Charlie, Aylan, vite di serie A e serie B

Come comportarsi di fronte all’increscioso caso di Charlie Gard il bambino britannico di 10 mesi cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ha imposto la morte per decreto, rispolverando quasi l’imposizione della morte per legge che da secoli non veniva più adottata in uno Stato democratico europeo?

Charlie Gard era (è) gravemente malato di mitocondriopatia, una grave malattia ereditaria che non fa funzionare nel modo giusto i mitocondri e nonostante le disperate proteste e gli infiniti ricorsi dei genitori Chris Gard e Connie Yates saranno disattivati oggi dai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, i macchinari che lo tenevano (tengono) in vita: qualunque altro tentativo di salvarlo sarebbe un accanimento terapeutico che farebbe di Charlie una sorta di cavia umana, sono queste le parole usate dai giudici della Corte Europea.

Ora, a parte che il nome di Corte dei diritti dell’uomo sembra suonare leggermente beffardo, bisogna dire che questo caso fa emergere molti fastidiosi interrogativi.

A seconda delle diverse sensibilità si può esser favorevoli o contrari all’eutanasia: chi scrive per esempio lo è per un essere umano senziente, adulto e quindi in grado di decidere autonomamente in base alla propria sofferenza che in pratica lo porta a morire più volte al giorno, e Dio che è padre di immenso amore non può desiderare questo per un proprio figlio, MA NON IN QUESTO CASO, quando ci sono i genitori a decidere, esercitando la patria potestà, che ovviamente si affidano alla speranza, e quindi a Dio, come l’ultima roccia cui s’aggrappa un naufrago. NON IN QUESTO CASO, quando la decisione di staccare la spina ricorda troppo da vicino quello che nei tempi antichi si faceva con i bambini “difettosi” o, nei tempi moderni, l’eugenetica predicata e praticata da Hitler: strano che questa decisione provenga proprio dalla patria di Churchill che strenuamente si oppose a Hitler e al Nazi-fascismo.

Torniamo però agli interrogativi stimolati dalla vicenda, interrogativi ben più importanti e imponenti:

Come mai l’opinione pubblica mondiale non s’indigna e si mobilita unanime (almeno a parole… ) così come fece quasi due anni fa per la tragica morte del piccolo Aylan il bimbo di etnia siro-curda divenuto un simbolo della crisi europea dei migranti?

Come mai Sua Santità papa Francesco, sempre pronto a levare la sua voce a favore dei più deboli, stavolta è stato protagonista di un silenzio talmente assordante da mettere in dubbio le sue precedenti “crociate”?

 

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2 thoughts on “Charlie, Aylan, vite di serie A e serie B

  1. AvatarAnonymous

    No Fratellone, non sono d’accordo…Certo che staccare la spina la spina equivale a far morire il bimbo, ma non credo si tratti di Eutanasia, piuttosto evitare un Accanimento terapeutico che porta comunque sofferenza al bimbo (che ovviamente non può manifestare) ed anche ai genitori. Sicuramente è doloroso per un genitore accettare una tale situazione, ma abbiamo avuto tanti altri esempi di papà e mamme che hanno autorizzano l’espianto di organi al loro figlio quando era stata dichiarata la morte cerebrale ma con un cuore ancora battente (ricordiamo il caso del bimbo americano colpito da un proiettile sulla Salerno-Reggio Calabria). Ovviamente si tratta di sensibilità diverse e non c’è chi ha torto o ha ragione. Io sono contrario all’Eutanasia, per mia convinzione personale e per etica medica, ma sono anche contrario all’accanirsi in terapie quando queste non hanno alcuna speranza di ridare una dignitosa esistenza, riconoscendo che la Medicina ha ancora tanti limiti
    Roberto Santoro

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