Earth Day 2022: E NOI SAREMMO L’HOMO SAPIENS?

Appuntamento il 22 aprile per la 52esima Giornata Internazionale della Terra, l’evento promosso dalle Nazioni Unite, solo che quando si parla di crisi del Pianeta non ci si rende abbastanza conto che non è qualcosa che riguarda i nostri posteri ma i nostri figli, e quindi che molti di noi nel corso della nostra vita o di quella dei nostri figli, avranno a che fare con le grandi mutazioni climatiche che potranno avere conseguenze disastrose. Mikhail Gorbaciov era solito dire: «Le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali: potranno dire che i nostri predecessori non sapevano quello che stava succedendo all’ambiente, di noi invece diranno che sapevamo ma che non ci siamo preoccupati!»

La Terra sta soffrendo e parte di quel cambiamento lo abbiamo provocato proprio noi con il consumo di risorse naturali, lo spreco dell’energia fornita dalla stessa Terra, dallo stile di vita che progressivamente ha danneggiato l’ambiente che ci ospita e mette in pericolo la nostra stessa esistenza. Tutto ciò che esiste attorno a noi è strettamente interconnesso un po’ come la stretta trama di un tessuto in cui ogni filo è collegato e annodato a quello vicino, quindi se salta un filo si apre una ferita, uno squarcio, un po’ come quando si sfila un maglione. Non è la prima volta che questo accade: nel corso della vita sulla Terra ci sono state tante estinzioni prima di noi, ma noi Homo Sapiens forse paradossalmente siamo il primo essere vivente da miliardi di anni capace di prevedere le conseguenze di quello che stiamo facendo. Siamo ancora in tempo per cambiare rotta?

Prendiamo l’atmosfera per esempio. Ebbene essa protegge il Pianeta e l’aria dentro di essa si rigenera continuamente, in pratica l’atmosfera funge da enormi polmoni naturali: il primo di essi è costituito dagl’immensi oceani che da sempre hanno un ruolo fondamentale per la vita umana. Ricopre il 71% della superficie terrestre, ma nell’ultimo secolo i mari hanno assorbito il 30% dell’anidride carbonica rilasciata in era post industriale oltre che un importante quantità di calore e le conseguenze non si sono fatte attendere: le acque sono sempre più calde, molti organismi marini rischiano l’estinzione perché i mari sono più acidi, e l’aumento della temperatura uccide i coralli. È quasi superfluo ricordare che ciò è molto pericoloso per l’importanza ricoperta dagli ecosistemi marini. Molte città della Terra rischiano di scomparire: Venezia, Bangkok, Shanghai, New York, rischiano di essere sommerse a causa dell’innalzamento degli oceani provocato dallo scioglimento dei ghiacci.

Le foreste pluviali, l’altro polmone naturale dell’atmosfera, che da sole ospitano oltre il 50% di tutte le specie viventi a testimonianza della grandissima biodiversità che abbiamo, vera e propria farmacia del pianeta, utile e indispensabile per la vita, purtroppo viene da noi maltrattata: un tempo gli alberi venivano abbattuti per rifornirsi del legno necessario per costruire un’abitazione e per riscaldarsi. Oggi si abbattono soprattutto per trasformare le foreste in pascoli e terreno agricolo. In Brasile una zona sette volte più grande del Regno Unito, prima coperta dalla Foresta Amazzonica, è destinata al pascolo del bestiame e alla coltivazione di soia, che per il 70% viene utilizzata per foraggiare il bestiame stesso allevato per la carne. Una volta la Pianura Padana era tutta una foresta, così come le romantiche brughiere inglesi. Esse sono il risultato di una spaventosa deforestazione già avvenuta sin dalla preistoria, circa diecimila anni fa. Quindi gli agricoltori sono i primi, tagliando e bruciando, ad aver iniziato le deforestazioni che hanno portato alla trasformazione di intere zone. E, prima di loro i cacciatori avevano già fatto scomparire tante specie animali. Quello a cui assistiamo adesso è quindi iniziato con la nascita dell’Homo Sapiens e che, negli ultimi secoli, ha conosciuto un’accelerazione impressionante, tanto che molti studiosi delle scienze della Terra hanno proposto di individuare un nuovo periodo nella scala del tempo geologico del nostro Pianeta, da definire Antropocene. Non capire i segni di sofferenza del nostro pianeta equivale a segare il ramo dell’albero su cui noi stessi siamo seduti.

Noi esseri umani stiamo influendo talmente sul nostro Pianeta che rischiamo di essere per la Terra ciò che l’asteroide fu per i dinosauri!

In pratica ci stiamo avviando verso il vero e proprio suicidio ecologico che caratterizzò la comunità dell’isola di Pasqua, un’isola di circa 160 km2 nel mezzo dell’Oceano Pacifico, appartenente politicamente al Cile da cui dista circa 3000 km: intorno al 1400-1500 fu suo malgrado protagonista di un episodio emblematico per quello che potrebbe essere il futuro del nostro pianeta.

L’isola di Pasqua è stata abitata sin dal IV-V secolo prima di Cristo e per molto tempo si riuscì a mantenere un equilibrio socio-economico accettabile, almeno fino al XV-XVI secolo quando gli abitanti completarono (sic!) l’indiscriminato taglio di tutti gli alberi che ricoprivano l’isola e che costituivano la vera fonte di sostentamento degli isolani stessi: eh sì perché con gli alberi si costruivano imbarcazioni da pesca, le abitazioni, gli utensili, gli attrezzi da lavoro, si trasportavano i Moai, le gigantesche sculture in pietra in riva all’oceano. Insomma si consumarono ben più risorse forestali di quante la natura fosse in grado di rigenerare, né d’altro canto si badò a un benché minimo ricambio piantumandone di nuovi: tutto ciò fino all’implosione dell’intero sistema, fino a quando cioè con quell’esasperato abuso un giorno si arrivò al taglio dell’ultimo albero. Ciò portò all’inizio della fine e, con un devastante effetto a cascata, cominciò ad estinguersi addirittura la vita perché da quel momento non si potevano più costruire imbarcazioni per pescare, non si poteva più coltivare la terra, visto che non c’era più la possibilità di cibarsi di pesce gli uccelli furono sterminati e quindi non c’era più il guano per concimare il terreno destinato all’agricoltura, insomma fu un vero e proprio effetto domino devastante, un effetto che portò all’estinzione, inconsapevolmente auto-provocata, degli antichi abitanti dell’isola di Pasqua. È questo il destino che ci attende?

Quanto l’uomo sia arrogante e quanto la natura neanche si accorga di noi e della nostra esistenza, quasi fossimo un granello di polvere da spazzar via, lo ha reso alla perfezione Giacomo Leopardi, che già aveva intuito tutto questo e ha scritto delle cose di una verità incredibile per la sua epoca, dicendo praticamente che la Natura come un caterpillar va avanti incurante di tutto e di tutti. In queste parole, tratte dalle Operette Morali, immagina che sia proprio lei, la natura, a rivolgersi all’uomo:

«Immaginavi che il mondo fosse fatto per causa vostra? Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei»

Insomma quello che dobbiamo temere non è la fine del mondo, ma la fine del NOSTRO mondo!

One thought on “Earth Day 2022: E NOI SAREMMO L’HOMO SAPIENS?

  1. Anonymous

    È sempre l’essere Umano che scendendo a sporchi compromessi ha rovinato il suo Pianeta

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