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  • Castel Volturno dice no al CPR: quasi tutti contro il “modello detentivo”

    Castel Volturno dice no al CPR: quasi tutti contro il “modello detentivo”

    Ieri in una sala gremita, interventi accorati e una mobilitazione che coinvolge ormai associazioni, sindacati, cittadini e realtà provenienti da diverse regioni del Mezzogiorno. È questo il quadro emerso dall’assemblea svoltasi presso il Centro Comunitario “San Daniele Comboni”, dove si è consolidato il fronte contrario alla realizzazione di un CPR, il Centro di Permanenza per il Rimpatrio, a Castel Volturno.

    All’incontro hanno preso parte non soltanto attivisti e volontari impegnati da anni sul territorio, ma anche rappresentanti sindacali della FLAI-CGIL, esponenti politici del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra, oltre ad associazioni locali e rappresentanti del mondo agricolo e degli allevatori. Un’alleanza trasversale nata con l’obiettivo dichiarato di impedire la costruzione della struttura non solo nel comune casertano, ma in tutta la Campania (a dire il vero è proprio l’idea di un CPR come lager di stato che non va giù). Nel corso del dibattito è stata ribadita, infatti, una netta posizione contro quello che i partecipanti hanno definito un sistema di “detenzione amministrativa”, giudicato inefficace e lesivo della dignità umana. Secondo i promotori della mobilitazione, la strada da percorrere sarebbe invece quella della regolarizzazione, dell’inclusione sociale e del recupero dei territori segnati dal degrado e dall’emarginazione.

    Uno dei temi centrali dell’assemblea ha riguardato la tutela ambientale dell’area individuata per il possibile insediamento del CPR. Si tratta della zona umida denominata “La Piana”, terreno demaniale per il quale l’associazione Elsa ETS e ASOIM stanno promuovendo l’istituzione di una Zona di Protezione Ambientale. Durante l’incontro sono state raccolte numerose adesioni al manifesto a sostegno dell’iniziativa.

    Nel corso della discussione è tornato anche il ricordo del tentativo fallito del 2011 di realizzare un centro analogo presso l’ex Caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere, esperienza che provocò proteste, ricorsi e forti tensioni istituzionali. Oggi il movimento contrario al CPR punta a costruire una mobilitazione articolata: campagne informative rivolte ai cittadini e ai migranti, iniziative pubbliche, pressione sulle istituzioni e una rete nazionale capace di contestare il modello di gestione dell’immigrazione basato sulla detenzione.

    Tra le richieste avanzate durante l’assemblea c’è anche quella rivolta al Comune di Castel Volturno affinché assuma una posizione ufficiale e convochi al più presto un Consiglio Comunale aperto sul tema.

    Le prossime iniziative confluiranno nell’incontro pubblico previsto per il 30 maggio alle ore 10 presso il Centro Fernandes, promosso dal vescovo Pietro Lagnese. Un appuntamento che gli organizzatori considerano decisivo per rafforzare il fronte contrario alla nascita del CPR.

    Dal territorio arriva dunque un messaggio preciso: la sicurezza, sostengono i promotori della protesta, non si costruisce attraverso nuove strutture di segregazione, ma combattendo povertà, sfruttamento e invisibilità sociale. Castel Volturno, ancora una volta, diventa così il centro di una battaglia che intreccia diritti civili, immigrazione, ambiente e dignità umana.

  • Consorzio Asi Caserta: Dell’Aprovitola presidente

    Consorzio Asi Caserta: Dell’Aprovitola presidente

    Annamaria Dell’Aprovitola è la nuova presidente del Consorzio Asi. Una nomina annunciata da settimane negli ambienti politici e amministrativi della provincia di Caserta, che ora trova la sua ufficialità, consolidando un equilibrio politico già delineato. Dell’Aprovitola, sindaca di Carinaro e presidente provinciale del Partito Democratico, assume quindi la guida dell’Area di Sviluppo Industriale in una fase tutt’altro che semplice: sul tavolo restano infatti i nodi legati al rilancio delle aree produttive, alla gestione delle infrastrutture e alla necessità di attrarre nuovi investimenti in un territorio che da anni attende una svolta concreta.

    Parallelamente, si completa anche il quadro delle nomine regionali. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha indicato come delegato regionale presso l’Asi Giuseppe Buompane. Buompane, già parlamentare del Movimento 5 Stelle, prende il posto del dimissionario Giuseppe Razzano, chiudendo così un passaggio istituzionale atteso.

    La doppia nomina conferma un assetto politico che tiene insieme diverse sensibilità: da un lato il Partito Democratico con Dell’Aprovitola, dall’altro l’area riconducibile al Movimento 5 Stelle con Buompane. Un equilibrio che dovrà ora tradursi in azione amministrativa concreta. Il tempo farà capire se questo nuovo corso saprà imprimere una reale accelerazione allo sviluppo industriale del territorio o se, come spesso accaduto in passato, le nomine resteranno più un fatto politico che un punto di svolta operativo.

    La sfida, come sempre, è tutta nei risultati.

  • CPR Castel Volturno: un territorio già fragile si oppone

    CPR Castel Volturno: un territorio già fragile si oppone

    A Castel Volturno monta la tensione: la decisione del governo di realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) nel territorio casertano sta alimentando un’ondata di proteste sempre più visibile e organizzata. Non si tratta più di singole voci isolate, ma di un fronte ampio che coinvolge cittadini, associazioni e amministratori locali, uniti da una preoccupazione comune: quella di vedere aggravate criticità già radicate da anni.

    Il tema dei CPR, strutture destinate al trattenimento dei migranti in attesa di rimpatrio, è da tempo al centro del dibattito nazionale. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha ribadito più volte la necessità di rafforzare la rete di questi centri sul territorio italiano, con l’obiettivo di rendere più efficaci le procedure di espulsione. Il territorio è da anni simbolo di complessità sociali, economiche e ambientali: abusivismo edilizio, gestione difficile dei rifiuti, presenza di una significativa popolazione migrante e servizi spesso insufficienti. In questo contesto, molti residenti percepiscono il progetto del CPR come un ulteriore peso, più che come una soluzione.

    Le proteste si sono intensificate nelle ultime settimane, con manifestazioni pubbliche e prese di posizione nette da parte di comitati civici e rappresentanti istituzionali. Il timore diffuso è che la struttura possa accentuare problemi di sicurezza e marginalità, senza portare reali benefici alla comunità locale con in più la sgradevole sensazione che decisioni di questo tipo vengano calate dall’alto, senza un adeguato coinvolgimento dei territori interessati.

    Tra le numerose prese di posizione contrarie alla realizzazione del CPR a Castel Volturno si distinguono anche quelle provenienti dal mondo ecclesiastico, che aggiungono un ulteriore livello di riflessione al dibattito. Da un lato monsignor Pietro Lagnese, alla guida dell’arcidiocesi di Capua e vescovo di Caserta ha espresso preoccupazione per le ricadute sociali di una scelta che insiste su un territorio già profondamente segnato da altre criticità; dall’altro Domenico Battaglia, figura da sempre attenta ai temi dell’inclusione e della dignità umana, ha richiamato la necessità di affrontare il fenomeno migratorio con strumenti che non si limitino alla dimensione del trattenimento, ma che sappiano coniugare sicurezza e rispetto dei diritti. Le loro parole non entrano nel merito tecnico dell’opera, ma toccano un punto essenziale: la gestione di questioni complesse come l’immigrazione non può ridursi a soluzioni che rischiano di concentrare ulteriori tensioni in aree già fragili, senza un disegno più ampio e condiviso. In questo senso, il fronte del dissenso si arricchisce di una voce morale che invita a guardare oltre l’immediato, ponendo al centro la persona e la tenuta sociale dei territori.

    La verità è che la scelta di collocare un Centro di permanenza per il rimpatrio in un territorio già segnato da fragilità strutturali rappresenta l’ennesima conferma di un modello che continua a scaricare sul Sud il peso delle decisioni più controverse. Non si tratta, dunque, solo di dire no a una singola struttura, ma di mettere in discussione un’impostazione che sembra perpetuare uno squilibrio storico, ignorando le reali condizioni delle comunità locali e il loro diritto a essere coinvolte in scelte che incidono profondamente sul futuro dei territori.

    È il rapporto tra Stato e territori, della fiducia nelle istituzioni ad essere messa in discussione e con essa la capacità di affrontare problemi complessi senza scaricarne il peso sempre sugli stessi luoghi.

  • CPR a Castel Volturno: bando da 41 milioni

    CPR a Castel Volturno: bando da 41 milioni

    Il progetto per la realizzazione di un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno entra ufficialmente nel vivo con la pubblicazione di un bando da oltre 41 milioni di euro, segnando un passaggio decisivo in una vicenda che da tempo anima il dibattito politico e sociale sul territorio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio piano nazionale volto a rafforzare il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio, strutture destinate a ospitare temporaneamente cittadini stranieri in attesa di espulsione.

    Il finanziamento previsto testimonia l’importanza strategica attribuita dal Governo a questa infrastruttura, che dovrebbe sorgere in un’area già segnata da complesse dinamiche sociali e urbanistiche. Castel Volturno, infatti, rappresenta da anni uno dei punti più delicati della gestione dei flussi migratori in Campania, sia per la significativa presenza di comunità straniere sia per le criticità legate al controllo del territorio.

    Secondo quanto emerge dal bando, il progetto non si limita alla semplice costruzione della struttura, ma comprende anche interventi di adeguamento infrastrutturale, sistemi di sicurezza avanzati e servizi interni necessari al funzionamento del centro. L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare un complesso moderno, in linea con gli standard europei, capace di garantire condizioni dignitose per le persone trattenute, pur nel rispetto delle finalità di controllo e rimpatrio.

    Non mancano tuttavia le polemiche. L’ipotesi di un CPR a Castel Volturno ha già sollevato preoccupazioni tra amministratori locali, associazioni e cittadini, timorosi di un ulteriore aggravamento delle criticità sociali già presenti. Il timore diffuso è che una struttura di questo tipo possa incidere negativamente sull’equilibrio del territorio, aumentando tensioni e difficoltà nella gestione della sicurezza.

    D’altra parte, i sostenitori del progetto sottolineano come la realizzazione del centro possa contribuire a rendere più efficace il sistema dei rimpatri, oggi spesso rallentato da carenze strutturali e logistiche. In questa prospettiva, il nuovo CPR rappresenterebbe uno strumento necessario per rafforzare la capacità dello Stato di gestire in modo ordinato i flussi migratori, evitando situazioni di irregolarità prolungata.

    La pubblicazione del bando apre ora una fase concreta, che porterà all’individuazione delle imprese incaricate dei lavori e, successivamente, all’avvio del cantiere. Resta da capire quali saranno i tempi effettivi di realizzazione e, soprattutto, quale sarà l’impatto reale dell’opera su un territorio già complesso come quello di Castel Volturno. Il tema, inevitabilmente, continuerà a dividere opinione pubblica e istituzioni, in un confronto che tocca questioni fondamentali come sicurezza, diritti, integrazione e sviluppo locale.

  • Tutela agroalimentare

    Tutela agroalimentare

    Il 15 aprile 2026 è una data destinata a lasciare un’impronta significativa nel panorama normativo italiano legato al settore primario e alla filiera alimentare. Con l’approvazione definitiva del cosiddetto DDL Tutela Agroalimentare, il Parlamento ha trasformato in legge dello Stato un provvedimento atteso da anni, che mira a rafforzare in modo organico la difesa del patrimonio agroalimentare nazionale. Ora si attende soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, passaggio formale ma decisivo per l’entrata in vigore delle nuove disposizioni.

    Il cuore della riforma risiede nella volontà di aggiornare e rendere più incisivo il sistema di contrasto alle frodi alimentari, in un contesto in cui il valore del Made in Italy continua a costituire una delle principali voci di bilancio del Paese. Il comparto agroalimentare italiano, infatti, non rappresenta soltanto una parte rilevante del PIL, ma incarna una tradizione culturale che affonda le radici nella storia e nei territori, esponendosi al tempo stesso a fenomeni sempre più sofisticati di contraffazione e adulterazione.

    La nuova legge introduce un impianto normativo più moderno, capace di intercettare le evoluzioni del mercato e delle tecniche illecite. Viene rafforzato il sistema sanzionatorio, con pene più severe per chi altera, scimmiotta o utilizza indebitamente denominazioni protette, e si amplia il raggio d’azione delle autorità di controllo. In questo senso, il provvedimento punta a garantire maggiore efficacia alle attività di vigilanza, favorendo una collaborazione più stretta tra istituzioni, forze dell’ordine e organismi ispettivi.

    Altro aspetto centrale riguarda la tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine, strumenti fondamentali per valorizzare le eccellenze territoriali. La legge interviene per proteggere in modo più rigoroso prodotti DOP e IGP, spesso oggetto di imitazioni sui mercati internazionali, fenomeno che sottrae ogni anno risorse ingenti all’economia nazionale.

    Non meno importante è l’attenzione riservata alla trasparenza nei confronti dei consumatori. Il legislatore ha inteso rafforzare il diritto all’informazione, prevedendo norme più chiare sull’etichettatura e sulla tracciabilità dei prodotti, con l’obiettivo di rendere immediatamente riconoscibile l’origine e la qualità degli alimenti. In un mercato sempre più globalizzato, la fiducia del consumatore diventa infatti un elemento decisivo, e passa anche attraverso la certezza delle informazioni fornite.

    La portata del provvedimento non si limita però alla repressione degli illeciti. Il DDL Tutela Agroalimentare si inserisce in una visione più ampia di promozione del sistema agroalimentare italiano, sostenendo indirettamente le imprese che operano nel rispetto delle regole e investono nella qualità. In questo senso, la legge può rappresentare un volano per rafforzare la competitività del settore, soprattutto sui mercati esteri, dove la reputazione del prodotto italiano è un fattore determinante.

    Insomma un testo che cerca di coniugare esigenze di rigore normativo e necessità di sostenere un comparto strategico, senza appesantirlo eccessivamente dal punto di vista burocratico, anche se sarà infatti nella pratica quotidiana dei controlli e nell’applicazione delle sanzioni che si misurerà l’efficacia reale della riforma.

  • SMS truffaldini sulla TARI

    SMS truffaldini sulla TARI

    Come purtroppo ben sappiamo negli ultimi mesi il fenomeno delle truffe digitali ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti, adattandosi rapidamente ai temi più sensibili per i cittadini. Dopo le campagne fraudolente che hanno colpito utenti fingendosi istituti bancari, enti pubblici, militari o servizi sanitari, ora i truffatori hanno trovato un nuovo terreno fertile: la tassa sui rifiuti, meglio conosciuta come TARI.

    Sta infatti circolando in tutta Italia una nuova truffa via SMS, costruita con un meccanismo tanto semplice quanto efficace. I cittadini ricevono un messaggio apparentemente ufficiale, nel quale si segnala un presunto mancato pagamento della TARI o un’irregolarità nella propria posizione. Il tono è spesso urgente e allarmistico: si invita a saldare immediatamente quanto dovuto per evitare sanzioni o addirittura azioni legali. All’interno del messaggio è quasi sempre presente un link che rimanda a un sito web, graficamente molto simile a quello di un ente comunale o di una piattaforma di pagamento ufficiale. Ed è proprio qui che si nasconde il vero pericolo. Una volta cliccato, l’utente viene indirizzato verso una pagina in cui gli viene chiesto di inserire dati personali e, soprattutto, informazioni sensibili come numeri di carta di credito o coordinate bancarie. In alcuni casi, viene richiesto anche il pagamento immediato di una somma di denaro.

    La truffa è stata segnalata nei giorni scorsi in Toscana, poi nel Lazio, adesso è stato il vicino comune di Maddaloni ad esserne colpito, e ora temiamo possa far breccia anche nel Carinolese. Si tratta di una classica operazione di phishing, cioè un tentativo di sottrarre dati personali fingendosi un soggetto affidabile. Il problema è che il riferimento alla TARI rende il messaggio particolarmente credibile: tutti i cittadini sanno di dover pagare questa tassa e spesso non ricordano con precisione scadenze e importi.

    La forza di questo raggiro sta nella sua capacità di sfruttare tre elementi fondamentali: l’urgenza, che spinge la vittima ad agire senza riflettere, l’apparente ufficialità, con nomi e loghi simili a quelli dei Comuni, la confusione, legata alla gestione spesso complessa dei tributi locali. Comincia a diventar sempre più difficile distinguere tra comunicazioni autentiche e fraudolenti.

    Per evitare di cadere in queste trappole è fondamentale adottare alcune semplici ma efficaci precauzioni:

    • Non cliccare mai su link sospetti ricevuti via SMS
    • Verificare sempre la fonte, contattando direttamente il proprio Comune
    • Non fornire dati personali o bancari attraverso link ricevuti via messaggio
    • Controllare eventuali comunicazioni ufficiali tramite i canali istituzionali

    È bene ricordare che gli enti pubblici, nella quasi totalità dei casi, non richiedono pagamenti tramite SMS né invitano a inserire dati sensibili attraverso link esterni. Come sempre la difesa più efficace resta sempre l’informazione: conoscere questi meccanismi è il primo passo per evitarli.

  • Autonomia Differenziata: ancora tu?

    Autonomia Differenziata: ancora tu?

    Sorpresa pasquale per il Sud: mittente? Il ministro leghista, il dentista, Roberto Calderoli… e il Governo! Si può esser condannati a morte per malasanità? Queste parole che suonano come una denuncia dura, quasi brutale, rappresentano la sintesi delle intenzioni del ministro Roberto Calderoli, del governo guidato da Giorgia Meloni e dei governatori regionali che sostengono il progetto dell’autonomia differenziata. Parole forti, che meritano però di essere analizzate nel merito, al di là della loro carica emotiva.

    Al centro della polemica ci sono le PREINTESE sull’autonomia differenziata, già approvate dal Governo, che aprono alla possibilità per le Regioni di ottenere maggiori competenze e trattenere una quota più ampia delle risorse fiscali. In teoria, un meccanismo pensato per valorizzare l’efficienza amministrativa, ma in pratica, secondo i critici, un acceleratore delle disuguaglianze territoriali.

    Il punto più delicato riguarda la Sanità. Se le Regioni più ricche potranno contare su maggiori risorse, sarà inevitabile, sostengono i detrattori, una competizione al rialzo su stipendi, infrastrutture e qualità dei servizi. Il risultato? Medici e infermieri attratti dal Nord, ospedali meridionali sempre più in difficoltà, e un aumento dell’emigrazione sanitaria già oggi consistente. Non è una previsione astratta: è un fenomeno già in atto da anni, con migliaia di cittadini del Sud costretti a spostarsi per curarsi, generando un flusso economico che finisce per rafforzare ulteriormente i sistemi sanitari settentrionali.

    L’immagine evocata, “arricchimento del Nord sul dolore del Sud”, è volutamente provocatoria, ma coglie un nervo scoperto della questione italiana: il divario storico tra le due macro-aree del Paese, l’autonomia differenziata, senza adeguati correttivi, rischia di cristallizzare e amplificare questo divario. Se i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) non verranno definiti e finanziati in modo uniforme su tutto il territorio nazionale (come peraltro prevede la Costituzione!), il diritto alla salute potrebbe trasformarsi, di fatto, in un diritto variabile a seconda della latitudine.

    A rafforzare le critiche interviene anche il riferimento alla sentenza n. 192 del 2024 della Corte Costituzionale, che ha posto paletti precisi: nessuna autonomia può essere concessa senza la preventiva determinazione e garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni. È un passaggio fondamentale, perché stabilisce un principio chiaro: prima si garantiscono i diritti, poi si distribuiscono le competenze. Invertire questo ordine significherebbe mettere a rischio l’uguaglianza sostanziale tra cittadini, sancita dalla Costituzione.

    Il Movimento Equità Territoriale annuncia una strategia duplice: da un lato la mobilitazione politica, dall’altro il ricorso agli strumenti giuridici. L’obiettivo è impugnare le eventuali leggi attuative delle PREINTESE, qualora dovessero violare i principi indicati dalla Consulta. Parallelamente, l’appello rivolto ai presidenti delle Regioni che si sono opposti all’autonomia differenziata è quello di attivarsi direttamente davanti alla Corte Costituzionale, sollevando questioni di legittimità.

    Al di là dei toni accesi, il tema resta profondamente politico e nazionale, non si tratta soltanto di uno scontro tra Nord e Sud, ma della tenuta complessiva del sistema Paese: la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra autonomia e solidarietà, tra efficienza e uguaglianza. Perché se è legittimo premiare chi amministra meglio, è altrettanto doveroso garantire a tutti i cittadini italiani gli stessi diritti fondamentali, a partire da quello alla salute.

    Tutto per rispettare un patto elettorale che si sta sbriciolando sotto i colpi di maglio del voto della gente: in principio si voleva il Referendum sulla Giustizia per accontentare Forza Italia e i figli politici di Berlusconi, l’Autonomia Differenziata per stendere un tappeto rosso davanti alle voglie di quegli avventurieri della Lega e, dulcis in fundo o meglio in cauda venenum, il Premierato per cullare le nostalgie dell’uomo solo al comando di Fratelli d’Italia.

    Vergogna! Infamia!

    Grazie a Dio, e al rinsavimento degli italiani, sta andando tutto a ramengo ma, purtroppo, nonostante i continui STOP di Costituzione e Corte Costituzionale l’Autonomia Differenziata viene portata avanti da quei galantuomini della Lega.

  • L’incontro delle Tre Madonne

    L’incontro delle Tre Madonne

    Nel cuore di Cappelle di Teano, tra fede e tradizione e storia, torna uno degli appuntamenti più sentiti dell’anno: Lunedì in Albis 2026 l’emozione dell’incontro delle Tre Madonne, le comunità di Cappelle, Fontanelle e San Giuliano di Teano si ritrovano per vivere insieme un momento unico, tramandato da generazioni e diventato ormai una radicata tradizione popolare.

    Una giornata intensa che inizia alle ore 9:30 con la partenza delle tre processioni dalle rispettive frazioni, tre comunità, un’unica devozione.

    Alle 10:30 il momento più atteso: il solenne incontro delle Tre Madonne, un sacro simbolismo che unisce generazioni, cuori e storie.

    Alle ore 11 la Santa Messa solenne, con un momento di raccoglimento nel ricordo di don Italo Vicario rettore del santuario Maria Ss. delle Grazie e guida spirituale di intere generazioni, tanto da esser diventato, con la sua autorità morale, un punto di riferimento per tutti.

    Dalla mattina nei pressi del Santuario bancarelle tradizionali e Street Food riempiranno la giornata con profumi, sapori e convivialità.

    Alle ore 12:30 l’esibizione delle tre bande musicali per un momento di festa: musica e identità infinita.

    Dalle ore 14:00 il rientro delle tre processioni, accompagnato dai tradizionali fuochi pirotecnici diurni.

    Lunedì in Albis: un appuntamento che non è solo una festa, ma anche appartenenza e fede, una giornata da vivere, sentire e condividere. Un evento cui tutti sono invitati

  • “Il giorno della rinascita” di don Luciano Marotta

    “Il giorno della rinascita” di don Luciano Marotta

    È disponibile nelle librerie religiose e sulle piattaforme online il testo “Il giorno della rinascita”, approfondimento sul Sacramento del Battesimo a cura di don Luciano Marotta.

    Già presbitero della parrocchia di Casale di Carinola-Ventaroli della Diocesi di Sessa Aurunca (a Casale è stato titolare dal 2008 al 2025), ha conseguito la licenza in Liturgia presso il Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo di Roma nel 2008. È dallo scorso novembre parroco delle comunità parrocchiali San Giustino Martire e San Giuseppe Artigiano in Mondragone (CE). È direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, membro della Commissione Liturgica regionale della Campania e socio del Centro di Azione Liturgica (CAL).

    Il battesimo è il giorno della rinascita per ogni buon cristiano e come dice lo stesso autore “A partire dalla liturgia di questo sacramento e prendendo a supporto il Rito del Battesimo dei bambini e le catechesi di Papa Francesco ho voluto porre l’attenzione e spronare una riflessione sul primo dei sacramenti offrendo uno strumento formativo, che spero vi potrà aiutare e interessare”.

    Destinatari sono gli adulti che si preparano al battesimo, i genitori che si preparano al battesimo del figlio o della figlia e quanti li accompagnano (padrini e madrine), operatori pastorali, catechisti e presbiteri, quanti hanno il compito di introdurre i credenti a conoscere o riscoprire il significato del battesimo.

    Si tratta della quarta fatica letteraria del nostro indimenticato parroco cui esprimiamo i sensi del più profondo affetto formulando i migliori auguri dal punto di vista editoriale e pastorale.

  • Vinitaly: l’edizione del cinquantenario

    Vinitaly: l’edizione del cinquantenario

    Dal 10 al 13 aprile Verona torna a essere la capitale mondiale del vino. Non è un’edizione qualsiasi: Vinitaly festeggia i suoi primi cinquant’anni, un traguardo che racconta molto più di una semplice fiera. Racconta mezzo secolo di trasformazioni economiche, culturali e sociali dell’Italia, viste attraverso uno dei suoi simboli più identitari: il vino.

    Nato negli anni Sessanta, in un’Italia ancora fortemente agricola, Vinitaly ha accompagnato il passaggio da una produzione vinicola prevalentemente quantitativa a un modello fondato sulla qualità, sull’identità territoriale e sull’export. In questi cinquant’anni il vino italiano ha conquistato il mondo, diventando ambasciatore del Made in Italy e pilastro dell’economia nazionale. La crescita del salone veronese è stata specchio fedele di questa evoluzione: da manifestazione di settore a evento internazionale capace di attrarre operatori, responsabili degli acquisti a vario titolo, giornalisti e appassionati da ogni continente. Un luogo dove si intrecciano tradizione e innovazione, memoria e futuro.

    L’edizione del cinquantenario si presenta con numeri imponenti e un programma ricco di eventi, degustazioni e incontri dedicati ad attività commerciali. Il cuore pulsante resta Veronafiere, che negli anni ha trasformato Vinitaly in una piattaforma strategica per l’internazionalizzazione delle imprese vinicole italiane. Grande attenzione è rivolta ai mercati esteri, alle nuove tendenze di consumo e alle sfide globali: sostenibilità, cambiamento climatico, digitalizzazione e nuove generazioni di consumatori. Il vino, oggi più che mai, unisce territorio, cultura e innovazione. Dai vigneti del Nord alle colline del Sud, ogni bottiglia custodisce una storia, una tradizione, un sapere tramandato nei secoli. Il vino è paesaggio, lavoro, comunità. È economia, ma anche cultura e identità. In questi cinquant’anni, il salone veronese ha contribuito a rafforzare questa consapevolezza, promuovendo non solo il prodotto, ma il valore dei territori e delle denominazioni. Un patrimonio che oggi rappresenta una delle leve più forti del nostro sistema agroalimentare.

    In un contesto globale sempre più competitivo, il settore vitivinicolo italiano è chiamato a innovare senza perdere le proprie radici. La sfida è chiara: continuare a raccontare il Paese attraverso il vino, mantenendo alta la qualità, investendo nella sostenibilità e rafforzando la presenza sui mercati internazionali, ecco perché il cinquantenario di Vinitaly non è solo una celebrazione, in fondo, ogni calice è un frammento di storia italiana.

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    * secondo l’avviso pubblicato dalla Camera di Commercio di Caserta, la partecipazione delle imprese casertane alla collettiva regionale Campania al Vinitaly 2026 è stata organizzata su base provinciale, con le imprese raggruppate per provincia all’interno dello stand regionale di Regione Campania e delle Camere di Commercio campane.