Tag: Papa Francesco

  • Il Venerdì Santo nelle meditazioni di don Luciano Marotta

    Il Venerdì Santo nelle meditazioni di don Luciano Marotta

    Oggi Venerdì Santo, giorno in cui la Chiesa fa memoria della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, ci fa piacere offrirvi in lettura alcuni pensieri tratti da VIA CRUCIS – Via della Preghiera una raccolta di meditazioni dai testi di papa Francesco a cura di don Luciano Marotta parroco delle comunità Ss. Giovanni e Paolo di Casale di Carinola e S. Maria in Foro Claudio di Ventaroli di Carinola.

    Ovviamente si tratta solo dell’introduzione a questo testo edito per i tipi della Libreria Editrice Vaticana agli inizi di quest’anno.

    Questa Via Crucis, scandita dalla Parola di Dio e dalle meditazioni di Papa Francesco, può aiutare i giovani ad incontrare Gesù nella preghiera, riconoscendo in Lui non solo il Signore e il Maestro ma anche il compagno di viaggio della propria vita. Può essere di conforto e sostegno per gli ammalati perché attraverso il dolore si riconoscano in Gesù ed entrino in comunione con Lui attraverso la preghiera, affrontino la sofferenza con coraggio abbracciando la croce quotidiana. Infine potrebbe essere utile agli educatori, ai catechisti chiamati ad aiutare i ragazzi a loro affidati a vivere con Gesù nel Cuore, ponendo una base solida alla loro formazione umana e cristiana.

    INTRODUZIONE

    Nella preghiera, Dio “ci prende, ci benedice,
    e poi ci spezza e ci dà”, per la fame di tutti.
    Ogni cristiano è chiamato a diventare,
    nelle mani di Dio, pane spezzato e condiviso.
    Cioè una preghiera concreta, che non sia una fuga

    (Papa Francesco)

    Durante questo tempo di pandemia papa Francesco ha tenuto una serie di catechesi sul valore bello e intenso della preghiera. «La preghiera è il respiro della fede, è la sua espressione più propria. Come un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio» (Udienza generale, 6 maggio 2020). Ciò mi ha portato a ricollocare le sue parole in una pratica spirituale profondamente radicata nella pietà tradizionale della Chiesa: la Via Crucis. In Essa possiamo ripercorrere le tappe del cammino con “l’uomo della preghiera”, per ravvivare nella mente e nel Cuore la contemplazione dei momenti supremi del sacrificio di Cristo per la nostra Redenzione.

    Ci ricorda il Direttorio su Pietà popolare Liturgia che «la Via Crucis è una via tracciata dal lo Spirito Santo, fuoco divino che ardeva nel petto di Cristo (cf. Lc 12, 49-50) e lo sospinse verso il Calvario; … Nel pio esercizio della Via Crucis confluiscono pure varie espressioni caratteristiche della spiritualità cristiana: la concezione della Vita come cammino o pellegrinaggio: come passaggio, attraverso il mistero della croce, dall’esilio terreno alla patria celeste; il desiderio di conformarsi profondamente alla Passione di Cristo; le esigenze della sequela Christi, per cui il discepolo deve camminare dietro il Maestro, portando quotidianamente la propria Croce» (n. 133).

    Da ciò viene fuori il nostro cammino dietro al Maestro attraverso un elemento fondamentale: la preghiera. Lasciamoci avvolgere da questo uomo della preghiera, lungo il sentiero di questa Via Crucis le cui tappe sono scandite dalla Parola di Dio e dalle meditazioni di Papa Francesco. Essa ci aiuta non solo a ricordare le sofferenze di Cristo, ma anche a scoprire, in una certa misura la profondità e il valore della preghiera che il Maestro ci ha lasciato per restare uniti a Lui nei momenti lieti e tristi della nostra vita.

  • Speciale Sinodo sull’Amazzonia

    Speciale Sinodo sull’Amazzonia

    Il 6 ottobre si aprirà a Roma l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, annunciato da Papa Francesco nell’ottobre 2017.

    Il Sinodo e l’Amazzonia sono al centro di un intenso dibattito dentro e fuori la Chiesa Cattolica. La difesa dei diritti umani degli indigeni, la denuncia del colonialismo e del neocolonialismo. Lo sfruttamento brutale di popoli, foreste e risorse. La violenza omicida esercitata contro missionari e volontari di associazioni per i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Le relazioni tra la spiritualità indigena e il Vangelo. Questi alcuni dei temi che saranno al centro della discussione sinodale.

    Per alimentare la conoscenza e fornire proposte di soluzioni, padre Antonio Spadaro ha raccolto i contributi e le riflessioni proposti dalla rivista “La Civiltà Cattolica” e ha scritto e curato il libro “Perché un Sinodo per l’Amazzonia? – Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”, pubblicato dall’editrice Ancora. Nella presentazione del volume il direttore de “La Civiltà Cattolica” ricorda che Papa Francesco ha convocato il Sinodo soprattutto per “individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.

    Per Spadaro, il Pontefice ha posto l’attenzione sui dimenticati, cioè gli indigeni. Ha parlato chiaramente di crisi ecologica. Infine ha fatto appello al Signore dell’universo chiedendo giustizia e pace. Giustizia sociale perché – ha precisato il padre gesuita – “la vita in Amazzonia è minacciata dalla distruzione e dallo sfruttamento ambientale, dalla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali della popolazione amazzonica: in particolare, dalla violazione dei diritti dei popoli originari. La minaccia alla vita deriva da interessi economici e politici dei settori dominanti della società, soprattutto delle compagnie estrattive”. Il tema forte è proprio quello del rapporto tra la Chiesa e il potere. Mettere in discussione il potere anteponendo la difesa del territorio e dei diritti umani significa mettere a rischio la propria vita, aprendo un cammino di croce e martirio. Il numero di coloro che sono stati uccisi per la giustizia e la difesa della terra in Amazzonia è allarmante.

    È notizia dell’ultima settimana che due esponenti di associazioni per la protezione degli indigeni e della foresta sono stati uccisi da gente armata. Maxciel Pereira dos Santos, che lavorava da oltre dodici anni per la Fondazione nazionale dell’indigeno (Funai), ente nazionale brasiliano per la protezione degli indigeni della foresta, è stato ferito mortalmente da una raffica di pallottole mentre passeggiava lungo un viale di Tabatinga con la moglie e la figlia. La professoressa Diana Isabel Hernández Juárez è stata uccisa sabato scorso da due uomini armati mentre partecipava a una processione a Santo Domingo. Diana Isabel era coordinatrice del comitato ambientale della parrocchia di Nuestra Señora de Guadalupe nel Dipartimento di Suchitepéquez, sulla costa meridionale del Guatemala. Si dedicava a progetti di riforestazione e recupero di specie rare autoctone nella foresta amazzonica. “La Chiesa – ha sottolineato padre Spadaro – non può rimanere indifferente a tutto questo; al contrario, deve sostenere la protezione dei difensori dei diritti umani e ricordare tanti suoi figli che hanno immolato la loro vita”.

    Un altro punto che sarà al cento della riflessione sinodale è il dialogo tra il cristianesimo e la spiritualità indigena all’interno della visione di “ecologia integrale” messa in rilievo da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’. Il volume curato da padre Spadaro contiene, tra l’altro, le interviste al cardinale brasiliano Cládio Hummes, che il Papa ha nominato Relatore generale del Sinodo, e ai padri gesuiti Adelson Araújo dos Santos, brasiliano, e Arturo Peraza, venezuelano.

     

    Antonio Gaspari, Direttore Orbisphera, www.orbisphera.org

  • Papa Francesco espelle dal clero don Michele Barone

    Papa Francesco espelle dal clero don Michele Barone

    Il Santo Padre papa Francesco riduce allo stato laicale don Michele Barone, il parroco del Tempio di Casapesenna, non potrà più esercitare il ministero sacerdotale ed è dispensato dagli obblighi e dagli oneri derivanti dalla Sacra Ordinazione.

    A 14 mesi di distanza dalle accuse di violenza ai danni di una minorenne di Maddaloni durante gli esorcismi e di alcune ragazze del suo gruppo di preghiera, associazione “Piccola Casetta di Nazareth”, una nota ufficiale della diocesi di Aversa rende nota l’inappellabile decisione pontificia:

    La Diocesi di Aversa comunica che, con Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Santo Padre Francesco, ai sensi dell’art. 21 § 2, 2° SST, con suprema e inappellabile decisione, ha decretato la dimissione dallo stato clericale del Reverendo Michele Barone, di questa Diocesi di Aversa e membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”

    Don Michele Barone, l’ormai ex parroco del Tempio di Casapesenna, venne arrestato e finì sotto processo per lesioni ai danni di una minorenne di Maddaloni durante gli esorcismi e fu accusato anche di aver abusato sessualmente di alcune fedeli, ha ricevuto la notifica del decreto. Ancora una volta si dimostra che il passo della Chiesa è lento ma inesorabile, e il documento si conclude con queste parole:

    La Chiesa, anche quando applica la legge canonica nella sua legittima severità, ha come fine la salvezza delle anime, rimane in preghiera continuando a sostenere con fraterna carità quanti sono nella sofferenza

  • Espulso dal clero da papa Francesco prete della diocesi di Teano   

    Espulso dal clero da papa Francesco prete della diocesi di Teano  

    Don Carmine Zaccariello non è più sacerdote. Papa Francesco lo ha “espulso” al termine di un lungo procedimento conclusosi con la nota protocollare numero 20182798 in cui è specificato che l’ormai ex-sacerdote «è stato dimesso dallo stato clericale e, al tempo stesso, gli è stata concessa la dispensa dal sacro celibato e da tutti gli oneri connessi alla sacra Ordinazione».

    Una sentenza cui l’ex parroco originario di Frignano non potrà opporre ricorso, visto che si tratta di «decisione suprema e irrevocabile e a nessun ricorso subordinata».

    Il provvedimento è stato reso noto dal vescovo della Diocesi di Teano-Calvi Giacomo Cirulli che ha ufficializzato “il decreto della Congregazione per il Clero firmato dal Santo Padre papa Francesco il 6 dicembre 2018” nei confronti “del sacerdote Carmine Zaccariello, incardinato nella nostra diocesi di Teano-Calvi” dove per molti anni è stato titolare della parrocchia di Ameglio, frazione del comune di Marzano Appio.

    La motivazione non è stata specificata ma l’ormai ex sacerdote Carmine Zaccariello aveva legato il proprio nome al Centro Regina degli Angeli di Ameglio, celebre struttura al centro di numerosi pettegolezzi, presso la quale anche molte personalità famose avevano trovato rifugio per curare la propria anima.

  • Immigrazione: stesso problema, prospettive diverse

    Immigrazione: stesso problema, prospettive diverse

    Per avere un più completo sguardo d’insieme sul “fenomeno migratorio”, si dovrebbe guardare un po’ più in là del “buonismo dominante”, come se in chi invita ad un pacato ragionamento prevalesse l’ “egoismo”, che ha tra i suoi massimi esponenti papa Francesco, massimo ideologo dell’«accogliamoli tutti, sempre e comunque, accogliamoli indiscriminatemente!».

    Sostenere una tesi merita sempre il massimo rispetto, e in questo senso è da apprezzare l’amico Lorenzo Razzino che spesso su queste pagine difende a spada tratta il pensiero del Papa, però c’è da dire che l’argomento, divisivo come pochi, è foriero di incertezze e dubbi anche negli stessi ambienti Vaticani, prova ne sia che lo stesso atteggiamento di papa Francesco spesso è ondivago visto che “in una delle sue conferenze stampa in aereo, di ritorno dalla Svezia il 1 novembre scorso, elogiò la “prudenza” dei governanti che pongono dei limiti all’accoglienza, perché “non c’è posto per tutti””, come scrive Sandro Magister curatore del blog dell’Espresso Settimo Cielo e che da anni è uno dei più importanti vaticanisti esistenti e che pertanto, visto il suo ruolo professionale, non può certo esser tacciato di partigianeria.

    Per completezza, e proprio nel nome di quella prudenza che il Papa stesso invitò a tenere, ecco il suo articolo di pochi giorni fa, esattamente del 21 agosto scorso.

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    In questo mese d’agosto papa Francesco si è trovato ad essere contestato su due punti tra i più noti della sua predicazione. E contestato in una forma insolita: perché le critiche non gli sono venute da dentro la Chiesa ma da fuori, da voci autorevoli dell’opinione pubblica laica; e poi perché nella polemica non si è mai fatto esplicitamente il suo nome, pur essendo evidente che le critiche erano rivolte anche contro di lui.

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    Il primo punto riguarda il fenomeno migratorio. Nei giorni scorsi, una sentenza della magistratura italiana e un appello firmato da un certo numero di intellettuali dell’ultrasinistra hanno equiparato i centri di raccolta degli immigrati che dalle coste della Libia si imbarcano verso l’Italia a dei “campi di concentramento”, e il rifiuto della loro accoglienza indiscriminata a uno “sterminio di massa” analogo a quello degli ebrei da parte dei nazisti.

    Queste equiparazioni non sono nuove. Più volte in questi ultimi tempi si è fatto ricorso a parole come “lager”, “sterminio”, “olocausto” per denunciare il trattamento riservato agli immigrati da chi non li vuole accogliere senza riserve.

    Ma questa volta, in concomitanza con la decisione congiunta del governo italiano e delle autorità libiche di porre un freno agli imbarchi dei migranti fin qui attuati impunemente da organizzazioni criminali a scapito della vita di molti di loro, e in concomitanza con il risoluto appoggio a questa decisione da parte del presidente della conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, l’aberrante equiparazione tra la “non accoglienza” degli immigrati e lo sterminio degli ebrei non è più passata sotto silenzio, ma ha generato un salutare soprassalto di critiche.

    Propriamente, nessuno dei critici ha fatto il nome di papa Francesco. Ma anche lui non molto tempo fa aveva definito “campi di concentramento” i campi di raccolta degli immigrati, in Grecia e in Italia.

    L’aveva fatto nell’omelia pronunciata il 22 aprile nella basilica romana di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, durante una cerimonia in memoria dei “nuovi martiri” del XX e XXI secolo.

    E quella sua battuta aveva ancor più rafforzato la narrazione corrente che si fa di papa Francesco a proposito dell’immigrazione: come papa dell’accoglienza illimitata di tutti, sempre e ad ogni costo.

    Perché è vero che Francesco, a questo riguardo, ha detto occasionalmente anche il contrario. Ad esempio in una delle sue conferenze stampa in aereo, di ritorno dalla Svezia il 1 novembre scorso, elogiò la “prudenza” dei governanti che pongono dei limiti all’accoglienza, perché “non c’è posto per tutti”.

    Così come è vero che il cardinale Bassetti ha parlato con il previo consenso del papa – a sua volta fresco di un incontro riservato con il primo ministro italiano Paolo Gentiloni –, quando lo scorso 10 agosto ha appoggiato la linea dura del governo di Roma contro “chi sfrutta in modo inumano il fenomeno migratorio” organizzando gli imbarchi dalla Libia verso l’Italia.

    Ma resta il fatto che questi correttivi non hanno intaccato l’immagine di Francesco che si è imposta nei media, come paladino dell’accoglienza indiscriminata. E ci si può chiedere se ciò sia opera solo dei media oppure anche sua, vista la schiacciante preponderanza dei suoi appelli all’accoglienza e basta, rispetto al numero striminzito dei suoi elogi della “prudenza” nel governare il fenomeno migratorio.

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    Il secondo punto della predicazione di papa Jorge Mario Bergoglio che è finito sotto il fuoco della critica ha a che fare con la sua visione politica complessiva, ostile sia alla globalizzazione, in cui vede prevalere effetti perversi, sia alle politiche liberiste, da lui frequentemente bollate come “economia che uccide”.

    In un editoriale sul “Corriere della Sera” del 26 luglio, un economista di riconosciuta autorevolezza internazionale come Francesco Giavazzi, docente all’Università Bocconi di Milano e al Massachusetts Institute of Technology, ha individuato proprio in queste due ostilità le radici delle attuali ondate populiste: che sono di destra quando le origini del malessere sono individuate nella globalizzazione (Donald Trump negli Stati Uniti, Geert Wilders in Olanda, Marine Le Pen in Francia, Matteo Salvini in Italia…) e di sinistra quando invece il malessere è ricondotto a politiche liberiste (Syryza in Grecia, Podemos in Spagna, Bernie Sanders negli Stati Uniti…).

    La “tempesta perfetta” di questi anni – a giudizio di Giavazzi – è che sia il populismo di destra sia quello di sinistra si sono congiunti in un comune “rifiuto delle élite”, cioè delle istituzioni sia politiche che economiche.

    Giavazzi non l’ha scritto. Ma questo rifiuto è lo stesso che innerva la visione politica complessiva di papa Francesco, enunciata soprattutto in quei suoi “manifesti” che sono i discorsi da lui rivolti ai “movimenti popolari”. Un rifiuto che egli applica sistematicamente anche contro l’establishment ecclesiastico.

    Un rifiuto che però non ha futuro, secondo Giavazzi. Perché sia i populisti di destra che quelli di sinistra “hanno in comune il fiato corto, una visione di breve periodo che, quando va bene, si limita a spostare i problemi al domani, rendendoli semplicemente più acuti”. E cita l’esempio della “rivolta contro le politiche liberiste attuate in Argentina durante la presidenza Menem, negli anni Novanta, che riportarono il peronismo al governo”.

    Di Bergoglio non è fatto il nome, ma anche lui è qui chiamato in causa. Chissà se ne ha preso nota.

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    Si può aggiungere che in questi ultimi giorni, dopo l’attacco terroristico di Barcellona, papa Francesco è stato criticato anche per un terzo motivo: per il suo rifiuto di dire le radici islamiche di questo terrorismo, da lui ridotto per l’ennesima volta a semplice atto di “violenza cieca“.

    In questo caso, però, le critiche si sono rivolte esplicitamente contro di lui, facendone il nome. Come era avvenuto, per ragioni e da sponde opposte, contro Benedetto XVI, che nella memorabile lezione di Ratisbona aveva identificato e denunciato le radici di violenza insite nell’islam. E gliela fecero pagare cara.

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    È di poco fa una notizia che arriva dal Canada del premier Justin Trudeau: le migliaia di disperati che si erano fidati degli slogan sull’accoglienza sbandierati dal giovane Primo Ministro del Canada, quello stesso lodato proprio per l’accoglienza dal nostro Capo dello Stato Sergio Mattarella, stanno per rendersi conto che nemmeno loro sono così più tanto “benvenuti”: «Anche noi abbiamo delle regole», dice ora il governo canadese. Qualcuno nel resto del globo riesce a dargli torto?

     

    N/S

     

  • No ai migranti. Quale Europa?

    No ai migranti. Quale Europa?

    Care amiche e cari amici, siatene certi, il tema dell’immigrazione sarà al centro del dibattito politico da qui alle elezioni politiche della prossima primavera.

    Nessuno può negare che il fenomeno immigrazione non sia un grande e difficile problema che investe principalmente l’Italia e l’Europa tutta. Ma è altrettanto vero che nessuno può vantarsi di avere a portata di mano ricette semplici per la immediata risoluzione.

    Partiamo dal fatto che secondo le Ong (Organizzazione non governativa) definiscono strutturale il fenomeno migrazione e fino all’anno 2050 è previsto che prenderanno il largo e tenteranno di raggiungere le sponde europee almeno sessanta milioni di profughi ed emigranti economici.

    Esseri umani che sfidano la morte abbattendo come un uragano barriere, muri, le tempeste del mare, la sofferenza delle torture e busseranno alle nostre porte per fuggire dalla morte, dalla fame, dalla violenza, dall’atrocita’ delle guerre.

    Come si può fronteggiare una così immane tragedia umana?

    A mio avviso manca una vera e condivisa politica Europea sui flussi migratori e ciò determina un isolamento del nostro Paese che è costretto a farsi carico delle maggiori incombenze per evitare vere e proprie stragi di esseri umani.

    Uno dei più urgenti provvedimenti che l’Europa dovrebbe assumere è il fronte ricollocamento, è inverosimile attendersi dalla sola Italia il farsi carico di tutti quelli che sbarcano lungo le nostre coste, né è pensabile, così come avviene oggi, che il ricollocamento possa essere effettuato solo per i migranti della Siria e dell’Eritrea che peraltro sono i meno numerosi, ma occorre aprire il ricollocamento anche a migranti di altre nazionalità.

    Altro punto indifferibile è il rivedere tempestivamente il trattato di Dublino che impone il dovere dell’accoglienza al primo Paese di arrivo di conseguenza bisogna fare in modo che le navi Ogn non attracchino solo nei porti italiani ma che vengano deviate anche nei porti della Francia, del Portogallo, dell’Olanda, della Spagna ecc. È notizia di oggi, purtroppo, che Francia e Spagna hanno già manifestato la loro contrarietà.

    Allora viene spontaneo chiedersi: se l’Europa non è in grado di armonizzare in negativo e positivo tutti i Paesi membri di che Unione parliamo?

    Non abbiamo una Difesa comune, non abbiamo un sistema fiscale unico, non abbiamo un ‘agricoltura uguale in alcune nazioni è dato usare anticrittogamici ed antiparassitari ed in altri sono proibiti, non abbiamo tante altre cose in comune che creano enormi squilibri e grandi incertezze. Da qui l’auspicio che i responsabili europei si mettano intorno ad un tavolo ed armonizzano tutto quello che è disarmonico in Europa e solo allore potremmo dire che veramente l’Europa è nata altrimenti rimarrà l’eterna incompiuta.

    Dopodiché per ritornare ai disperati che affrontano il mare per approdare sulle altre sponde esiste la legge del mare ” Il comandante di una nave ha l’obbligo di prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita…” altro che respingimenti oppure abbandoniamoli al loro destino ed esiste anche la legge non scritta che corrisponde alla SOLIDARIETÀ che è un sentimento forte , molto più forte di ogni egoismo.

    Ancora bisogna intervenire nei Paesi in crisi con investimenti e consulenze affinché si possano creare condizioni minime di sviluppo nonché intervenire nei Paesi in guerra per ristabilire un processo di pace duratura.

    Tuttavia anche il nostro Paese deve fare i conti per quanto riguarda l’accoglienza diffusa per il “niet” di circa cinquemila comuni nel voler accogliere nei loro territori persone che bisogna ricordare a tutti che si trattano di collocamenti provvissori in attesa del disbrigo pratiche per il riconoscimento di diritto d’asilo.

    Quindi meno egoismo aiuterebbe non poco ad affievolire pregiudizi tanto da fare in modo che i venditori di paura ed i professionisti della demagogia, al fine del ritorno elettorale, non abbiano cittadinanza in un Paese come l’Italia che negli anni fine ottocento-inizio novecento ed oltre ha visto migliaia e migliaia di propri figli che per sfuggire la miseria e la fame essere accolti in tutto il pianeta e non pochi di essi hanno dovuto subire fenomeni di razzismo, di xenofobia e tanti maltrattamenti.

    È naturale che la portata della soluzione è di una portata gigantesca quindi è auspicabile che si facciano politiche che trattino il problema emigrati con misure strutturali, come strutturale è il problema, ed è quindi inimmaginabile pensare di risolvere il tutto con misure tampone, occasionali e provvisorie.

    Mettere in pratica l’illuminante pensiero di papa Francesco “aiutare i migranti è un valore Europeo fondamentale” è l’auspicio che tutti dovremmo sentire proprio.

    Lorenzo Razzino

     

     

  • Charlie, Aylan, vite di serie A e serie B

    Charlie, Aylan, vite di serie A e serie B

    Come comportarsi di fronte all’increscioso caso di Charlie Gard il bambino britannico di 10 mesi cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ha imposto la morte per decreto, rispolverando quasi l’imposizione della morte per legge che da secoli non veniva più adottata in uno Stato democratico europeo?

    Charlie Gard era (è) gravemente malato di mitocondriopatia, una grave malattia ereditaria che non fa funzionare nel modo giusto i mitocondri e nonostante le disperate proteste e gli infiniti ricorsi dei genitori Chris Gard e Connie Yates saranno disattivati oggi dai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, i macchinari che lo tenevano (tengono) in vita: qualunque altro tentativo di salvarlo sarebbe un accanimento terapeutico che farebbe di Charlie una sorta di cavia umana, sono queste le parole usate dai giudici della Corte Europea.

    Ora, a parte che il nome di Corte dei diritti dell’uomo sembra suonare leggermente beffardo, bisogna dire che questo caso fa emergere molti fastidiosi interrogativi.

    A seconda delle diverse sensibilità si può esser favorevoli o contrari all’eutanasia: chi scrive per esempio lo è per un essere umano senziente, adulto e quindi in grado di decidere autonomamente in base alla propria sofferenza che in pratica lo porta a morire più volte al giorno, e Dio che è padre di immenso amore non può desiderare questo per un proprio figlio, MA NON IN QUESTO CASO, quando ci sono i genitori a decidere, esercitando la patria potestà, che ovviamente si affidano alla speranza, e quindi a Dio, come l’ultima roccia cui s’aggrappa un naufrago. NON IN QUESTO CASO, quando la decisione di staccare la spina ricorda troppo da vicino quello che nei tempi antichi si faceva con i bambini “difettosi” o, nei tempi moderni, l’eugenetica predicata e praticata da Hitler: strano che questa decisione provenga proprio dalla patria di Churchill che strenuamente si oppose a Hitler e al Nazi-fascismo.

    Torniamo però agli interrogativi stimolati dalla vicenda, interrogativi ben più importanti e imponenti:

    Come mai l’opinione pubblica mondiale non s’indigna e si mobilita unanime (almeno a parole… ) così come fece quasi due anni fa per la tragica morte del piccolo Aylan il bimbo di etnia siro-curda divenuto un simbolo della crisi europea dei migranti?

    Come mai Sua Santità papa Francesco, sempre pronto a levare la sua voce a favore dei più deboli, stavolta è stato protagonista di un silenzio talmente assordante da mettere in dubbio le sue precedenti “crociate”?

     

    N/S

     

     

     

  • Un minuto per la pace

    Un minuto per la pace

    Papa Francesco: «Nel nostro tempo c’è tanto bisogno di pregare – cristiani, ebrei e musulmani – per la pace». Ecco il motore dell’iniziativa di oggi, Un minuto per la pace, che alle 13 in punto affratellerà diversi Paesi del mondo in un momento di preghiera nel terzo anniversario dell’incontro in Vaticano tra papa Francesco e il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Mahmoud Abbas. L’appuntamento, richiesto dallo stesso Pontefice durante il suo viaggio in Terra Santa, si era svolto l’8 giugno 2014 nei Giardini Vaticani.

    Un minuto per la pace
    Un minuto per la pace

    La gente che oggi più spesso spara, quasi sempre dice di farlo in nome di Dio. Quello che serve è appunto un’indiscutibile autorità morale che dica ad alta voce: no, Dio non lo vuole e non lo permette. Bisogna assolutamente battersi contro questa strumentalizzazione del nome di Dio. Chi può pensare che Dio sia un terrorista o un sostenitore del terrorismo?

    [Un pensiero del compianto Shimon Peres, Premio Nobel per la Pace nel 1994]

    [quote font=”helvetica” font_style=”italic” bcolor=”#eeee22″]La pace nel mondo

    Vorrei un mondo senza guerra
    Sul nostro pianeta terra
    Con tanta gioia nel cuore
    Vorrei la pace e l’unione delle persone
    Senza che pensino solo a se stessi
    Senza capire i problemi degli altri
    Per un mondo di pace
    Vorrei un’arma che tace
    Per un mondo senza disprezzo
    Userei ogni mezzo.

    Gabriela Accardi[/quote]

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  • Casale di Carinola: in vista dei lavori Pro-Santuario, si traslerà la Sacra Icona di S. Maria delle Grazie

    Casale di Carinola: in vista dei lavori Pro-Santuario, si traslerà la Sacra Icona di S. Maria delle Grazie

     

    Definito il percorso di avvicinamento all’ufficiale elevazione a Santuario della cappella di Santa Maria delle Grazie, sita in Casale di Carinola, nella zona alta di via dei Ciliegi. Per riassumerne le tappe ci affidiamo ad alcuni passaggi della lettera che il parroco di Casale don Luciano MAROTTA invierà alle famiglie casalesi e ai non residenti in paese:

    […] siamo chiamati a prepararci a questo evento che interesserà l’intera comunità diocesana e parrocchiale, sia spiritualmente con alcuni momenti significativi tra cui la solenne celebrazione del 7 agosto 2017, sia per alcuni lavori che realizzeremo presso l’esterno della cappella affinché il nostro Santuario possa diventare un luogo sempre più accogliente per tutti i pellegrini che vorranno visitarlo. 

    La Commissione Festa, costituitasi anche per questo evento, avrà l’incarico di fare la raccolta delle offerte per le famiglie in due momenti: il primo nel periodo che precede la Pasqua, quando passerà per ritirare l’offerta Pro-Lavori-Santuario, un secondo momento dopo Pasqua per l’annuale organizzazione della Festa di Agosto.

    Per questo particolare occasione, il prossimo Martedì In Albis 18 aprile, l’Icona in pietra di S. Maria della Grazie verrà solennemente traslata e intronizzata nella chiesa parrocchiale per alcuni mesi, per poi far ritorno al Santuario nel mese di luglio al termine dei lavori per la solenne celebrazione del 7 agosto.

     

    Per pochi mesi sarà così
    Per pochi mesi sarà così

     

    Sacra Icona in tufo
    Sacra Icona in tufo

    Come abbiamo visto, considerata la straordinarietà dell’evento il vescovo di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco PIAZZA, ha consentito di traslare la pesantissima icona tufacea, 4 quintali e mezzo, nella chiesa madre, anche per ovviare ai normali problemi logistici derivanti dai lavori previsti.

    A concelebrare nella solenne funzione del 7 agosto ci sarà il 76enne cardinale Beniamino STELLA, prefetto della Congregazione per il Clero, veneto di origine e precisamente di Pieve di Soligo, diocesi di Vittorio Veneto la stessa di Albino LUCIANI, papa Giovanni Paolo I; già Nunzio Apostolico a Cuba e poi in Colombia, deve a questo suo servizio in America Latina la lunga consuetudine con papa Francesco che lo volle suo stretto collaboratore nella Curia Romana prima di nominarlo Cardinale nel Concistoro del febbraio di tre anni fa.

     

     

     

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  • Papa Francesco “L’amore è più forte della legge”

    Papa Francesco “L’amore è più forte della legge”

    Come si può non essere in piena sintonia con un Papa “rivoluzionario” come Francesco! Vito Mancuso «I non pochi denigratori del Papa avranno ora ulteriori argomenti per accusarlo di lassismo. Ma non sanno quello che dicono. Non c’è  la minima traccia di lassismo in questo documento, né nell’intera predicazione, né nell’austera persona di papa Francesco. C’è  semmai l’attento rigore di chi ha veramente capito in cosa consiste la rivoluzione  evangelica, troppe volte tradita dagli apparati ecclesiastici, preoccupati del potere e dell’ordine, e non di essere coerenti con quell’amore evangelico che vuole sempre e solo il bene concreto della persona concreta, e che per questo sa essere più forte anche della legge, compresa quella ecclesiastica».

    C’è  poco da aggiungere a questo stralcio di riflessione di Vito Mancuso. Ci troviamo veramente al cospetto  di un grande Papa che applica la Misericordia non secondo le leggi degli uomini ma secondo le leggi di Cristo.

    Bisogna chiarire il fatto che papa Francesco con questa posizione non immagina assolutamente che il peccato dell’aborto non sia un gravissimo peccato, anzi chiarisce

    vorrei ribadire con tutte le mie forze  che l’aborto è un grave peccato,  perché pone fine ad una vita innocente

    però afferma «posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la Misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere».

    Niente è possibile aggiungere alla grande testimonianza di fede di papa Francesco, umile e semplice comunicatore della Parola che penetra profondamente i cuori dei cristiani e dei non cristiani.

    Lorenzo Razzino