Il basolato di via S. Aurilio, il principio della fine della bellezza

Intorno alla metà degli ’70, o forse era il 1974 o ’73, fu rimosso lo splendido basolato vulcanico che ricopriva la strada principale di Casale, quella che l’attraversa da sud al centro, fin dagli anni ’30. Autore di questa non certo felicissima iniziativa, quasi sicuramente una delle poche decisioni criticabili di questo illustre professionista, fu il compianto dottor Armando Trabucco che, protagonista della vita politica carinolese e da poco eletto Consigliere Provinciale per il suo partito, militava nel PSI, volle lasciare qualcosa di tangibile ai suoi compaesani casalesi.

Probabilmente mal consigliato da qualcuno dei tanti amici e sostenitori politici, il buon Dottore fu animato dalla convinzione che l’asfalto fosse la soluzione migliore per rimpiazzare qualcosa che stava diventando sempre più obsoleto e di difficile manutenzione. C’è da dire che effettivamente le basole, dopo esser state installate dai vasulari o posatori di basole, venivano sottoposte a periodica “cura manutentiva” da parte degli scalpellini, o per meglio dire scalpellatori, che manualmente con la propria arte di secoli, mantenevano e spesso ripristinavano l’originaria e naturale ruvidezza delle basole per evitare che a causa dell’usura divenissero pericolosamente scivolose causando incidenti ai passanti. C’era proprio una famiglia a Casale che si occupava di questo lavoro, una nobile arte fattasi via via sempre più rara come quasi tutti gli aspetti dell’artigianato.

La convinzione che tale mestiere stesse lentamente ma inesorabilmente scomparendo, cosa che poi è stata parzialmente smentita da quei scalpellini che ancora sono in attività nei paesi vesuviani, non tanti come prima certo, dicevamo tale non proprio corretta convinzione, fu alla base dell’avvento dell’asfalto.

Alle basole dopo la rimozione fu ahinoi riservata una fine ingloriosa, non certo degna di un elemento che per decenni aveva abbellito il centro storico di Casale: il parroco don Struffi, altro grande del recente passato casalese, mise a disposizione quel po’ di spazio nei pressi del Santuario, lì dove c’è la pietra di tufo e dove in seguito sarebbero state installate le panchine, come deposito provvisorio in attesa di un loro congruo riutilizzo. Facendo un salto in avanti diciamo subito che, nonostante il tempo passasse, non si trovò mai un modo per riutilizzarle, tanto che le basole divennero un inutile ingombro e alla fine furono buttate nella vicina scarpata, giù nella gola che prima ospitava il ruscello.

Ritorniamo alla nostra storia. Inizialmente l’asfalto sembrò anche una buona idea, un deciso passo verso la modernità e il progresso, ma poi a lungo andare non diede tutte quelle garanzie che si speravano, in primis perché ci si rese conto che anch’esso abbisognava di un’accurata manutenzione, specie col passar del tempo, ma poi, cosa non trascurabile, perché d’Estate con le alte temperature il bitume si liquefaceva e avere una fonte di calore così opprimente e fastidiosa sotto i piedi e vicino alle abitazioni private non era certo piacevole.

Il testo è storia quasi recente. Alla fine degli anni Novanta anche l’asfalto fu rimosso e l’amministrazione Di Biasio installò i sampietrini ma già da subito questi mostrarono limiti preoccupanti, soprattutto perché a posizionarli non dovette essere una ditta specializzata perché, si sa, il sampietrino ben posizionato dura secoli e secoli, quando poi nemmeno viene curato per bene e spesso viene “ri-appiccicato quasi con lo scoc”…!

Insomma, il sanpietrino divelto oltre a creare una buca/voragine non solo s’ingrandisce a vista d’occhio diventando pericolosissima per le macchine, lo è anche e soprattutto per la personale incolumità dei pedoni! Non è certo con il rattoppo alla meglio che si può risolvere il problema, mettere la solita pezza, magari con il bitume, e delimitare il tutto, vita natural durante, con la solita transenna gialla, ma bisognerebbe incaricare qualche ditta specializzata che conservi quel poco di bellezza che poco a poco si sta distruggendo.

Tale distruzione principiò con la rimozione del meraviglioso basolato vulcanico di cui abbiamo raccontato.

Cari politici avete voluto toglierlo, in base a chissà quale cervellotico motivo, ma sappiate almeno conservare ciò che lo ha sostituito: ancora una volta, e sta diventando una frase che ricorre sin troppo spesso, dobbiamo dire che si stava meglio quando si stava peggio!

2 thoughts on “Il basolato di via S. Aurilio, il principio della fine della bellezza

  1. AvatarAnonymous

    ci sono politici a Casale? che rappresentano e difendono Casale a livello Comunale?
    (la risposta?: “vedi Circunvallazione”)

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  2. AvatarAnonymous

    Siamo rappresentati da politici che non è che non riescono a vedere la soluzione, è che fa comodo non vedere il problema.

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