La nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza di Governo è ormai entrata nel vivo del dibattito parlamentare e politico. Il testo, soprannominato informalmente “Stabilicum”, è stato depositato nelle Commissioni parlamentari e nelle ultime settimane il governo ha anche aperto a un confronto con le opposizioni, tardivo ed essere onesti visto che una legge del genere dovrebbe esser opportunamente concertata tra tutti gli attori dell’arco costituzionale ma, soprattutto, sostanzialmente inutile visto che si tratterebbe di un confronto senza modificare l’impianto generale della riforma.
L’obiettivo dichiarato dalla Maggioranza è quello di garantire maggiore stabilità politica e governi più duraturi rispetto agli ultimi decenni. Tuttavia, opposizioni, costituzionalisti e numerosi osservatori sostengono che la riforma rischi di alterare il rapporto tra rappresentanza democratica e governabilità, concentrando troppo potere nelle mani delle coalizioni vincitrici.
La prima ipotesi emersa nei retroscena politici parlava di un sistema fortemente maggioritario, quasi una sorta di “premierato elettorale”, con un premio molto ampio assegnato automaticamente alla coalizione vincente. Alcuni ambienti della maggioranza avevano perfino ventilato un modello simile a quello dei sindaci, con elezione indiretta del premier attraverso il voto popolare e un forte premio di maggioranza garantito quasi automaticamente. Tale proposta originaria aveva suscitato forti critiche perché avrebbe potuto trasformare una minoranza relativa del Paese in una maggioranza schiacciante in Parlamento. Proprio per questo, nel testo finale depositato alla Camera, la maggioranza ha introdotto alcuni correttivi che vengono presentati come “garanzie costituzionali”.
La differenza principale rispetto alle prime indiscrezioni riguarda il premio di maggioranza. Nelle versioni iniziali si parlava infatti di un premio automatico molto più pesante, mentre oggi il testo prevede un premio fisso di 70 deputati alla Camera e 35 senatori, assegnato soltanto se la coalizione supera il 40% dei voti. Inoltre è stato introdotto un tetto massimo: la coalizione vincente non potrà superare il 60% dei seggi parlamentari.
Un’altra differenza importante riguarda il ballottaggio. Nelle prime bozze circolate nei mesi scorsi il secondo turno sembrava destinato a diventare il cuore stesso della riforma, quasi sul modello delle elezioni comunali. Nel testo attuale, invece, il ballottaggio scatterebbe solo in un caso specifico: se nessuna coalizione raggiungesse il 40%, e con le prime due si collocassero entrambe tra il 35% e il 40%. Questo rappresenta un evidente ridimensionamento della proposta iniziale.
Rimane invece sostanzialmente invariato uno degli aspetti più contestati: le liste bloccate. Anche nella versione definitiva, infatti, gli elettori continuerebbero a non poter scegliere direttamente i parlamentari attraverso le preferenze e i candidati verrebbero ancora selezionati dai partiti, rafforzando il potere delle segreterie politiche. È proprio questo uno dei punti su cui si concentra la critica delle opposizioni, che accusano il governo di voler aumentare la distanza tra cittadini ed eletti.
Non possiamo che essere d’accordo con queste critiche visto che si vuol ridurre sempre più i rappresentanti del popolo a degli impersonali automi chiamati semplicemente a ratificare con la pressione di un bottoncino decisioni già prese altrove, e raramente nei palazzi della politica!
Cambierebbe inoltre la struttura stessa del sistema rispetto all’attuale Rosatellum. La nuova proposta eliminerebbe quasi del tutto i collegi uninominali, cioè quei collegi dove vince il candidato più votato, sostituendoli con un sistema prevalentemente proporzionale basato su collegi plurinominali. Questo significa che il peso delle coalizioni diventerebbe ancora più centrale rispetto ai singoli candidati.
Con buona degli intransigenti del bipartitismo ad ogni costo e dell’uninominale all’ennesima potenza, dobbiamo sottolineare che la storia ci ha dimostrato che il nostro Paese è caratterizzato dal multiforme pensiero, spesso frammentato è vero ma anche questa è la ricchezza della Democrazia, e che l’Italia non è fatta per le ali estreme che raggruppano partitini sempre più spesso confinati in uno striminzito consenso da prefisso telefonico.
Un’altra novità rispetto alle prime ipotesi riguarda la soglia di sbarramento. Alcune indiscrezioni iniziali parlavano di un possibile innalzamento al 5%, ma il testo mantiene invece la soglia del 3%, probabilmente per evitare tensioni interne alla stessa maggioranza e garantire sopravvivenza parlamentare ai partiti minori.
Da un lato la Maggioranza rivendica il diritto di costruire una legge che assicuri stabilità e governi forti, dall’altro cresce il timore che si stia andando verso una riforma percepita come troppo vantaggiosa per chi governa oggi. È proprio per questo che prima accennavamo alla necessità di una concertazione tra le diverse forze politiche, proprio per evitare queste critiche ma del resto, si sa, anche queste fanno parte della storia della nostra Repubblica.