Stabilicum, come cambia la legge elettorale

La nuova legge elettorale, ribattezzata dalla maggioranza “Stabilicum” e dalle opposizioni “Melonellum”, è destinata a sostituire il Rosatellum con il quale gli italiani hanno votato nel 2022, che a sua volta aveva sostiìtuito il famigerato Porcellum, sostituto del Mattarellum. Il nuovo sistema introduce un impianto sostanzialmente proporzionale, ma accompagnato da un premio di Maggioranza, da una soglia di sbarramento, da preferenze solo parzialmente libere e dall’obbligo per partiti e coalizioni di indicare il nome della persona che intendono proporre come presidente del Consiglio.

L’elemento centrale dello Stabilicum rimane il sistema proporzionale: i seggi vengono cioè distribuiti alle forze politiche in rapporto ai voti ottenuti. A modificare sensibilmente questo meccanismo interviene però il premio di maggioranza, pensato per garantire una maggioranza parlamentare più stabile.

Il premio di governabilità

Il premio scatta quando una coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato. In questo caso vengono assegnati ulteriori 70 deputati e 35 senatori, con l’obiettivo dichiarato di assicurare alla coalizione vincente una maggioranza stabile nei due rami del Parlamento. Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, invece, il sistema resta sostanzialmente proporzionale.

Per l’assegnazione del premio è previsto un «listone» a livello circoscrizionale, dal quale vengono individuati i parlamentari che beneficiano dei seggi aggiuntivi.

La legge introduce inoltre un tetto massimo: nessuna coalizione potrà disporre di più di 220 deputati e 113 senatori. L’obiettivo è evitare che il premio alteri eccessivamente gli equilibri necessari per quelle votazioni parlamentari che richiedono maggioranze qualificate, come l’elezione del Presidente della Repubblica o le modifiche della Costituzione.

Il «listone» del premio di maggioranza

Un meccanismo particolare riguarda i parlamentari assegnati attraverso il premio di maggioranza. Non esiste un unico «listone» nazionale dal quale scegliere i 70 deputati e i 35 senatori del premio, ma una serie di liste circoscrizionali, 28 per la Camera e 20 per il Senato, nelle quali le coalizioni inseriscono i candidati destinati a beneficiare degli eventuali seggi aggiuntivi. Questi candidati vengono indicati già al momento della presentazione delle candidature e il loro nome compare sulla scheda elettorale.

Il sistema prevede quindi una parte di candidati che l’elettore può scegliere attraverso le preferenze e una parte, quella inserita nei listini del premio, che viene invece sostanzialmente scelta dai partiti. Se una coalizione raggiunge almeno il 42% dei voti e scatta il premio, i seggi aggiuntivi vengono distribuiti tra le diverse circoscrizioni secondo le regole previste dalla legge e i candidati dei relativi listini risultano eletti senza essere sottoposti alle preferenze degli elettori. I candidati dei listini devono inoltre essere collegati alle candidature come capilista nei collegi plurinominali e nei listini deve essere rispettato il rapporto previsto per la rappresentanza di genere.

In altre parole, il «listone» introduce una componente di candidati bloccati scelta dalle forze politiche, che si aggiunge ai capilista già bloccati e ai candidati sui quali, invece, l’elettore può esprimere la propria preferenza.

La soglia di sbarramento

Per partecipare alla distribuzione dei seggi, le singole forze politiche dovranno ottenere almeno il 3% dei voti, mentre per le coalizioni la soglia viene fissata al 10%. È prevista però una particolare forma di «ripescaggio»: nella distribuzione dei seggi di una coalizione potrà entrare anche la lista che, pur non avendo raggiunto il 3%, abbia ottenuto il risultato migliore tra quelle rimaste sotto la soglia.

Per il raggiungimento del 42% necessario a far scattare il premio, invece, vengono conteggiati anche i voti delle liste della coalizione che abbiano ottenuto meno del 3%.

Il candidato alla Presidenza del Consiglio

Un’altra novità riguarda l’indicazione del candidato premier. Ogni lista e ogni coalizione dovrà indicare la persona che intende proporre al Presidente della Repubblica per l’incarico di presidente del Consiglio. Per le coalizioni dovrà essere indicato un unico nome, condiviso dalle forze politiche che ne fanno parte. Il nome del candidato, tuttavia, non comparirà sulla scheda elettorale e la nuova legge non introduce alcun vincolo di mandato per i parlamentari.

Preferenze e capilista bloccati

Uno dei punti più discussi riguarda le modalità con cui gli elettori potranno scegliere i propri rappresentanti. Lo Stabilicum introduce un sistema misto: il capolista di ogni circoscrizione rimane infatti bloccato, mentre per gli altri candidati sarà possibile esprimere preferenze. Sulla scheda, sotto il simbolo della lista e il nome del capolista, compariranno sei candidati. L’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze scegliendo i nomi desiderati.

Non è prevista, invece, l’alternanza uomo-donna per i capilista. L’alternanza di genere si applicherà ai sei candidati indicati sulla scheda e al «listone» utilizzato per l’eventuale premio di maggioranza, nel quale dovrà essere rispettato un rapporto di almeno il 60/40%. Anche i capilista dovranno essere inseriti nel listone e saranno quindi soggetti alle regole previste per quest’ultimo.

Le firme per presentarsi alle elezioni

La nuova normativa interviene anche sulle condizioni necessarie per presentare le candidature. I partiti che, alla data del 31 dicembre 2025, avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere non saranno obbligati a raccogliere le firme. Per le nuove formazioni politiche, invece, viene previsto l’obbligo di raccogliere 6.000 firme per ogni circoscrizione. Aumenta inoltre da un terzo alla metà il numero delle circoscrizioni nelle quali una forza politica deve presentare le proprie candidature.

Ancora una legge elettorale fatta a colpi di maggioranza

Ancora una volta ci troviamo di fronte a una legge elettorale approvata dalla maggioranza del momento. E ancora una volta è difficile pensare che possa esistere una legge elettorale «perfetta», perché ogni maggioranza tende inevitabilmente a costruire le regole del voto secondo una propria visione politica, mentre l’opposizione le considera quasi sempre costruite contro di sé.

Da parte nostra continuiamo ad avere una certa predilezione per il proporzionale puro, possibilmente accompagnato da una sola preferenza, senza ovviamente capilista bloccati o listini del Presidente che porterebbero a un Parlamento di nominati o di semplici “schiacciabottoni” perché riteniamo che il Parlamento debba rispecchiare nel modo più fedele possibile la volontà espressa dagli elettori. Ma proprio per questo qualche perplessità sul nuovo sistema rimane.

Il premio di maggioranza previsto dallo Stabilicum, infatti, può consegnare a una coalizione una forza parlamentare tale da consentirle, almeno in determinate condizioni, di intervenire su questioni che riguardano gli equilibri fondamentali dello Stato. Il problema diventa particolarmente delicato quando si parla di riforme costituzionali e dell’elezione del Presidente della Repubblica, che rappresenta il massimo organo di garanzia dell’ordinamento.

Il rischio, insomma, è che una legge nata per garantire la governabilità finisca per rafforzare eccessivamente una sola parte politica anche nei momenti in cui sarebbe invece necessario ricercare il consenso più ampio possibile.

Resta, quindi, una considerazione che, al di là delle appartenenze politiche, dovrebbe riguardare tutti: ancora una volta la politica avrebbe potuto provare a costruire una legge elettorale pensata prima di tutto nell’interesse del Paese e condivisa almeno nei suoi principi fondamentali, mentre invece ancora una volta ha scelto di approvarla con i numeri della propria maggioranza. E così, più che fare una cosa per il Paese, la politica sembra aver pensato ancora una volta a fare una cosa per sé stessa.

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