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  • CPR a Castel Volturno: bando da 41 milioni

    CPR a Castel Volturno: bando da 41 milioni

    Il progetto per la realizzazione di un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno entra ufficialmente nel vivo con la pubblicazione di un bando da oltre 41 milioni di euro, segnando un passaggio decisivo in una vicenda che da tempo anima il dibattito politico e sociale sul territorio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio piano nazionale volto a rafforzare il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio, strutture destinate a ospitare temporaneamente cittadini stranieri in attesa di espulsione.

    Il finanziamento previsto testimonia l’importanza strategica attribuita dal Governo a questa infrastruttura, che dovrebbe sorgere in un’area già segnata da complesse dinamiche sociali e urbanistiche. Castel Volturno, infatti, rappresenta da anni uno dei punti più delicati della gestione dei flussi migratori in Campania, sia per la significativa presenza di comunità straniere sia per le criticità legate al controllo del territorio.

    Secondo quanto emerge dal bando, il progetto non si limita alla semplice costruzione della struttura, ma comprende anche interventi di adeguamento infrastrutturale, sistemi di sicurezza avanzati e servizi interni necessari al funzionamento del centro. L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare un complesso moderno, in linea con gli standard europei, capace di garantire condizioni dignitose per le persone trattenute, pur nel rispetto delle finalità di controllo e rimpatrio.

    Non mancano tuttavia le polemiche. L’ipotesi di un CPR a Castel Volturno ha già sollevato preoccupazioni tra amministratori locali, associazioni e cittadini, timorosi di un ulteriore aggravamento delle criticità sociali già presenti. Il timore diffuso è che una struttura di questo tipo possa incidere negativamente sull’equilibrio del territorio, aumentando tensioni e difficoltà nella gestione della sicurezza.

    D’altra parte, i sostenitori del progetto sottolineano come la realizzazione del centro possa contribuire a rendere più efficace il sistema dei rimpatri, oggi spesso rallentato da carenze strutturali e logistiche. In questa prospettiva, il nuovo CPR rappresenterebbe uno strumento necessario per rafforzare la capacità dello Stato di gestire in modo ordinato i flussi migratori, evitando situazioni di irregolarità prolungata.

    La pubblicazione del bando apre ora una fase concreta, che porterà all’individuazione delle imprese incaricate dei lavori e, successivamente, all’avvio del cantiere. Resta da capire quali saranno i tempi effettivi di realizzazione e, soprattutto, quale sarà l’impatto reale dell’opera su un territorio già complesso come quello di Castel Volturno. Il tema, inevitabilmente, continuerà a dividere opinione pubblica e istituzioni, in un confronto che tocca questioni fondamentali come sicurezza, diritti, integrazione e sviluppo locale.

  • Earth Day 2026 – Quanto pesa la Terra?

    Earth Day 2026 – Quanto pesa la Terra?

    In occasione dell’Earth Day 2026 abbiamo dato libero sfogo a una domanda che ci ronza da anni nella testa e che calza a pennello per la giornata dedicata al pianeta Terra e all’ “uso”, anzi spesso all’ABUSO che, ahinoi, noi esseri umani in questo periodo storico ne facciamo, negli ultimi due-tre secoli specialmente, credendo di esserne gli indiscussi proprietari e padroni, e non dei temporanei ospiti che prima o poi se ne andranno. Dunque, sappiamo bene che il pianeta Terra è una sfera sospesa nello spazio cosmico ma il dubbio che ci sovviene è…

    Quanto “pesava questa palla” 10000 anni fa con poche migliaia di esseri umani e molte foreste, e invece quanto pesa oggi con 8 miliardi di esseri umani, milioni di case, ville e palazzi condominiali, strade, autostrade, sopraelevate, megastrutture, e tante altre opere dell’uomo moderno.

    Una domanda affascinante, perché mette insieme fisica, storia umana e percezione del nostro impatto sul pianeta. La risposta è breve, concisa e al contempo sorprendente:

    La Terra oggi pesa praticamente quanto pesava 10.000 anni fa!

    Ma è il perché ad essere ancora più interessante. Partiamo da un dato di riferimento. La massa della Terra è di circa 5,97 × 10²⁴ chilogrammi, cioè quasi 6 miliardi di miliardi di miliardi di tonnellate. Un numero così enorme che rende immediatamente evidente una cosa: tutto ciò che l’umanità ha costruito, scavato, bruciato o trasformato avviene all’interno di un sistema chiuso, senza che aggiunga cioè materia significativa dall’esterno. Diecimila anni fa c’erano forse pochi milioni di esseri umani, immense foreste, ghiacciai più estesi, meno città e nessuna infrastruttura artificiale, mentre oggi siamo oltre 8 miliardi di persone, con grattacieli, autostrade, dighe, aeroporti e megastrutture, ma la verità è che case, strade e palazzi non sono “peso nuovo”: sono fatti di pietra, sabbia, metalli e acqua che erano già parte della Terra. Abbiamo solo spostato materia dalla crosta, riorganizzandola in altre forme. In pratica tutto secondo il principio di conservazione della massa formulato da Antoine Lavoisier, «In natura nulla si crea e nulla si distrugge», la materia non può essere creata o distrutta ma solo trasformata.

    Nemmeno la deforestazione cambia il peso del pianeta. Un albero abbattuto diventa legno, carta, cenere o CO₂, ma la massa resta qui. Quando bruciamo combustibili fossili non “distruggiamo” materia: trasformiamo carbonio solido in gas, che rimane nell’atmosfera. Dal punto di vista del peso terrestre, è solo un cambio di stato e di destinazione d’uso; le variazioni reali di massa esistono, ma sono minuscole. Ogni anno la Terra acquista circa 40.000 tonnellate di polveri cosmiche e micro-meteoriti dallo spazio, ma allo stesso tempo, perde una quantità simile (o leggermente maggiore) di gas leggeri come idrogeno ed elio che sfuggono nello spazio. Il bilancio complessivo è una variazione dell’ordine di milioni di tonnellate all’anno, che sembra enorme ma che in effetti rappresenta meno di una parte su un miliardo di miliardi della massa totale del pianeta: fisicamente trascurabile.

    In conclusione quindi, la Terra non pesa di più oggi rispetto a 10.000 anni fa. Ciò che è cambiato radicalmente non è la sua massa, ma la sua superficie, i suoi equilibri ecologici e chimici, e soprattutto la distribuzione dell’energia e della materia. L’uomo non ha reso il pianeta più “pesante”, ma lo ha reso profondamente diverso, e questo, pur non spostando la bilancia cosmica, pesa enormemente sul futuro della vita che lo abita. Quesito affascinante è vero ma risposta, a pensarci bene, alquanto scontata se si pensa al principio di conservazione della massa in un sistema chiuso cui accennavamo!

    Eppure…

    È mai possibile che i miliardi di esseri umani che ci sono in più, e quindi carne, muscoli e ossa, non pesino nulla? Passi per le materie che sono sempre state presenti, anche se oggi vengono sfruttate e trattate in modo diverso, ma il peso degli uomini?

    Altro dubbio legittimo e giusto, facciamo quindi il ragionamento con i numeri, senza scorciatoie concettuali. Secondo una stima prudente la popolazione mondiale è di 8 miliardi e il peso medio per persona è di 62 kg, e questo ci è fornito da una media globale reale, il che dà origine a una massa totale degli esseri umani oggi rispondente acirca 500 miliardi di kg (8.000.000.000 × 62 kg = 4,96 × 10¹¹ kg), ovvero 500 milioni di tonnellate. Diecimila anni fa la popolazione umana era stimata tra 4 e 10 milioni. Prendiamo la stima più alta quindi 10 milioni × 60 kg ≈ 6 × 10⁸ kg, circa cioè 600.000 tonnellate. Quindi500.000.000 tonnellate − 600.000 tonnellate ≈ 499.400.000 tonnellate

    Ergo: oggi sulla Terra ci sono circa mezzo miliardo di tonnellate di esseri umani in più rispetto a 10.000 anni fa.

    E quindi perché questo peso non conta per la massa della Terra?

    Perché quel mezzo miliardo di tonnellate in effetti non è materia nuova, per un motivo ben preciso: ogni atomo che compone i nostri muscoli, ossa e sangue proviene dalla Terra stessa, perché il calcio delle ossa GIÀ era nella roccia, il ferro del sangue GIÀ era nei minerali, il carbonio dei muscoli GIÀ era nell’atmosfera o nel suolo e infine l’acqua del corpo GIÀ era nei mari, fiumi o falde. Quando nasce una persona quindi la Terra non aumenta di peso in virtù del fatto che quegli atomi vengono semplicemente spostati da suolo, aria, acqua e biosfera non umana al corpo umano. In effetti diecimila anni fa quei 500 milioni di tonnellate di materia erano alberi, erano animali, erano batteri, erano carbonio nel suolo, erano acqua libera. Oggi sono corpi umani.

    Per fare un semplice esempio immaginiamo una nave che trasporta sabbia: se spostiamo la sabbia dalla stiva alla coperta la nave non pesa di più, ma cambia solo la distribuzione del peso, possiamo dire, per analogia, che l’umanità è la sabbia spostata sulla coperta della Terra.

    Il fatto è che luomo non pesa davvero, fisicamente pesa eccome (mezzo miliardo di tonnellate non è poco). Cosmicamente e planetariamente però è un peso trascurabile perché in effetti la massa della Terra è di 5.970.000.000.000.000.000.000.000 kg, la massa umana totale è di “appena” 500.000.000.000 kg, con un rapporto di 1 a 10¹³ (un diecimillesimo di miliardesimo). Trascurabile quindi!

    QUELLO CHE VERAMENTE È CAMBIATO non è il peso della Terra, ma la composizione dell’atmosfera, il ciclo del carbonio, la biodiversità, l’energia dissipata, l’entropia del sistema.

    Insomma la vera differenza non è il peso, ma l’impronta che l’uomo con le sue azioni lascia sul pianeta Terra.

    L’uomo non ha reso il pianeta più “pesante”, ma lo ha reso profondamente diverso, e questo, pur non spostando la bilancia cosmica, pesa enormemente sul futuro della vita che lo abita, la sua stessa vita cioè: dimostrazione ulteriore della pochezza, della piccolezza dell’essere umano, in pratica l’uomo ha la stessa importanza di una zanzara sulla schiena di un elefante! Rendersi conto di ciò sarebbe il vero passo avanti per l’uomo, la cui esistenza o meno, e questo tra l’altro lo diceva anche Giacomo Leopardi nel Dialogo della Natura e di un Islandese – una delle sue Operette Morali – 1824, non ha influenza alcuna sui processi naturali della Terra!

  • Carinola e i residui 2025: la sfida del risanamento finanziario

    Carinola e i residui 2025: la sfida del risanamento finanziario

    Il Comune di Carinola compie un nuovo passaggio fondamentale nel complesso percorso di risanamento dei conti pubblici approvando il riaccertamento ordinario dei residui relativamente all’anno 2025, con contestuali variazioni di esigibilità sugli esercizi 2025 e 2026. La determina del settore finanziario, adottata oggi 21 aprile 2026, si inserisce in un contesto amministrativo ancora segnato dalla dichiarazione di dissesto finanziario deliberata nel 2022, che continua a condizionare in maniera significativa la gestione economica dell’Ente. In questo quadro, ogni operazione contabile assume un valore strategico, perché contribuisce a ristabilire equilibrio, trasparenza e attendibilità nei bilanci comunali.

    Il riaccertamento dei residui rappresenta un passaggio tecnico ma importante, attraverso il quale l’amministrazione verifica la reale esistenza dei crediti e dei debiti iscritti in bilancio, eliminando quelli non più esigibili e riallocando nel tempo quelli ancora validi. Non si tratta quindi di un mero aggiornamento numerico, ma di una vera e propria operazione di pulizia contabile che consente di fotografare con maggiore precisione la situazione finanziaria dell’Ente. Dall’analisi dei dati emerge che al termine del 2025 il Comune conserva residui attivi per oltre 11,2 milioni di euro, a fronte di residui passivi pari a circa 6 milioni. Si tratta di cifre rilevanti che testimoniano da un lato la consistenza dei crediti vantati dall’ente, ma dall’altro anche il peso delle obbligazioni ancora da onorare.

    Particolarmente significativo è il meccanismo della reimputazione, che ha determinato variazioni di esigibilità distribuite tra il 2025 e il 2026 e la conseguente creazione del Fondo Pluriennale Vincolato, uno strumento essenziale per garantire la corretta correlazione tra entrate e spese negli esercizi futuri. In termini concreti, questo significa che alcune somme vengono spostate negli anni successivi perché diventeranno effettivamente esigibili solo in quel momento, evitando così distorsioni nella rappresentazione del bilancio.

    Questo provvedimento non è isolato, ma si collega a una più ampia strategia di riequilibrio avviata negli ultimi anni, che comprende l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato e il lavoro dell’Organismo Straordinario di Liquidazione. In tale prospettiva, il riaccertamento dei residui diventa uno degli strumenti principali per garantire il rispetto delle regole imposte dalla normativa e per accompagnare il Comune verso una graduale uscita dalla condizione di dissesto.

    Dal punto di vista politico-amministrativo, la scelta di procedere con rigore a questa verifica rappresenta anche un segnale di trasparenza, perché punta a rendere i conti pubblici più chiari e affidabili. Tuttavia, resta evidente che il percorso di risanamento richiederà ancora tempo, disciplina e capacità di programmazione mirante a ricostruire la solidità finanziaria del Comune.

  • Intercarinola: Un solo cuore, un solo Comune, un grande sogno.

    Intercarinola: Un solo cuore, un solo Comune, un grande sogno.

    Ieri la sconfitta del Nocelleto contro i cugini del Carinola per 1 a 0 ha lasciato l’amaro in bocca ai molti tifosi nocelletesi che già pregustavano la vittoria del campionato e quindi l’accesso diretto al campionato di Promozione che sarebbe stato un traguardo storico perché a memoria d’uomo non si ricorda una militanza sia del Nocelleto quanto del Carinola in un campionato superiore alla prima categoria. Tutto può ancora accadere nei prossimi giorni, può darsi che Carinola vincendo contro il Santarpino acceda direttamente al campionato di Promozione mentre in caso di sconfitta dovrà vedersela ai play off con la vincente tra il Teano ed il Nocelleto.

    In ogni caso va dato merito alle due società calcistiche carinolesi per il già molto soddisfacente risultato da entrambe ottenuto fin qui, e comunque vada sarà un successo.
    Tuttavia vorrei fare una mia personale ed opinabile riflessione, a prescindere da qualsiasi esito finale del campionato.
    Indiscutibilmente il Carinola ed il Nocelleto hanno il merito di aver risvegliato la passione per il calcio dei nostri giovani, per lunghissimi anni vinta da un torpore per niente soddisfacente.

    Allora perché non immaginare una fusione delle due società e dar vita ad un solo club rappresentativo di tutto il Comune , una nuova Intercarinola? Si sa che partecipare al campionato di categoria per un piccolo paese è assai impegnativo sia sul fronte organizzativo che finanziario, un campionato di Promozione qualora fosse centrato dall’ una o altra compagine carinolese sarebbe ancora più oneroso sotto tutti i punti di vista e per ovvi motivi.

    Credo che unendo le forze Carinola potrebbe rappresentare una bella realtà calcistica del nostro territorio e ambire a traguardi sportivi ancora più prestigiosi, naturalmente partendo da una cura più specifica dei vivai giovanili e da un congruo coinvolgimento delle più importanti realtà sociali ed economiche del nostro Comune.

    Si sa i campionati di calcio sono un formidabile veicolo di promozione del territorio e Carinola con la sua prestigiosa storia, con i suoi beni architettonici, con le sue affermate cantine, con i suoi eccezionali prodotti agricoli, potrebbe avere un interessante ritorno d’ immagine , oltre che economico.

    Dopodiché dovrebbe essere cura dell’ Amministrazione Comunale progettare e realizzare in tempi necessariamente urgenti un nuovo campo sportivo, poiché l’ esistente non è omologabile per una categoria maggiore della 1^, che permetta all’ eventuale Intercarinola di poter disputare le gare in casa e non a chiedere ospitalità a campi sportivi di altri Comuni.

    Intanto un convinto e sincero plauso ai due dirigenti massimi ed instancabili quali il dott. Del Prete per Carinola e del dottor. Mimmo Migliozzi per il Nocelleto ed ai loro staff.
    Io la dico così: forza ragazzi , abbattete le divisioni, il goffo anacronistico campanilismo frazionistico, unite le forze per essere ancora più forti.

    In bocca al lupo Carinola, in bocca al lupo Nocelleto!

    Bravi tutti e grazie!

    Lorenzo Razzino

  • Ordinanza traffico Casanova (la strada)

    Ordinanza traffico Casanova (la strada)

    Il Comune di Carinola interviene sulla viabilità della frazione di Casanova con un’ordinanza che dispone modifiche temporanee alla circolazione per consentire lavori urgenti alla rete idrica. Il provvedimento, identificato con il numero 26 del 18 aprile 2026 e firmato dal Comandante della Polizia Municipale, introduce un divieto di transito in un tratto specifico della viabilità locale al fine di garantire lo svolgimento in sicurezza degli interventi programmati.

    Nel dettaglio, il divieto riguarderà la strada comunale che collega via Tenente Budetti a via S. Tenente Montano. La limitazione entrerà in vigore alle ore 8:00 del giorno 20 aprile 2026 e resterà valida fino al completamento dei lavori, senza una precisa indicazione dell’orario di riapertura, proprio perché subordinata alla conclusione delle operazioni sul campo.

    La decisione nasce dalla necessità di consentire l’occupazione della sede stradale da parte del cantiere e di tutelare sia gli operatori impegnati nei lavori sia i cittadini in transito.

    L’intervento è stato richiesto dalla società ITL Spa, incaricata delle opere sulla condotta idrica, e si inserisce in un quadro più ampio di manutenzione e adeguamento delle infrastrutture locali. La ITL Spa dovrà provvedere alla segnaletica stradale necessaria, garantire l’utilizzo di dispositivi di sicurezza da parte degli operai e ripristinare lo stato dei luoghi al termine dei lavori, assicurando la completa pulizia dell’area e la riparazione di eventuali danni causati al manto stradale o a terzi.

  • KOCCA: Moda Calena

    KOCCA: Moda Calena

    “Kocca annuncia la nomina di Federica Costanzo come Chief Marketing Officer, rafforzando ulteriormente il proprio percorso di crescita e consolidamento nel panorama fashion internazionale. Con una solida esperienza nel marketing strategico e nella costruzione di brand identity contemporanee, Federica Costanzo entra in Kocca con l’obiettivo di guidare l’evoluzione del posizionamento del marchio, sviluppando una visione integrata tra comunicazione, retail e customer experience.

    Nel suo ruolo, sarà responsabile della definizione e implementazione delle strategie di marketing globali e della gestione e sviluppo del canale e-commerce, con particolare focus sull’innovazione digitale e sul rafforzamento del dialogo con le nuove generazioni, anche attraverso l’adozione di modelli avanzati che integrano l’intelligenza artificiale a supporto delle strategie di comunicazione, contribuendo ad anticipare i trend e costruire relazioni sempre più efficaci e mirate con la propria audience.

    “L’ingresso di Federica rappresenta un passo fondamentale nel nostro percorso di sviluppo”, dichiara Andrea Miranda, consigliere delegato di Kocca srl. “La sua visione strategica e la capacità di interpretare i linguaggi attuali del brand contribuiranno a rafforzare la nostra identità e ad amplificare la presenza del marchio sui mercati internazionali”.
    “Sono entusiasta di entrare a far parte di Kocca in un momento così dinamico per il brand”, afferma Federica Costanzo. “L’obiettivo è costruire un ecosistema di comunicazione coerente e distintivo, capace di valorizzare il DNA del marchio e di creare connessioni autentiche con la community”.

    Questa nomina si inserisce in un più ampio piano di sviluppo aziendale volto a consolidare il ruolo di Kocca come brand di riferimento nel segmento contemporary fashion, attraverso un approccio sempre più orientato all’esperienza e al rafforzamento del valore di marca.”

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    Il comunicato stampa emesso qualche giorno fa da Kocca, noto brand della moda, che riportiamo integralmente sopra, racconta il raggiungimento di un notevole traguardo professionale di una giovane donna manager carinolese: Federica Costanzo (figlia del dott. Gabriele Costanzo e della dott.ssa Marialuisa Golia).

    Quella di Federica è la storia di una donna in carriera stimata ed apprezzata in ambienti lavorativi molto competitivi che contribuiscono al successo del Made in Italy nel mondo.
    Abbiamo voluto evidenziare questa notizia senza dubbio perché ci inorgogliscono i risultati importanti raggiunti dai nostri concittadini. Ma anche perchè crediamo che in questo particolare momento sia necessario dare spazio e respiro a notizie positive, capaci di rilanciare la forza di impegnarsi sempre con determinazione sul lavoro, di mantenere viva la fiamma della speranza e di alimentare sempre la capacità di sognare, tutte doti che caratterizzano la nostra Federica .

    Auguri a Federica Costanzo per il nuovo incarico.

  • Tutela agroalimentare

    Tutela agroalimentare

    Il 15 aprile 2026 è una data destinata a lasciare un’impronta significativa nel panorama normativo italiano legato al settore primario e alla filiera alimentare. Con l’approvazione definitiva del cosiddetto DDL Tutela Agroalimentare, il Parlamento ha trasformato in legge dello Stato un provvedimento atteso da anni, che mira a rafforzare in modo organico la difesa del patrimonio agroalimentare nazionale. Ora si attende soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, passaggio formale ma decisivo per l’entrata in vigore delle nuove disposizioni.

    Il cuore della riforma risiede nella volontà di aggiornare e rendere più incisivo il sistema di contrasto alle frodi alimentari, in un contesto in cui il valore del Made in Italy continua a costituire una delle principali voci di bilancio del Paese. Il comparto agroalimentare italiano, infatti, non rappresenta soltanto una parte rilevante del PIL, ma incarna una tradizione culturale che affonda le radici nella storia e nei territori, esponendosi al tempo stesso a fenomeni sempre più sofisticati di contraffazione e adulterazione.

    La nuova legge introduce un impianto normativo più moderno, capace di intercettare le evoluzioni del mercato e delle tecniche illecite. Viene rafforzato il sistema sanzionatorio, con pene più severe per chi altera, scimmiotta o utilizza indebitamente denominazioni protette, e si amplia il raggio d’azione delle autorità di controllo. In questo senso, il provvedimento punta a garantire maggiore efficacia alle attività di vigilanza, favorendo una collaborazione più stretta tra istituzioni, forze dell’ordine e organismi ispettivi.

    Altro aspetto centrale riguarda la tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine, strumenti fondamentali per valorizzare le eccellenze territoriali. La legge interviene per proteggere in modo più rigoroso prodotti DOP e IGP, spesso oggetto di imitazioni sui mercati internazionali, fenomeno che sottrae ogni anno risorse ingenti all’economia nazionale.

    Non meno importante è l’attenzione riservata alla trasparenza nei confronti dei consumatori. Il legislatore ha inteso rafforzare il diritto all’informazione, prevedendo norme più chiare sull’etichettatura e sulla tracciabilità dei prodotti, con l’obiettivo di rendere immediatamente riconoscibile l’origine e la qualità degli alimenti. In un mercato sempre più globalizzato, la fiducia del consumatore diventa infatti un elemento decisivo, e passa anche attraverso la certezza delle informazioni fornite.

    La portata del provvedimento non si limita però alla repressione degli illeciti. Il DDL Tutela Agroalimentare si inserisce in una visione più ampia di promozione del sistema agroalimentare italiano, sostenendo indirettamente le imprese che operano nel rispetto delle regole e investono nella qualità. In questo senso, la legge può rappresentare un volano per rafforzare la competitività del settore, soprattutto sui mercati esteri, dove la reputazione del prodotto italiano è un fattore determinante.

    Insomma un testo che cerca di coniugare esigenze di rigore normativo e necessità di sostenere un comparto strategico, senza appesantirlo eccessivamente dal punto di vista burocratico, anche se sarà infatti nella pratica quotidiana dei controlli e nell’applicazione delle sanzioni che si misurerà l’efficacia reale della riforma.

  • Flower Top: sogno breve ma intenso

    Flower Top: sogno breve ma intenso

    Casale, 1977. C’è chi guarda a quegli anni con il filtro scuro della cronaca, etichettandoli solo come Anni di Piombo. Ma per chi li ha vissuti nel cuore pulsante della nostra terra, quegli anni non suscitano rimpianti rimpianti o timori, ma chiedono, come se fossero una persona, di essere raccontati. Erano tempi vibranti, mossi da un’energia diversa, forse più sana, sicuramente più umana. Erano gli anni in cui la musica non era solo un suono, ma un richiamo a cui non si poteva restare indifferenti.

    In questo scenario, quasi come un incantesimo che si sprigiona da un garage privato, nasce un nome che ancora oggi, a chi ha qualche primavera in più sulle spalle, fa battere il cuore: Flower Top.

    Eredi diretti de I figli di Cupido, i Flower Top non erano solo una band, erano un frammento di giovinezza casalese che decideva di sfidare il silenzio, anche se a tratti questo silenzio era stato già rotto da esperienze indimenticabili come Il Circolo Culturale l’Arcobaleno e la libera emittente radiofonica Radio Casale. Torniamo però ai Flower Top, il nucleo originale del complesso, termine un po’ vintage forse ma adatto a quei tempi, era un mosaico di talenti e passioni: Giuseppe La Vecchia dettava il ritmo alla batteria, Roberto La Vecchia sosteneva l’armonia al basso, mentre la voce inconfondibile di Luigi “Giggino” Anfora portava le melodie verso il cielo. A completare l’opera, Giovanni Traglia, chitarrista ritmico ma anche sapiente tecnico del suono e coreografo, ed Enzo Compagnone, l’anima letteraria del gruppo, colui che con i suoi testi dava voce ai sentimenti di una generazione, pur attingendo ai grandi successi del tempo.

    Con il passare dei mesi, la famiglia si allargò, accogliendo nuove energie: Salvatore Conforti, il talento falcianese di Ugo Zannini (oggi stimato archeologo), i teanesi Mario ed Enzo Ferrara, e il ricordo sempre vivo del compianto Giuliano De Robbio, il poliziotto di San Marco che alla divisa sapeva alternare la magia delle note.

    Il debutto fu una folgore. Era il maggio del 1978, durante la Festa di San Pasquale. Da quel momento, le piazze di Sessa Aurunca, Teano, Scauri, Casi, Gusti e San Marco impararono a conoscere la loro grinta, sempre sotto la guida sicura del presentatore ufficiale, Mattia Verrengia.

    Ma c’era un dettaglio che rendeva le loro esibizioni leggendarie, un tocco di poesia ruspante e indimenticabile: il loro palco era un “gigante semovente”. Non c’erano riflettori fissi o strutture faraoniche; la musica viaggiava sul cassone del camioncino di Giuseppe Fiorillo o sull’OM50 di Mattia. Quel mezzo, che di giorno faticava trasportando cassette di frutta, la sera si trasformava magicamente nel tempio del rock locale, portando la band e i suoi strumenti tra la gente.

    Perché un nome così suggestivo? Flower Top. Evoca cime innevate, fiori rari, sogni d’alta quota. Ma la realtà è ancora più bella perché radicata nella nostra terra: il nome fu “rubato” da Mattia a una varietà di pesche che proprio allora dominava i mercati ortofrutticoli campani. Un omaggio alle radici, alla natura e alla dolcezza di quella stagione della vita.

    Tutte queste notizie si debbono alla cortesia e alla disponibilità dei succitati amici che, strappati ai loro impegni quotidiani, sono stati da noi contattati: adesso, però, lasciamo spazio ad un nostro ricordo personale.

    Non era solo svago. I Flower Top avevano un cuore che batteva all’unisono con le ferite dell’Italia. Resta scolpito nella memoria il veglione di Capodanno del 1981. Mentre per noi ragazzi era una notte di luci e balli, per loro era una missione: raccogliere fondi per i fratelli colpiti dal devastante terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980. Un gesto nobile, un’armonia di solidarietà che superava il suono degli amplificatori.

    Tutto ciò che è intenso brucia in fretta. Il cammino, iniziato tra i fiori di pesco nel ’78, trovò il suo epilogo nel Capodanno del 1983. Non ci furono liti o rotture drammatiche, ma solo il fluire inesorabile del tempo. «Per colpa della vita che cambia», come ha detto uno di loro. Le strade si separarono, le responsabilità presero il posto delle prove in via Vignai, e il silenzio tornò nel garage di Giggino.

    È stato un sogno breve, è vero. Ma quanto è stato intenso? E quanto è dolce, oggi, chiudere gli occhi e sentire ancora quell’eco che arriva dal cassone di un vecchio OM50, ricordandoci che certi sogni meritano, sopra ogni cosa, di essere stati vissuti.

    Abbiamo ripubblicato questa storia nella speranza di viverne altri di sogni visto che Casale ha un altro gruppo, gli Old Friends Vintage Band e cioè Franco Mancini, Sergio D’Angelo, Sergio Maina, Albino e Manuel Migliozzi, il giovane ultimo acquisto in ordine di tempo ma che già da qualche anno ha dato prova del suo estro, che sono mossi dalla stessa passione e cioè la musica, con un condimento fondamentale, l’amicizia. È dal 2014 che questo sodalizio va avanti anche se, come i Flower Top, è sempre più difficile conciliare impegni lavorativi e familiari con un hobby nato da bambini e diventato adulta con loro.

  • Corso di balli popolari

    Corso di balli popolari

    Con grande soddisfazione comunichiamo l’avvio del Corso di Balli Popolari, un percorso dedicato alla riscoperta delle nostre tradizioni e del patrimonio culturale che da secoli unisce le comunità attraverso il ritmo, il gesto e la festa condivisa.

    Grazie alla disponibilità dell’amministrazione comunale, le lezioni si svolgeranno presso il prestigioso Palazzo Novelli, a Carinola, cornice storica ideale per accogliere un’attività che intreccia memoria, socialità e movimento.

    Il corso guiderà i partecipanti attraverso passi base, ritmi tradizionali e semplici sequenze, con l’obiettivo di valorizzare la danza popolare come esperienza culturale, sociale e comunitaria.

    Con questo progetto desideriamo rinnovare un legame antico e prezioso: quello tra la nostra terra, le sue tradizioni e le persone che la vivono.

    Vi aspettiamo per danzare insieme e dare nuova voce alla nostra eredità popolare.

    * Per informazioni e iscrizioni invitiamo gli interessati a contattarci tramite i nostri canali ufficiali e al numero whatsapp 3201311643.

    Ufficio Stampa APS Un passo dal domani

  • Fatto di sangue tra nobili

    Fatto di sangue tra nobili

    Nel cuore del tardo Rinascimento italiano, quando Napoli era una delle capitali più vive e contraddittorie d’Europa, si consumò uno dei più celebri e inquietanti fatti di sangue della storia nobiliare: l’omicidio della moglie e dell’amante da parte di Carlo Gesualdo. Una vicenda che, ancora oggi, continua ad affascinare storici, musicologi e narratori per la sua miscela di passione, potere, arte e violenza.

    Carlo Gesualdo nacque nel 1566 in una delle famiglie più influenti del Regno di Napoli, allora sotto la corona spagnola. Era principe di Venosa e conte di Conza, titoli che lo collocavano ai vertici dell’aristocrazia meridionale. Molto più rilevante, però, era il lato materno: sua madre, Girolama Borromeo, apparteneva alla potente famiglia Borromeo di Milano. Questo lo rendeva nipote diretto di uno dei più importanti protagonisti della Controriforma cattolica dopo il Concilio di Trento, Carlo Borromeo, poi santo, che era suo zio materno. Sempre attraverso i Borromeo, Carlo Gesualdo era imparentato con altri esponenti di spicco dell’alta nobiltà e del clero, inserendosi in una rete di potere che univa Milano, Roma e Napoli. Cresciuto in un ambiente colto e raffinato, Gesualdo sviluppò presto una sensibilità artistica fuori dal comune, diventando uno dei compositori più originali del suo tempo, celebre per i suoi madrigali carichi di tensione emotiva e ardite dissonanze.

    I madrigali, erano composizioni musicali vocali tipiche del Rinascimento, diffuse soprattutto in Italia tra il XVI e l’inizio del XVII secolo. Si trattava di brani scritti per più voci, generalmente da tre a sei, eseguiti senza accompagnamento strumentale, anche se in alcuni casi gli strumenti potevano raddoppiare le parti vocali. Nato come forma di espressione colta e raffinata, non era destinata alla chiesa ma agli ambienti aristocratici e alle corti, essendo “musica da camera”, pensata per un pubblico ristretto, colto e capace di apprezzare le sottigliezze del rapporto tra musica e poesia. I testi erano spesso tratti da autori importanti, come Francesco Petrarca o Torquato Tasso, e trattavano quasi sempre temi amorosi, ma anche tormenti interiori, contrasti emotivi, passioni e sofferenze. I compositori cercavano di “dipingere” il significato del testo attraverso le note: se il testo parlava di dolore, la musica diventava dissonante e tesa; se evocava gioia o dolcezza, le armonie si facevano più morbide e fluide. Era, in sostanza, una forma di espressione emotiva estremamente sofisticata.

    Dietro la sua produzione musicale si agitava una personalità tormentata, segnata da inquietudini profonde e da un senso quasi ossessivo dell’onore. Nel 1586 sposò Maria d’Avalos, donna di straordinaria bellezza, di qualche anno più vecchia di lui e già vedova due volte; in tal modo Gesualdo si unì a una delle famiglie più influenti del Regno di Napoli. I d’Avalos erano di origine spagnola e avevano un ruolo di primo piano nella politica e nella vita militare del regno. Il matrimonio, combinato secondo le logiche dinastiche dell’epoca, univa due casate potenti, ma non fu mai realmente felice. Maria era brillante, vivace, abituata alla vita mondana della corte napoletana, mentre Gesualdo, più introverso, si rifugiava sempre più nella musica e nella solitudine.

    Fu proprio nella vivace società aristocratica napoletana che Maria intrecciò una relazione clandestina con Fabrizio Carafa, duca d’Andria e poco più che trentenne. Carafa era un uomo affascinante e coraggioso, ben noto negli ambienti di corte. La loro relazione, inizialmente segreta, divenne ben presto oggetto di sussurri e pettegolezzi, fino a giungere alle orecchie dello stesso Gesualdo. Nel contesto culturale e giuridico del XVI secolo, il tradimento coniugale non era soltanto una questione privata, ma un’offesa gravissima all’onore familiare, soprattutto per un nobile e la vendetta, in questi casi, era spesso tollerata se non addirittura giustificata. Gesualdo, ferito nell’orgoglio e consumato dalla gelosia, iniziò a pianificare quindi la sua vendetta con fredda determinazione.

    Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 1590, nel palazzo di famiglia a Napoli, situato nel cuore della città antica, zona di piazza San Domenico Maggiore, nei pressi dell’attuale Palazzo Sansevero, mise in atto il suo piano. Fingendo di partire per una battuta di caccia, Gesualdo lasciò intendere che sarebbe stato assente, mentre in realtà si nascose per sorprendere gli amanti. Quando ebbe la certezza della presenza di Carafa nelle stanze di Maria, fece irruzione accompagnato da alcuni fidati servitori. La scena che si presentò ai suoi occhi fu quella che temeva e al tempo stesso cercava: i due amanti insieme e a quel punto esplose la violenza: Gesualdo uccise entrambi con numerosi colpi, usando spada e pugnali con un accanimento che andava oltre il semplice “delitto d’onore” e infierendo sui corpi con gesti che andavano al di là della semplice esecuzione di una vendetta tanto è vero che le cronache raccontano di una furia brutale, quasi rituale, come se l’atto dovesse cancellare non solo il tradimento, ma anche l’onta pubblica che ne derivava.

    Dopo il delitto, i corpi furono esposti pubblicamente, secondo una pratica che aveva lo scopo di dimostrare la legittimità dell’azione e ristabilire l’onore violato. L’episodio suscitò enorme scalpore, ma, come spesso accadeva in simili contesti, Gesualdo non subì conseguenze giudiziarie significative. La sua posizione sociale e la concezione dell’onore vigente gli garantirono una sorta di impunità poiché Carlo Gesualdo non era solo un principe e un compositore, ma un nodo centrale in una fitta rete di parentele che univa aristocrazia feudale, grandi casate italiane e persino i vertici della Chiesa cattolica. Questa posizione privilegiata contribuì in modo decisivo alla sua sostanziale impunità dopo il delitto.

    Tuttavia, se la giustizia terrena non lo colpì, fu probabilmente la sua coscienza a perseguitarlo. Dopo l’omicidio, Gesualdo si ritirò sempre più spesso nei suoi feudi, vivendo una vita appartata e segnata da un crescente isolamento. Le sue opere musicali successive sembrano riflettere questo tormento interiore: armonie spezzate, tensioni irrisolte, un linguaggio sonoro che anticipa sensibilità molto più moderne, non a caso dai suoi madrigali più maturi emergono atmosfere cupe, spezzate, a tratti quasi moderne, tanto da far dire a molti studiosi che Gesualdo fosse avanti di secoli rispetto al suo tempo. In lui il madrigale non è più soltanto un elegante esercizio di stile rinascimentale, ma diventa una vera e propria confessione musicale, un luogo in cui le emozioni più profonde e oscure trovano voce.

    Dopo il tragico episodio dell’omicidio, Gesualdo si risposò con Eleonora d’Este, entrando così in relazione con la prestigiosa casa d’Este, una delle più importanti dinastie rinascimentali italiane, signori di Ferrara. Questo secondo matrimonio lo collegò a un ambiente culturale raffinatissimo, dove la musica e le arti erano particolarmente sviluppate.

    La sua figura rimane oggi sospesa tra genio e follia, tra artista innovatore e uomo segnato da un gesto estremo: il compianto cantautore Franco Battiato dedica al madrigalista Carlo Gesualdo la canzone intitolata proprio “Gesualdo da Venosa”. Il fatto di sangue del 1590 non è soltanto un episodio di cronaca nera rinascimentale, ma uno specchio della società del tempo, in cui potere, onore e violenza si intrecciavano in modo indissolubile: raccontare questa storia significa anche entrare nelle pieghe più oscure del Rinascimento italiano, spesso idealizzato come epoca esclusivamente di luce e bellezza, ma in realtà attraversato da passioni violente e conflitti profondi. E forse è proprio questa ambivalenza che rende ancora oggi la vicenda di Carlo Gesualdo, morto l’8 settembre del 1613, così potente e irresistibile.