Gaeta: la fossa comune dei morti dell’assedio del 1861

Uno degli episodi della storia italiana che sembrano frutto di una sceneggiatura da film o trama di un romanzo avvenne a Gaeta all’inizio degli anni Sessanta del Novecento, quando durante i lavori per la costruzione di una scuola pubblica riaffiorarono dal sottosuolo centinaia (migliaia?) di resti umani legati a uno degli ultimi atti della fine del Regno delle Due Sicilie: il drammatico Assedio di Gaeta. Quella scoperta riportò alla luce una pagina dolorosa della storia nazionale e mise improvvisamente in contatto il presente con una tragedia rimasta sepolta, e non solo metaforicamente, per quasi un secolo.

Tra il novembre 1860 e il febbraio 1861 la fortezza di Gaeta rappresentò l’ultimo baluardo del regno borbonico. Qui si erano rifugiati il re Francesco II di Borbone e l’esercito fedele alla monarchia dopo l’avanzata delle truppe sabaude guidate dal generale Enrico Cialdini (avete presente quello della lapide di San Giuliano di Teano, esatto “il boia di Pontelandolfo e Casalduni”, proprio lui!). L’assedio durò oltre tre mesi e fu estremamente violento: la città venne bombardata incessantemente dall’artiglieria piemontese e dalla flotta militare, mentre all’interno delle mura si combatteva tra fame, epidemie e distruzioni. Alla fine la piazzaforte capitolò il 13 febbraio 1861, pochi giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, le vittime ufficiali registrate tra i militari furono centinaia, ma non esistono dati certi sulle perdite tra la popolazione civile, che subì pesantemente il bombardamento e le repressioni successive.

Quasi cento anni dopo, nel 1960, Gaeta stava vivendo una fase di espansione urbanistica. In quell’area della città si progettava la costruzione di un nuovo complesso scolastico. Durante gli scavi per le fondamenta, in particolare per la palestra della futura scuola, gli operai si imbatterono in qualcosa di inatteso: una enorme cavità nel terreno piena di ossa umane. La fossa aveva dimensioni impressionanti: circa dodici metri di profondità e una ventina di metri di diametro, e all’interno erano ammassati scheletri, resti di divise militari borboniche, cappotti, ciocie contadine, bisacce e perfino bottoni d’argento con il giglio dei Borbone.

Con il passare dei giorni ci si rese conto che non si trattava di pochi resti ma di una vera fossa comune. Secondo le testimonianze dell’epoca furono riesumati fino a circa duemila scheletri, probabilmente appartenenti a soldati e civili legati alla causa borbonica uccisi dopo la caduta della città. La scoperta provocò grande impressione tra gli abitanti e le autorità locali. Per settimane gli operai comunali si dedicarono alla raccolta e al trasferimento dei resti.

La coincidenza storica era quasi simbolica: proprio in quegli anni l’Italia stava celebrando il centenario dell’Unità nazionale.

Le ossa vennero raccolte e trasportate nel cimitero di Gaeta, e le operazioni di recupero durarono circa un mese, e alla fine i resti furono deposti in una sepoltura collettiva. In sostanza, dopo quasi cento anni quei morti ricevettero finalmente una sepoltura formale e dignitosa.

Una volta terminata la rimozione delle ossa, i lavori ripresero regolarmente. L’edificio scolastico venne completato e inaugurato poco dopo. La struttura realizzata era una scuola media dedicata al poeta e premio Nobel Giosuè Carducci. Insomma un luogo destinato all’istruzione dei giovani venne edificato proprio sopra un terreno che aveva custodito per un secolo le tracce di una tragedia della storia nazionale.

La vicenda della fossa comune di Gaeta rimane ancora oggi poco conosciuta ma estremamente significativa. Essa dimostra come il processo di unificazione italiana, celebrato nei libri di scuola come una epopea patriottica, sia stato anche un conflitto duro e sanguinoso, una vera e propria guerra di conquista che lasciò dietro di sé ferite profonde nelle popolazioni locali. A Gaeta, quelle ferite riemersero letteralmente dal sottosuolo cento anni dopo, quando le ruspe destinate a costruire una scuola riportarono alla luce i morti dell’ultimo assedio borbonico.

Una storia che ricorda quanto la memoria storica sia spesso nascosta sotto strati di terra, pronta a riapparire quando meno ce lo aspettiamo. L’ennesima memoria scomoda del Risorgimento

One thought on “Gaeta: la fossa comune dei morti dell’assedio del 1861

  1. Anonymous

    “FALSO RISORGIMENTO”, in realtà (cosa che è proibita insegnare nelle scuole ancora oggi) fu;
    -DEPAUPERAMENTO ECONOMICO DEL SUD;
    -DEINDUSTRIALIZZAZIONE DEL SUD;
    -REPRESSIONE DEL SUD;
    -PLEBISCITI PILOTATI. etc.

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