Un lutto recente e una tragedia immane

Pochi giorni fa è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Antonio PIETROLUONGO, di 77 anni, la cui vicenda terrena si è intrecciata con uno degli episodi più tragici dell’epoca moderna: stiamo parlando dell’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York perpetrato da Al-Qaeda, l’organizzazione di fanatici religiosi guidata da Osama Bin-Laden, ben più importante dei circa 3.000 morti che ha causato perché è stata scientemente organizzata e ferocemente realizzata da altri esseri umani che non hanno esitato a sacrificare le proprie vite pur di sterminarne migliaia.

Abbiamo chiesto alla nipote Michela Aurilio di tratteggiare a grandi linee la sua vita:

Il quinto di 5 fratelli, Antonio fin da piccolo si è distinto per la sua vivacità e irrequietezza… un vero giamburrasca! Tutti in Via Isonzo sapevano che quando Antonio arrivava correndo come un fulmine da Via delle Camelie, dove abitava, era perché ne aveva combinata un’altra delle sue… memorabile è stato quando ha sfondato il tetto di casa con il fucile da caccia del papà o quando è rimasto intrappolato in un roveto per andare a salvare degli uccellini. Perché Antonio era una peste ma aveva anche un cuore d’oro, la classica simpatica canaglia.

Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Casale ma alla fine degli anni ‘50 raggiunse i fratelli al Nord stabilendosi a Varese dove inizialmente ha lavorato in fabbrica e successivamente alle Poste. Ma ad Antonio questa tranquilla vita andava stretta, la voglia di fare era tanta e così decise di andare in America. Partì in nave da Napoli per raggiungere lo zio a New York dove inizialmente fece tanti piccoli lavori, trovò l’amore e formò una sua famiglia. Ma erano gli anni 60 e il sogno americano era a portata di mano… Antonio lavorava di giorno ma studiava la sera, lui che tanto aveva fatto disperare i suoi insegnati a Carinola. E l’occasione arrivò.

Trovò impiego presso il Department of Labor, il dicastero del governo degli stati Uniti che si occupa delle politiche del lavoro, inizialmente come ispettore presso fabbriche e cantieri, poi, con tanto lavoro e dedizione, divenne direttore per l’OSHA (Occupational Safety and Health Administration, un’agenzia del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti che ha lo scopo di garantire la sicurezza sul lavoro…) dell’area di Manhattan con un bell’ufficio e tre segretarie al World Trade Center, all’ombra delle Torri Gemelle.

Torri che ha visto crollare perché quell’11 settembre Antonio era là, a Manhattan, come sempre al lavoro. Raccontava che inizialmente non aveva capito a cosa fosse dovuto quel boato, nessuno aveva guardato in alto. Ma poi la situazione si era fatta drammaticamente chiara e aveva avuto la prontezza di scappare via, scendere di corsa 8 piani di scale e allontanarsi il più possibile. Ma ormai c’era il caos e quando è crollata la prima torre era ancora in zona, racconta che si è levata una nube di polvere fittissima che ha imbiancato tutti, disse che sembravano i calchi delle persone ritrovate a Pompei. Ma la cosa che ricordava più di tutte era la gente che si buttava giù dalle torri preferendo morire così piuttosto che nelle fiamme che avvolgevano il palazzo.

Ma non è finita qui. Il suo dipartimento ha coordinato i lavori di sgombro e bonifica di Ground Zero e lui tutte le mattine si recava lì per verificare che ogni cosa fosse fatta nel modo giusto, che i tanti pompieri e volontari che scavavano nelle macerie avessero le giuste protezioni… Perché anche a distanza di settimane le macerie fumavano ancora, emanando quello che lui ha definito odore di «carne bruciata», così diceva, un odore che permeava l’intera area e che restava addosso.

Dopo dieci anni dalla tragedia Ground Zero è stato riaperto al pubblico con una cerimonia di ringraziamento alle tante persone che avevano contribuito alla sua rinascita, io c’ero e posso assicurare che è stato molto toccante. Ecco il link relativo al museo dedicato a quell’11 settembre:

https://www.911memorial.org/blog/tribute-making-first-responders-recovery-workers

Dopo questo evento è andato in pensione continuando però a essere un consulente per l’OSHA grazie alla sua grande esperienza. Purtroppo zio Antonio si è ammalato 2 anni fa, poco prima di partire per le sue frequenti vacanze a Casale. Perché a Casale ci tornava sempre, il nostro paese lo aveva sempre nel cuore e non c’era gioia più grande per lui che rivedere la sua terra, la sua famiglia, i suoi amici.

Ringraziamo Michela per la sua disponibilità sperando di aver reso omaggio alla sua memoria.

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