Quando Telemaco Trabucco aveva seguito Garibaldi, nel 1860, aveva creduto che l’Italia fosse una cosa semplice. Aveva creduto che bastasse abbattere un vecchio regno, cacciare i Borbone e mettere insieme sotto una stessa bandiera uomini che parlavano lingue diverse, che avevano avuto leggi diverse e imparato a chiamarsi nemici. Era partito giovane da Casale, un bel gruppo di case a qualche chilometro da Carinola, con l’entusiasmo di chi crede nella storia prima ancora di conoscerne il prezzo, un prezzo alto per un giovane di buona famiglia e che avrebbe dovuto rinunciare a molti agi. Aveva visto il Regno delle Due Sicilie crollare in pochi mesi e quando era tornato a casa, aveva portato con sé quella convinzione: l’Italia era finalmente fatta.
Poi erano arrivati i piemontesi.
Non quelli che aveva immaginato durante la spedizione, non un esercito liberatore che avrebbe portato giustizia e uguaglianza, ma soldati che parlavano un’altra lingua, che requisivano uomini e animali, che cercavano armi, oro, argento, preziosi e denaro come volgari ladri, invasori che entravano nei paesi con ordini precisi e poco interesse per le ragioni di chi viveva da quelle parti da generazioni. Telemaco cominciò allora a comprendere che unire un paese sulla carta era molto più facile che unire la vita degli uomini.
Nel 1866 era sindaco di Carinola, il primo sindaco di questo piccolo comune del Casertano messo lì dai nuovi padroni piemontesi. Non riusciva a celare il suo orgoglio ma era avviluppato da paure, e intanto il suo ufficio era diventato un osservatorio sulla nuova Italia, dove ogni giorno arrivavano notizie.
– Una banda era stata vista sui monti... Un contadino aveva dato da mangiare ai briganti... Un altro era stato arrestato perché sospettato di essere manutengolo di criminali... Qualcuno era stato trovato con un fucile... Qualcun altro aveva raccontato di avere incontrato uomini armati lungo i sentieri del Massico.
Ogni rapporto aveva la stessa conclusione: delinquenti. Telemaco leggeva quelle parole e rimaneva in silenzio, non era un uomo che amasse i delinquenti, ma conosceva la differenza tra un assassino e un uomo che aveva preso un fucile perché non aveva più nulla da perdere.
La montagna del Massico guardava Carinola dall’alto e sembrava appartenere a un mondo diverso. Di giorno vi salivano pastori e contadini, ma di notte comparivano uomini armati, perché lì sul Monte Massico le bande trovavano boschi, sentieri, anfratti e soprattutto silenzio. Qualcuno scendeva per procurarsi viveri, qualcuno veniva a chiedere denaro, qualcuno veniva a cercare notizie e qualcuno, soprattutto, cercava protezione. Telemaco sapeva e con lui i carabinieri, i soldati, e ogni funzionario del nuovo Stato, ma lo sapevano soprattutto gli abitanti delle campagne.
Una sera d’autunno, mentre fuori dalla finestra cadeva una pioggia sottile, Telemaco ricevette la visita di un uomo: non portava uniforme, aveva il cappello calato sugli occhi e un mantello scuro sulle spalle.
– «Sindaco», disse all’improvviso;
Telemaco lo guardò:
– «Chi siete?»
– «Uno che viene dal Massico!», tutto chiaro, non serviva altro.
– «Che volete?»
L’uomo esitò.
– «Non vogliamo fare del male alla gente del paese»
Telemaco non rispose.
– «Ma ci stanno dando la caccia come se fossimo bestie»
Il sindaco abbassò gli occhi, conosceva quella storia, ogni giorno ne arrivava una nuova. L’uomo continuò:
– «Dicono che siamo delinquenti, ma nessuno domanda perché siamo saliti sulla montagna»
Telemaco sollevò lo sguardo.
– «E perché?»
– «Perché quelli che sono venuti dal Nord ci hanno tolto tutto»
Il sindaco non gli rispose, non perché fosse convinto di ogni parola, ma perché alcune parole, anche quando sono pronunciate da un uomo ricercato, possono contenere una parte di verità.
La situazione peggiorò. le autorità decisero di aumentare la pressione, la Guardia Nazionale avrebbe dovuto collaborare nella caccia ai briganti, ma Telemaco conosceva bene gli uomini che ne facevano parte. Conosceva i loro nomi, conosceva le loro famiglie, sapeva che alcuni avevano paura, altri addirittura simpatizzavano apertamente per gli insorti e altri ancora non volevano combattere contro uomini che fino a pochi anni prima erano stati loro compaesani. Insomma la Guardia Nazionale, agli occhi delle autorità, era diventata inaffidabile.
E Telemaco lo sapeva, nel palazzo comunale arrivarono ordini, richieste, sollecitazioni: bisognava fare di più, bisognava sorvegliare le montagne, bisognava impedire che i briganti ricevessero viveri, bisognava arrestare i manutengoli, bisognava collaborare con i militari.
Fu allora che Telemaco prese una decisione, una di quelle che sarebbe rimasta nelle carte amministrative, ma che nessun documento avrebbe potuto spiegare fino in fondo: la Guardia Nazionale di Carinola doveva essere sciolta, ufficialmente perché inefficiente e perché incapace di svolgere il compito affidatole. Nella mente del Sindaco, però, c’era qualcosa di più. Se quegli uomini fossero rimasti armati, prima o poi qualcuno avrebbe ordinato loro di salire sul Massico, e allora avrebbero dovuto scegliere: obbedire oppure rifiutarsi.
Telemaco voleva evitare quella scelta, non voleva che uomini di Carinola sparassero contro altri uomini di Carinola.
Intanto sul Massico la guerra continuava, i soldati salivano lungo i sentieri, le bande scendevano verso le campagne. Le notti diventavano più lunghe, ogni rumore poteva essere un segnale, ogni sconosciuto poteva essere una spia, ogni contadino poteva essere accusato di manutengolismo.
La montagna era diventata una frontiera, il nuovo Stato la chiamava brigantaggio, gli uomini che stavano sulla montagna la chiamavano resistenza, la gente del paese, più prudentemente, non la chiamava in nessun modo perché ormai aveva imparato che, in tempi come quelli, anche una parola poteva diventare una colpa.
Un mattino Telemaco salì sul Massico: camminò lentamente lungo un sentiero che conosceva fin da ragazzo, guardò Carinola dall’alto: le case sembravano piccole, ancora più lontano si vedevano la pianura e il mare. Pensò all’Italia, quella che aveva immaginato combattendo con Garibaldi, quella che un cui pezzo ora amministrava da sindaco: per la prima volta si domandò se avesse combattuto per ottenere proprio quello che vedeva sotto i suoi occhi, credeva di non aver rimpianti per il passato, ma ora visto il presente cominciava ad aver dubbi.
Dietro un gruppo di alberi sentì un rumore e si fermò: comparvero due uomini, uno impugnava un fucile. Telemaco non si mosse.
– «Sindaco»
– «Vi conosco?»
– «No»
– «Allora perché voi conoscete me?»
L’uomo sorrise.
– «Sul Massico si sa tutto». Rimasero qualche secondo in silenzio, poi Telemaco disse:
– «State attenti»
– «A cosa?»
– «A non diventare quello che i vostri nemici dicono che siete». L’uomo abbassò lentamente il fucile.
– «E voi, sindaco?» Telemaco guardò verso il paese.
– «Io cerco di non diventare quello che sono venuto a combattere.»
Negli anni successivi il brigantaggio sarebbe lentamente diminuito, gli eserciti avrebbero occupato le montagne, le bande sarebbero state distrutte. Molti sarebbero morti, altri arrestati. altri ancora avrebbero attraversato il confine. Il nuovo Stato avrebbe continuato a chiamarli briganti.
La storia ufficiale avrebbe registrato arresti, operazioni militari, sequestri e condanne, ma nei paesi del Massico sarebbe rimasta un’altra memoria, fatta di racconti sussurrati nelle case, davanti ai focolari, molti anni dopo.
E in quella memoria Telemaco Trabucco sarebbe rimasto come un uomo difficile da classificare: era stato garibaldino, patriota, Sindaco del nuovo Regno d’Italia, Eppure, proprio mentre l’Italia cercava di cancellare dalle montagne gli ultimi uomini fedeli al vecchio ordine, Telemaco aveva cominciato a guardarli con occhi diversi, non necessariamente come eroi, nemmeno come innocenti ma come uomini.
Sul Monte Massico, intanto, scendeva la sera, e per qualche tempo ancora, tra i boschi, continuarono ad accendersi piccoli fuochi: nessuno sapeva con certezza chi li avesse accesi, ma qualcuno continuava a guardarli dalla finestra e a chiedersi se fossero i fuochi dei briganti o quelli, ancora più lontani, di un’Italia che non aveva mantenuto tutte le promesse fatte nel 1860.