Dal secolo dei Diritti a quello della Fratellanza

Nel corso dell’incontro svoltosi a Bangkok il 21 novembre, il Patriarca supremo dei Buddisti ha accolto Papa Francesco con amicizia e lo ha ringraziato perché la Chiesa cattolica in Thailandia è venuta «per aiutare e non per conquistare». Somdej Phra Maha Muneewong si è detto grato perché la Chiesa cattolica non ha manifestato mire egemoniche o di proselitismo, ma si è impegnata per aiutare i poveri e per difendere la casa comune.

Il Vescovo di Roma, a sua volta, ha molto apprezzato le parole del leader religioso buddista e gli ha consegnato il “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, firmato ad Abu Dhabi nel febbraio scorso. Con questo gesto il Papa ha offerto la possibilità anche ai Buddisti di aderire al “Documento sulla Fratellanza umana”.

Quando papa Francesco e il grande imam Ahmad al-Tayyeb firmarono quel Documento, molti ritennero che si trattasse solo di un accordo tra cattolici e musulmani, che, per quanto importante, rimaneva comunque limitato ai rapporti bilaterali tra il Cristianesimo e l’Islam sunnita. In realtà, nel leggere quel Documento, si rimane impressionati dal suo carattere innovativo e avanzato, rivolto a tutte le culture e a tutte le religioni. Capace di segnare un’epoca. Un Documento che supera la “Dichiarazione universale dei diritti umani” (1948) proponendo al mondo un nuovo impegno per costruire la civiltà dell’amore. Popoli e nazioni, culture e religioni: uniti tra loro in un rapporto di fratellanza. Nella “Dichiarazione universale dei diritti umani” si parla di rispetto dei diritti e di denuncia delle violazioni. Il “Documento sulla Fratellanza” propone un atto di fede che porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare.

La logica del “Documento sulla Fratellanza” supera anche la tavola dei Dieci Comandamenti, caratterizzata da una serie di negazioni («non nominare, non commettere, non desiderare…»), e si rifà piuttosto ai principi espressi nelle “Beatitudini”: «…beati i miti, beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, beati i misericordiosi, beati i puri di cuore, beati gli operatori di pace… perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Dopo aver toccato la vita dell’uomo e del pianeta nelle sue molteplici manifestazioni, il Documento si conclude con «l’invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti – anzi, tra i credenti e i non credenti – e tra tutte le persone di buona volontà».

Rivolge un appello a «ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo cieco; a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e incoraggiati dalle religioni». Auspica di poter essere «testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano». Esprime la speranza d’essere «un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud, e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano». «Questo – sottolineano i firmatari – è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita».

Il “Documento sulla Fratellanza” ha già visto l’adesione di numerose personalità, tra le quali l’ex direttrice generale dell’UNESCO Irina Bokova; il rabbino senior della Congregazione ebraica di Washington M. Bruce Lustig; il cardinale Miguel Àngel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso; il sultano Faisal Al Remeithi, segretario generale del Consiglio Musulmano degli Anziani. Nel leggere questo Documento, ci si rende conto d’essere di fronte a una dichiarazione di tale rilevanza che merita d’essere diffusa in ogni paese e nazione del mondo. A partire dalle scuole di ogni ordine e grado.

 

Antonio Gaspari, direttore www.orbisphera.org

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