punto di contatto tra l’oriente e lo Stato della Chiesa e, nel 1734, incominciò a costruire il Lazzaretto su una grande isola artificiale a forma di pentagono, il cui completamento sarebbe avvenuto solo nel 1754.

La perdita del padre e della madre, avvenute entrambe nel 1736, resero difficili quegli anni, alleviati in parte dal matrimonio con Olivia Starich, figlia di un contabile della fabbrica di San Pietro, da cui ebbe ben otto figli.

Quelli sopracitati, tuttavia, non sono gli unici lavori realizzati dal Vanvitelli nelle Marche: nella sola Ancona costruì anche la Porta Clementina, la Chiesa del Gesù e si adoperò per il restauro della chiesa di Sant’Agostino, mentre a Pesaro progettò la Chiesa della Maddalena e a Loreto completò il campanile della Basilica della Santa Casa.

Dopo un breve periodo di attività in Umbria, di cui si ricorda l’opera di restauro della cattedrale romanica di San Feliciano a Foligno, l’architetto tornò a Roma, dove, nel 1742, partecipò al progetto di consolidamento della cupola di San Pietro, facendovi inserire sei cerchioni di ferro: la proposta dopo tante polemiche fu accettata di buon grado da papa Benedetto XIV, inizialmente scettico in quanto questa soluzione avrebbe alterato notevolmente la plastica iniziale del monumento ideata dal Buonarroti. Nel frattempo, sempre nell’Urbe, lavorò al restauro della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

Reggia di Caserta, progetto originario

Nel 1751 iniziò il momento più proficuo dell’intera produzione vanvitelliana: Carlo di Borbone, re di Napoli, lo scelse per la progettazione di un palazzo reale che potesse competere per splendore con quello di Versailles. Il monumento sarebbe sorto a Caserta, nel cuore della provincia di Terra di lavoro, non molto distante dalla caotica capitale partenopea ed al tempo stesso lontano da possibili incursioni marittime.

Dopo la cerimonia della posa della prima pietra, avvenuta il 20 gennaio del 1752, incominciarono i lavori di costruzione di quella che sarebbe divenuta la più grande reggia d’Europa. La realizzazione di essa coinvolse oltre tremila operai e decine di cavalli, animali da soma e, addirittura, diversi cammelli. Alle straordinarie doti di architetto, il Vanvitelli dovette affiancare quelle di idraulico, scovando nella provincia beneventana le risorse idriche che avrebbero alimentato gli straordinari giochi d’acqua del parco del palazzo.

A Napoli, invece, lavorò alla ristrutturazione della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, del Teatro San Carlo e alla costruzione del palazzo Doria D’Angri, del Foro Carolino, nell’odierna Piazza Dante.

Deluso dagli intrighi di corte e provato dalla febbrile attività lavorativa, Luigi Vanvitelli si spense all’età di 72 anni a Caserta, il primo marzo del 1773 nella sua casa del quartiere Santella.

L’equivoco storico sulla vera ubicazione della residenza casertana di Luigi Vanvitelli, che si distinse anche per essere un uomo estremamente affabile, a tratti anche gioviale, grande amante della cabala e del lotto, oltre che lavoratore instancabile, sta probabilmente nel fatto che la vera casa era alquanto defilata, modesta ed in condizioni di grave degrado, forse perciò si preferì apporre la lapide commemorativa sulla facciata di un altro palazzo che, meglio posizionato e con 4 belle colonne sulla facciata, era certo di tutt’altro livello anche come immagine oltre ad essere in ottime condizioni perché di più recente costruzione.

Forse il pensiero provinciale e limitato impediva di immaginare che un personaggio tanto grande potesse risiedere in una casa tanto umile: e la bugia venne rinfocolata con una seconda lapide apposta nel 1973 su una casa di corso Trieste, che però non era quella di Vanvitelli, nel bicentenario della morte.

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One thought on “Luigi Vanvitelli, un grande casertano “sfrattato” di casa

  1. Anonymous

    Certo che questa notizia ci ha migliorato la giornata. Ma che ce ne fotte di dove abitava? Carinola, Casale e le altre frazioni hanno problemi ben più importanti, as esempio la mancanza di acqua, ed invece ci dobbiamo sorbire questo pistolotto.

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