Dal “Porcellum” al “Rosatellum”: parafrasando il politologo Sartori diremmo «al male è seguito l’ancor peggio»

La legge elettorale con cui tra 27 giorni gli italiani sceglieranno i loro rappresentanti e (forse) il Governo del Paese è un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto anche se avesse ottenuto un solo voto più del diretto avversario: è questa la logica anglosassone del first past the post) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista, liste bloccate e decise dai partiti, anche se piuttosto corte (da 3 a 6 nomi, stampati direttamente sulla scheda, di fianco ai simboli dei partiti) per rendere riconoscibili i candidati e andare incontro ai dettami della Corte Costituzionale che aveva bocciato i listoni proposti dalla legge Calderoli o Porcellum la legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate che ha disciplinato l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica in Italia nel 2006, 2008 e 2013.

Insomma il cosiddetto Rosatellum, dal nome del suo estensore il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, è un coacervo di coalizioni, sbarramenti, una parte maggioritaria e una proporzionale, ma divieto di voto disgiunto che di fatto obbliga l’elettore a scegliere quale delle due parti privilegiare ed è stato approvato con l’appoggio di Pd, Forza Italia, Lega e Alternativa Popolare (il partito di Alfano) e fortemente osteggiato da M5S, Fratelli d’Italia e dalle sinistre.

Ecco cosa prevede.

Alla Camera i 630 seggi saranno assegnati come segue:

  • 232 in collegi uninominali, tra cui:
    • Sei per il Trentino Alto Adige
    • Due per il Molise
    • Uno per la Val d’Aosta
  • 386 in piccoli collegi plurinominali
  • 12 nella circoscrizione estero

Al Senato i 315 seggi si divideranno così:

  • 116 in collegi uninominali, tra cui:
    • Sei per il Trentino Alto Adige
    • Uno per il Molise
    • Uno per la Val d’Aosta
  • 193 in piccoli collegi plurinominali
  • 6 nella circoscrizione estero

LA DOPPIA SOGLIA DI SBARRAMENTO
La soglia di sbarramento del Rosatellum nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia minima del 10% per le coalizioni (all’interno del quale però almeno una lista deve aver superato il 3%).

– Il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché non raggiunge il 3% ma eletto nel maggioritario ovviamente manterrà il suo seggio.

PROPORZIONALE ALLA CAMERA E AL SENATO
Un’importante differenza, stabilita dalla Costituzione, tra Montecitorio e Palazzo Madama è che il Senato deve essere eletto su base regionale. Il Rosatellum prevede che la ripartizione dei seggi tra le liste alla Camera (e quindi gli equilibri a Montecitorio) sia effettuata su base nazionale mentre il riparto del Senato sarebbe solo regionale e quindi meno dipendente dal totale nazionale dei voti del Senato, fermo restando che le soglie del 3% e del 10% si calcoleranno su base nazionale. Per il resto, la parte proporzionale di Camera e Senato è sostanzialmente uguale.

LISTINI CORTI E BLOCCATI
Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che dovranno essere definiti con un decreto del governo. Il Rosatellum prevede che i collegi plurinominali siano formati dall’accorpamento di più collegi uninominali. Ogni collegio plurinominale non elegge in nessun caso più di 8 deputati, ma potrà eleggerne molti di meno a seconda della Regione.

Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate, scelta che non va in contrasto con le indicazioni della Consulta che aveva bocciato i listini bloccati in grandi collegi. In questo caso i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità dell’eletto, anche in considerazione del fatto che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

COALIZIONI E ALLEANZE
Dopo la parentesi (mai applicata) dell’Italicum che premiava le singole liste, tornano nella legge e nella scheda elettorale le coalizioni, con un gruppo di liste che possono sostenere un singolo candidato nell’uninominale, come era nel vecchio Mattarellum, ma correre per sé nel proporzionale. Ovviamente, visto che la costituzione non prevede il vincolo di mandato – purtroppo – e dà alle Camere autonomia, i partiti coalizzati possono ‘sciogliere’ l’alleanza in qualsiasi momento.

UN’UNICA SCHEDA E NO AL VOTO DISGIUNTO
Novità rilevante anche per le conseguenze politiche che avrà è che il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale, cosa invece prevista nel Mattarellum che prevedeva due schede diverse. Questo ‘depotenzia’ in un certo senso sia il sistema proporzionale che quello maggioritario, togliendo libertà all’elettore di scegliere liberamente un partito e un candidato al maggioritario. L’elettore dovrà scegliere un abbinamento candidato-partito ma delle modalità di voto ci occuperemo in un altro articolo a ridosso della giornata elettorale.

 

In definitiva questa legge, che non è certo un eccelso impianto istituzionale, è sicuramente la meno adatta per garantire una stabilità politica post voto all’Italia, tant’è vero che già si parla con insistenza di nuove elezioni generali dopo il 4 marzo qualora tra qualche mese non fosse possibile dar vita ad un Governo, ha un solo aspetto positivo, e stiamo facendo un enorme sforzo di fantasia per trovarlo: quello di essere sostanzialmente omogenea tra Camera e Senato, in modo da evitare maggioranze diverse nei due rami del Parlamento italiano, cosa caldamente auspicata dal presidente della repubblica Sergio Mattarella. Ulteriori “bontà” proprio non riusciamo ad individuarle.

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