Il crollo del PD, un’analisi

Grande è la delusione ed il dispiacere per questa sconfitta. Quello che è stato fallace, almeno a Caserta, è il fatto di aver avuto alle spalle un partito a livello provinciale e territoriale ove la fanno da padrone i soliti noti pronti a fare accordi trasversali o di desistenza secondo loro convenienze. Quindi rifondare un partito a livello provinciale per eliminare i tanti “padroncini” comunali proprietari di pacchetti di tessere e bisognerebbe pensare a dei circoli territoriali e non più comunali.

Dopodiché non mi sento di buttare tutto il peso della croce addosso a Renzi. Senz’altro colpevole di alcun scelte dettate, in contraddizione con il suo spirito rinnovatore, quali il “familismo” dei De Luca, il predatore Oliviero (quale credibilità se il giorno prima bussava a LeU?) ed il non coraggio di non candidare personaggi equivoci come Emiliano e notabili siciliani.

Tuttavia dobbiamo ricordarci che in quasi tutta Europa soffia il vento della protesta a vantaggio dei razzisti e dei populismi.

Nel 1994 il grande pifferaio magico Berlusconi ebbe uno straordinario successo elettorale cavalcando la protesta per tangentopoli e manipolando l’informazione con le sue televisioni, nonostante gli italiani, strana gente, conoscessero ampiamente il suo escursus imprenditoriale fatto di corruzione, fatto di raggiri e supposto aiuto mafioso.

Oggi si è verificato lo stesso percorso: tutta l’informazione, carta stampata e TV, schierata contro Matteo Renzi ed il PD dando randellate a chi ci aveva tirato su dal baratro ed ammiccando a chi prometteva la “difesa della razza pura” lo stipendio senza lavorare (reddito di cittadinanza) e no Europa.

Io sono fiero che Renzi ed il PD abbiano condotto una campagna elettorale in sintonia con i valori della sinistra, della verità e della realtà. Senza promesse mirabolanti ed irrealizzabili. I cittadini hanno scelto le scorciatoie, il populismo, il razzismo e l’antieuropa. Di fronte a questo scenario a questa onda lunga di antipolitica credo che per nessuno sarebbe stato facile arginare la debacle.

Per chiudere penso che Renzi debba rassegnare le dimissioni per non tradire il suo spirito di politico non politicante, ma che non vada crocefisso.

Buona serata amici DEMS.

 

Lorenzo Razzino

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2 thoughts on “Il crollo del PD, un’analisi

  1. Anonymous

    Caro Lorenzo, parli di familismo proprio tu che sei sempre schierato, pro domo tua, casualmente, con una famiglia (io non te ne faccio una una colpa)? Sono stupito da quello che dici. A volte bisognerebbe avere anche la capacità di frenare la voglia di scrivere a tutti i costi. Il PD ha perso e quello è il punto da cui ripartire per chi vuole veramente ricostruire. Non è che il PD ha perso a Caserta e altrove no. Ha perso dappertutto (non so se te ne sei accorto). Il partito provinciale ha le sue pecche è vero, con Mirabelli e senza Mirabelli, con la pochezza storica della classe dirigente che è riuscita ad esprimere ma che ben fotografa la mediocrità culturale in cui versa il nostro territorio. Il PD resta però un partito vero in cui chiunque può avere la tessera e, se ha capacità aggregante, può avere un peso. Funziona così. Altra forma “democratica” non la riesco proprio a vedere. A meno che il PD non si riduca a una percentuale dello zero virgola, cosa che mi auguro non avvenga. Credo ancora comunque che l’Italia abbia bisogno bisogno dei valori fondanti che hanno ispirato la costituzione del PD e che nessun voto di protesta possa cancellarli o sostituirli. Magari domani non ci sarà più Renzi, o forse no, ma nn credo che la storia del PD si chiuda con il 4 marzo. Guai se fosse davvero così. Infine, bisogna superare questa abitudine per cui il primo nemico a sinistra è sempre il compagno più vicino.
    Scrivi del movimento 5 stelle , oggi primo partito a Carinola, e del successo della Lega Nord sempre a Carinola, mi interesserebbe molto un tuo commento su questo tema.
    Kest’è

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  2. Anonymous

    Caro sig. Razzino, il PD ha perso voti anche per colpa di chi cambia bandiera e casacca in base alle convenienze personali, a livello nazionale e, come lei ben saprà, a livello comunale. Inoltre, il tanto proclamato senso di “responsabilità”, non viene fuori in questi giorni.Infatti al PD (come un bambino dispettoso) non interessa più appunto il benessere della cittadinanza ma, senza vergogna, quello del partito (e relative poltrone). Aggiungo che, mi sarei aspettato le dimissioni in massa della dirigenza PD a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale, non solo quelle di Renzi. Mi riferisco a Orfini e company che, a mio avviso, sono, insieme a Renzi, i veri responsabili della débacle del suo partituccio…Saluti

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