25 aprile: 70° anniversario della Liberazione

Il tramonto del nazi-fascismo in Europa fu definitivamente sancito da diversi episodi tra cui uno ci riguarda da molto vicino avendo avuto come teatro la Reggia di Caserta, la perla borbonica divenuta ormai patrimonio dell’allora Regno d’Italia, ma dall’ottobre del 1943 sede del Comando Nazista e della forze fasciste della Repubblica di Salò per il sud Italia. Ma seguiamo un ordine cronologico:

Dopo il crollo della linea gotica Benito Mussolini si era trasferito a Milano (era il 17 aprile 1945), e il 25 aprile cercò vanamente di trattare la resa col Comitato di Liberazione. Fuggito quella notte verso Como con alcuni gerarchi fascisti e aggregatosi successivamente a un’autocolonna tedesca, fu fermato il 27 aprile dai partigiani a Musso e tentò di sottrarsi alla cattura travestendosi da soldato tedesco; riconosciuto, fu trattenuto in stato d’arresto nella vicina Dongo, e fucilato nel pomeriggio del 28 a Giulino di Mezzegra con la sua amante Claretta Petacci, per ordine del CLN. Esecutore della sentenza fu il partigiano comunista “colonnello Valerio” (Walter Audisio). I due cadaveri, insieme a quelli di altri 18 gerarchi e, in seguito, a quello di Achille Starace (già segretario del PNF, ma caduto in disgrazia e privo di cariche nella RSI, arrestato per le strade di Milano mentre imprudentemente faceva jogging e fucilato alla schiena dopo un processo sommario), furono portati a Milano ed esposti a piazzale Loreto come vendetta per l’analogo episodio di nove mesi prima in cui i nazi-fascisti avevano giustiziato ed esposto nel medesimo luogo alla folla come monito quindici partigiani fucilati da militi della RSI per ordine del comando di sicurezza nazista. È brutto dirlo ma chi per anni si è nutrito solo di odio, violenza e ritorsioni, non poteva attendersi un trattamento diverso da chi quelle angherie subiva sulla propria pelle.

Intanto il 20 aprile 1945, mentre i Russi erano ormai alle soglie di Berlino e gli Anglo-Americani avanzavano rapidamente da ovest, Adolf Hitler divise il comando supremo fra l’ammiraglio Dönitz e Kesselring. Rifugiato da giorni nel bunker sotterraneo della Cancelleria Tedesca, era questo l’ultimo fazzoletto di terra che rimaneva, residuo di un impero di milioni di chilometri quadrati, Hitler decise di morire: dopo aver sposato il 29 aprile la sua amante Eva Braun, e designato l’ammiraglio Dönitz come successore, il 30 aprile si uccise con un colpo di rivoltella appena dopo aver ingoiato una capsula di cianuro per esser sicuro dell’effetto letale del suo atto.

Infine la resa nell’Italia del sud firmata a Caserta: dopo la disfatta della Wehrmacht sul fronte italiano e dopo che le operazioni sugli altri fronti europei avevano ormai determinato il crollo del Terzo Reich, venne firmata la resa incondizionata della Germania alle Forze Alleate il 29 aprile 1945 e divenne effettiva il 2 maggio. Tale atto sancì la fine della Seconda Guerra Mondiale, almeno riguardo allo scenario europeo. Al momento della stipula erano presenti il generale Alexander, il generale inglese Morgan ed il generale Von Vienhiagoff, comandante delle truppe tedesche in Italia. I tedeschi, avendo accettato nell’incontro delle ore 21.00 del 28 aprile le condizioni ultimative consegnate da Morgan nel pomeriggio, l’indomani 29 aprile alle ore 14.00 firmarono ufficialmente l’atto di resa. Il documento, controfirmato da Morgan e redatto in inglese e in tedesco, fissava alle ore 12.00 (in Italia alle ore 14.00) del 2 maggio 1945 il cessate il fuoco.

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L’atto della firma nel salone della Reggia di Caserta

 

A questo punto ci corre l’obbligo di sottolineare una piccola curiosità che ovviamente non scalfisce minimamente quello che è stato il risultato finale, e cioè la resa incondizionata firmata da Nazismo e Fascismo: abbiamo detto che tale firma ci fu «il 29 aprile 1945 e divenne effettiva il 2 maggio»: ebbene tale ricostruzione ci lascia qualche dubbio, in primo luogo perché altre fonti parlano addirittura del 7 maggio 1945”, ma soprattutto perché conosciamo il contenuto di parte di un documento manoscritto con cui il Responsabile della Reggia dell’epoca trasmetteva al Soprintendente di Napoli quanto avveniva giornalmente nella Reggia di Caserta, e questo dice (citiamo testualmente)

è da segnalare inoltre, per la storia di questi luoghi, che per la resa delle truppe naziste e fasciste della repubblichina dell’Alta Italia, le trattative furono svolte al giardino Inglese e la firma dell’Armistizio avvenne nella sala di rappresentanza di Astrea (ove è ubicata la tazza di alabastro) alle ore 14,00 di ieri 2 maggio 1945.

Studio del generale Alexander alla presenza di 10 rappresentanti la stampa estera e Ufficiali Superiori dell’Esercito Alleato.

 

Caserta, 3 maggio 1945

 

Ripetiamo: è ovvio che questo dettaglio non è determinante, ma è però un gustoso condimento di quella storia d’Italia che grazie al sacrificio di partigiani e civili innocenti possiamo continuare a scrivere liberamente.

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Novelio Santoro

 

 

 

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